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Giovan Battista Spinelli

Italy (1630 -  1660 )
SPINELLI Giovan Battista Ammon Chiede Grazia Ad Ester Alla Presenza Di Assuero

Blindarte Casa d'Aste
12-dic-2010
Trova opere d’arte, risultati d’asta e prezzi di vendita dell’artista Giovan Battista Spinelli nelle aste italiane ed internazionali.
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Opere in Arcadja
13

Alcune opere di Giovan Battista Spinelli

Estratte tra le 13 opere nel catalogo di Arcadja
Giovan Battista Spinelli - Cristo E La Samaritana Al Pozzo

Giovan Battista Spinelli - Cristo E La Samaritana Al Pozzo

Originale 1630
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 46
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Giovan Battista Spinelli (Bergamo o Chieti; attivo dal 1630 circa - documentato fino al 1655) CRISTO E LA SAMARITANA AL POZZO olio su tela, cm 128,5x99

Esposto come opera di Bernardo Cavallino alla storica mostra sulla pittura napoletana organizzata nel 1938 da Sergio Ortolani, nel cui catalogo non era tuttavia riprodotto, il dipinto qui offerto è stato pubblicato per la prima volta da Francesco Abbate nel 1970 e da lui restituito a Giovan Battista Spinelli su cui, dopo la riscoperta da parte di Roberto Longhi nel 1969, si inauguravano allora i primi studi.

L\’\’attribuzione proposta dallo studioso napoletano è stata confermata da quanti negli anni successivi, a cominciare da Nicola Spinosa, si sono occupati dell\’\’artista; la presenza di numerose sue opere alla mostra sul Seicento napoletano del 1984 dà conto dell\’\’interesse con cui, dopo la fondamentale apertura longhiana, si guardava alla sua produzione capricciosa e bizzarra come a una voce in qualche modo fuori dal coro in quella scuola napoletana distinta, nella prima metà del secolo, da una sorta di polarità tra i seguaci più o meno prossimi di Caravaggio e il classicismo di Massimo Stanzione.

A quest\’\’ultimo, secondo Bernardo De Dominici, si sarebbe accostato Spinelli per un vero e proprio alunnato verso il 1640-42: un\’\’ipotesi che può dare ragione della chiarezza compositiva in qualche modo classica e monumentale di alcune opere, tra cui il nostro dipinto, distanti dal modello nordico che distingue altre scelte dell\’\’artista e in particolare la sua produzione grafica nelle raccolte degli Uffizi.

Il dipinto qui presentato è stato visto in stretta contiguità con il

Giacobbe e

l\’\’angelo

, anch\’\’esso in collezione privata e forse proveniente dalla collezione di Giosuè Acquaviva d\’\’Aragona, duca di Atri, accostabile al nostro anche per le proporzioni delle figure e la loro ambientazione nel paesaggio.

Riscoperto da Roberto Longhi nel 1969 a partire dalle due importanti

Storie di David

agli Uffizi, Giovan Battista Spinelli fu reso noto a un pubblico più ampio in occasione della storica rassegna sul Seicento napoletano fortemente voluta da Raffaello Causa e realizzata dopo la sua scomparsa dalla Soprintendenza napoletana, nel 1984.

Oltre che con un gruppo di fogli in parte provenienti dallo storico nucleo delle collezioni medicee conservato agli Uffizi, Spinelli era presente in quell\’\’occasione con ben dieci tele in una sala a lui dedicata: una scelta che dava conto della sua personalità appena risarcita e della sua situazione anomala nell\’\’ambito della scuola napoletana, più che del peso che in quella scuola l\’\’artista di origini bergamasche aveva effettivamente rivestito.

Non sappiamo dove fosse avvenuta la sua formazione, condotta in primo luogo sulle stampe degli autori nordici del Cinquecento individuati da quanti, a partire da Walter Vitzthum, si sono occupati della produzione grafica del pittore. Incisioni nordiche circolavano senza dubbio a Napoli nel tempo dell\’\’educazione dell\’\’artista, fra terzo e quarto decennio del secolo (come si deduce dalla probabile data

circa

1630 per la pala nella chiesa della Trinità di Ortona); ma la scelta costante dei tipi bizzarri e a volte stravolti che in misura diversa rendono inconfondibili le opere di Spinelli potrebbe indurci a ricercare in area bergamasca, come sostiene Lanfranco Ravelli, le ragioni del suo programmatico rifiuto del classicismo
Giovan Battista Spinelli -  San Giuseppe Con Il Bambino

Giovan Battista Spinelli - San Giuseppe Con Il Bambino

Originale 1658
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 33
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Lot 33: Giovan Battista Spinelli (Chieti 1613 – Ortona 1658) San Giuseppe con il Bambino
Giovan Battista Spinelli (1630-1660)
Description:

olio su tela, cm 96,5 x 77,5

Saint Joseph with the Child

oil on the canvas, cm 96,5 x 77,5 Il dipinto trova stringenti affinità con quello di omonimo soggetto pubblicato in N. Spinosa e D.M. Pagano, Giovan Battista Spinelli, in I Pittori Bergamaschi. Il Seicento, IV, Bergamo 1987, p. 37, fig. 5. Rispetto all'esemplare pubblicato l'opera in esame mostra tratti di maggiore classicità ed un'orignale apertura paesistica sul margine destro, probabilmente a suggerire la prima versione della composizione.
Giovan Battista Spinelli - David Con La Testa Di Golia

Giovan Battista Spinelli - David Con La Testa Di Golia

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 20
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Giovan Battista Spinelli
(Bergamo o Chieti, documentato dal 1640 al 1655)
DAVID CON LA TESTA DI GOLIA
olio su tela, cm 96x121
Corredato da attestato di libera circolazione
oil on canvas, 96x121 cm
An export licence is available for this lot
Provenienza
asta Vangelisti, Lucca, 1971, lotto 59 (come opera di Francesco Furini);
collezione privata, Firenze
Esposizioni
:
Civiltà del Seicento