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Massimo Stanzione

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(15851656 ) - Dipinti Wikipedia® - Massimo Stanzione
STANZIONE Massimo La Morte Di Cleopatra

Finarte /4-giu-2008
35.000,00 - 45.000,00
49.600,00
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Opere in Arcadja
67

Alcune opere di Massimo Stanzione

Estratte tra le 67 opere nel catalogo di Arcadja
Massimo Stanzione - Incredulità Di San Tommaso

Massimo Stanzione - Incredulità Di San Tommaso

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 308
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
308.MASSIMO STANZIONE Dipinti antichi Descrizione: Orta di Atella 1585 - Napoli 1656 Incredulità di San Tommaso olio su tela, cm. 118x143 (cadute di colore nella parte inferiore della tela) Prov.: già collezione Palmieri, Monopoli Bibl.: Echi caravaggeschi , catalogo della mostra, Lecce dicembre 2010-febbraio 2011; Bitonto, marzo-maggio 2011, Irsina, 2011, sch. n. 26, ill. p. 61 STIMA: Euro 12000/15000 Promemoria Fai un'offerta per questo lotto
Massimo Stanzione - Ritratto Di Alvaro Semedo

Massimo Stanzione - Ritratto Di Alvaro Semedo

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 66
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Descrizione:
66 MASSIMO STANZIONE DETTO CAVALIERE MASSIMO € 20.000-30.000 Orta di Atella 1585 - Napoli 1656 Ritratto di Alvaro Semedo olio su tela, cm 111x89,5 iscrizioni in alto a destra: ALVARUS SEMEDO LU/SITANUS SOC IESUS / SINENSIS COLLEG/ RECTOR 1641 Il bel dipinto, di medio formato, è, anche per il soggetto raffigurato, un tipico esempio di quadro da camera, eseguito per essere esposto in un ambiente privato. L’’effigiato, come si evince dall’’iscrizione in alto a destra, è il gesuita portoghese Alvaro Semedo (1585-1658) che, vestito con l’’abito e il copricapo neri dell’’ordine, è ritratto con lo sguardo rivolto allo spettatore mentre si accinge a scrivere su un libercolo in ideogrammi cinesi. Rimasto in missione per oltre vent’’anni in Cina, infatti, nel 1642 pubblicò a Madrid la Historica relatione del gran regno della Cina divisa in due parti. Nella prima si tratta del regno in comune. Delle provincie in particolare. Delle persone Cinesi. Del modo vestire ... Nella seconda, dell'origine della predicatione evangelica, con tutti li successi sino alli tempi nostri, un testo con quale intendeva informare l’’Europa sul grande Impero Cinese. Opera tipica della maturità dello Stanzione, il cosiddetto ‘Guido Reni napoletano’’, il dipinto lascia trasparire i rapporti intessuti dal pittore con i caravaggeschi nordici durante un suo viaggio a Roma nel 1617, ma soprattutto la conoscenza del Lanfranco e di Vouet. Personalità fortemente ricettiva, infatti, lo Stanzione non fu insensibile al naturalismo caravaggesco e alle suggestioni derivategli, a partire dai primi anni Trenta, dalla conoscenza del Ribera, presente in quegli anni a Napoli. Fu attratto anche dal fare di Guido Reni che lo suggestionò a tal punto, negli ultimi anni del suo percorso artistico, da spingerlo ad adottare una linea prettamente classicheggiante. Questa nuova tendenza si evince anche da un’’opera che attesta il rapporto privilegiato del noto e richiestissimo pittore con l’’ordine: gli affreschi realizzati dal pittore al Gesù Nuovo commissionatigli dai padri Gesuiti in vista della ricorrenza del centenario dell'approvazione pontificia della Compagnia di Gesù (1640). Questi non vollero rinunciare a festeggiare degnamente questa data e si rivolsero perciò a Massimo Stanzione (ritenuto uno dei migliori artisti dell’’epoca), che per la somma di 1.400 ducati d'argento, si impegnò ad affrescare di nuovo tutta la volta della grande cappella, quella dedicata a Maria, entro la fine di luglio del 1640.
Massimo Stanzione - Amorino Dormiente

Massimo Stanzione - Amorino Dormiente

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 679
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Descrizione:
Orta di Atella 1585 - Napoli 1656 Amorino dormiente olio su tela, cm 100x108 Il bel dipinto, di medio formato, è, anche per il soggettoraffigurato, un tipico esempio di quadro da camera, eseguito peressere esposto in un ambiente privato. L’amorino è raffigurato comeun bambino nudo che giace dormiente su un prezioso drappo di setablu e su un cuscino rosso con grandi nappe angolari, estendendosiper quasi tutta la lunghezza del quadro. Nella penombra, il bambinoemerge bagnato da una luce fredda che fa apparire gli incarnatiporcellanati e che illumina i pochi oggetti abbandonati a terra,come piccoli inserti di natura morta: un libro, sotto la destraabbandonata, una piccola tavoletta appoggiata ad un sasso, vicinoai piedini. Il membro del piccolo, forse anche per pudore edecorum, è semicelato da una densa ombra. Opera tipica delloStanzione, il dipinto è pervaso dalla solita componente ‘classica’che caratterizza tutta l’opera del pittore campano, quasi inantitesi alla coeva corrente ‘naturalistica’ che faceva capo aRibera. Stanzione, infatti, dopo un inizio più vicino a quelnaturalismo mediato da quanto appreso nel lungo soggiorno romanoattraverso Lanfranco e Simon Vouet, approda presto ad uno stilesegnato dagli emiliani e da Artemisia Gentileschi che gli feceguadagnare la fama di ‘Guido Reni napoletano’. Nella gran quantitàdi quadri, soprattutto religiosi, tutti soavi e toccati da unpizzico di sensualità tutta partenopea, ben si inserisce il nostrodipinto, opera assolutamente coerente al corpus del pittore, nelgrazioso soggetto, nei colori prediletti del blu e del rosso moltointensi, stesi in vasti campi, in un elegante contrasto con levarie tonalità di bruno dell’ambientazione paesistica, del grigioseppia e del ceruleo del cielo quasi notturno e del rosapallidissimo delle carni. La materia pittorica è calda edaccattivante e la composizione organizzata su lineediagonali. Si ringrazia il prof. Maurizio Marini per aver confermatol’attribuzione.
Massimo Stanzione - La Morte Di Cleopatra

Massimo Stanzione - La Morte Di Cleopatra

Originale
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 232
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Descrizione:
Monogramma del pittore sul gradinodi pietra in basso a sinistra: EQ MA X. I dati biografici sullo Stanzione si basanounicamente su quanto asserito dal De Dominici. Secondo il biografo,egli nacque a Orta di Atella nel 1585 (ma la data va forsespostata in avanti di qualche anno) e morì durante la peste del1656. La sua produzione giovanile e la sua formazione artisticasono ancora poco note alla critica, mentre non possediamo alcunanotizia prima del 1615. Questa circostanza sembrerebbe avallare ilracconto del De Dominici, il quale riferisce che lo Stanzionecominciasse a dipingere già avanti negli anni, dopo una lungapreparazione nel disegno prima presso la bottega di Santafedee poi alla scuola di Caracciolo. Stanzione dovette essere pocopiù che ventenne quando Caravaggio fu a Napoli e la suaimmaturità non gli permise quindi di recepire le potenti novitàdella sua pittura. A Roma ottenne però in breve tempo due titoli di «Eques», dello«Speron D’’’’oro» nel 1621 e dell’’’’«Ordine di Cristo» nel1627, qualifiche con le quali amerà firmarsi spesso nellesue tele, un capriccio da contrapporre al «Ribera Espanol» delsuo antagonista. Tra il 1617 ed il ’’’’18 Stanzione lavorò aRoma nella chiesa di Santa Maria della Scala ma il suo lavoro èandato perduto, mentre possediamo, anche se in condizionidisastrate, una sua Presentazione al Tempio nellaparrocchiale di Giugliano (Na) ove, pur nella difficoltà dellalettura, possiamo intravedere elementi manieristici, che lomostrano ancora come pittore provinciale. La sua attività fino al 1630 è,come già detto, ancora nebulosa. Poche sono le opere che glipossono essere assegnate con certezza entro quella data . Unatela assegnabile con certezza a questo periodo è la Pietà della Galleria Corsini, attribuita in precedenza al Battistello,prima che il restauro evidenziasse la firma «Eques MS», opera difermo plasticismo che ci mostra un artista già pienamente formato,uno dei capolavori del Seicento napoletano. L’’’’Adorazione deipastori di San Martino può collocarsi al 1626 e al primoperiodo appartengono anche il Martirio di Sant’’’’Agata edil Sacrificio di Mosè di Capodimonte. Alla fine degli anniventi è collocabile anche la Santa Apollonia di collezionePellegrini a Cosenza, dipinto di alta qualità, intrisa di un cruderealismo stemperato dal volto sensuale ed accattivante dellamartire, caratteristiche molto vicine alla nostraCleopatra. Anche se la critica non ha espresso un parere definitivo, alla faseantica dovrebbe appartenere anche la serie di Storie delBattista del museo del Prado, a cui collaborò ArtemisiaGentileschi, che fu al fianco di Massimo anche nel 1635 - 37nella committenza delle pale d’’’’altare per il Duomo diPozzuoli. La collaborazione con la pittriceromana fu feconda per entrambi; in particolare lo Stanzionerecepì il gusto dell’’’’elegante definizione dei panneggi,«artificiati cartocci barocchi, sia nei tipici pezzati di tintelocali» (Ortolani) e «si rinnovò al tocco serico del corredo diArtemisia. Le sue sete gialle, le sue paste auree e fuse ... tuttainsomma la sua concezione cromatica e di valore» (Longhi). Dopo il ritorno a Napoli da Roma negli anni trenta è possibileseguire più dettagliatamente il percorso stilistico delloStanzione. Egli divenne il pittore più acclamato della città,richiestissimo dai nobili e dalla committenza ecclesiastica, per laquale spesso lavorò anche nella tecnica dell’’’’affresco: daicertosini di San Martino ai teatini di San Paolo Maggiore, daigesuiti del Gesù Nuovo ai francescani di Santa Maria La Nova. Egli rischiarò la sua tavolozzaaccostandosi spiritualmente alle morbidezze degli emiliani, di cuisubì il fascino e alle cui cadenze compositive aderì anche se inmaniera originale ed indipendente in una «ricerca che rende fini eluminose le carni e fa torturata la superficie nel giuoco deiparticolari, resa con puntigliosa insistenza, filo per filo, gemmaper gemma, in un trompe l’’’’oeil allucinante, drappi e tiare,paramenti liturgici baculi e triregni, e il tutto con espliciteintenzioni di resa luministica» (Causa). Furono anni di lavoro fecondo cheabbracciarono, oltre al settore della decorazione, incui fornì opere, tutte celebratissime, di grande ricchezzacromatica, anche se talvolta pervase da una palpabile stanchezzacompositiva, le tele di argomento profano e la ritrattisticarichieste dai collezionisti privati, in aggiunta alla pittura sacracon l’’’’esecuzione di numerose pale d’’’’altare. Senza trascurare legrandi commissioni pubbliche, Stanzione eseguì indefessamentequadri di piccolo o medio formato, rappresentanti Madonne osingole figure, quasi sempre femminili, a mezzo busto o a figuraintera, che riproducono sante, ma anche personaggi storici comeCleopatra o Lucrezia, o religiosi come San Giovanni Battista.Destinati a una clientela dai gusti raffinati, spesso raggiungonoun’’’’elevata qualità, come nella nostra tela, e fanno emergeresingoli aspetti del suo eccezionale talento creativo, come la curaparticolare dedicata alla definizione delle mani, delicate, dalledita affusolate, quasi una sigla dell’’’’artista, o la singolareattenzione all’’’’espressione dei volti
Massimo Stanzione - Amorino Dormiente

Massimo Stanzione - Amorino Dormiente

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 34
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Olio su tela, cm 100x108 Il bel dipinto, di medio formato, è, anche per il soggetto raffigurato, un tipico esempio di quadro da camera, eseguito per essere esposto in un ambiente privato. L’’amorino è raffigurato come un bambino nudo che giace dormiente su un prezioso drappo di seta blu e su un cuscino rosso con grandi nappe angolari, estendendosi per quasi tutta la lunghezza del quadro. Nella penombra, il bambino emerge bagnato da una luce fredda che fa apparire gli incarnati porcellanati e che illumina i pochi oggetti abbandonati a terra, come piccoli inserti di natura morta, sempre molto curati: un libro, sotto la destra abbandonata, una piccola tavoletta appoggiata ad un sasso, vicino ai piedini. Il membro del piccolo, forse anche per pudore e decorum, è semicelato da una densa ombra. Opera tipica del pittore Stanzione, il dipinto è pervaso dalla solita componente ‘classica’’ che caratterizza tutta l’’opera del pittore, quasi in antitesi alla coeva corrente ‘naturalistica’’ che faceva capo a Ribera. Stanzione, infatti, dopo un inizio più vicino a quel naturalismo mediato da quanto appreso nel lungo soggiorno romano attraverso Lanfranco e Simon Vouet, approda presto ad uno stile segnato dagli emiliani e da Artemisia Gentileschi che lo fece diventare una sorta di ‘Guido Reni napoletano’’, produttore di una gran quantità di quadri, soprattutto religiosi, tutti soavi e toccati da un pizzico di sensualità tutta partenopea. Il nostro dipinto, quindi, è opera assolutamente coerente al corpus del pittore, nel grazioso soggetto, nei colori prediletti del blu e del rosso molto intensi, stesi in vasti campi, in un elegante contrasto con le varie tonalità di bruno dell’’ambientazione paesistica, del grigio seppia e del ceruleo del cielo quasi notturno e del rosa pallidissimo delle carni. La materia pittorica è calda ed accattivante e la composizione organizzata su linee diagonali. Si ringrazia il prof. Maurizio Marini per aver confermato l’’attribuzione

LA BIOGRAFIA DI Massimo Stanzione

Massimo STANZIONE , pittore italiano, nasce a Orta di Atella, Caserta, intorno al 1585 .Si formò sotto la guida di Battistello Caracciolo, ma fu da un soggiorno a Roma (1616-17) che trasse l'influenza del caravaggismo.
Guardò con interesse a Orazio e Artemisza Gentileschi, Jusepe de Ribera, Annibale Carracci e Guido Reni, raggiungendo risultati raffinati e dagli effetti luministici.
Sue sono le Storie del Battista (1634) conservate al Museo del Prado di Madrid e gli affreschi di S.
Martino a Napoli (1635).E' il principale esponente di quella tendenza naturalistica della pittura secentesca napoletana che,pur procedendo dal Caravaggio, sfociò in esiti dichiaratamente classicistici.Osservando la sua "Pietà", erroneamente attribuita sino a qualche anno fa al Ribera: impressionante è il Gesù morto; nelle sue labbra semiaperte è tutta l'angoscia dell'ora suprema, e tutto nella sua persona rivela la sofferenza inenarrabili del martirio.
L'Artista non ha dimenticato di conferire al suo personaggio la maestà di un Dio, che anche in quell' abbandono non può mancare.
La composizione acquista un fascino particolare per la sapiente distribuzione e fusione dei colori, la qual cosa faceva appunto ritenere che il quadro fosse del Ribera.
Da Annibale Carracci acquistò il senso della composizione, che in lui si rivela particolarmente robusto, dal Battistello gli derivò la tenebrosità Caravaggesca, e dal Ribera, infine, la scienza, di dar corposità al colore, la difficoltà certamente più difficile per molti Pittori.
Il suo capolavoro è senza dubbio la "Deposizione", conservata nel Museo di S.
Martino, opera veramente tragica in ogni suo particolare, sia nell'atteggiamento della Madonna, sia nell'abbattimento delle pie donne prostrate , abbattute al suolo, sia nella figura di Cristo disteso a Terra.Il definitivo sganciamento di Stanzione dal caravaggismo più stretto e l'adozione,da parte sua,della linea classicizzante sono già evidenti nella famosa Pietà del 38 eseguita per i monaci della certosa di San Martino,ma si affermano nelle tele per la cappella di San Giovanni Battista sempre nella certosa,e nei tre teloni con Storie della Vergine eseguiti nel 1640-43 e 47 per la volta della chiesa di Santa Maria Regina Coeli.
Nella Annunciazione della chiesa di Marcianise presso Caserta(1655)sono avvertibili chiare tracce del grande movimento barocco che venne a interrompere definitivamente il corso del naturalismo napoletano.Napoli è ricca di moltissimi lavori di tanto Maestro; raggruppati nel Museo Nazionale e in quello Filangieri, nella Certosa di S.
Martino a Pozzuoli.Lo Stanzione visse, in giovinezza, quasi sempre a Napoli; la peste del 1656 lo ebbe fra le sue vittime più compiante.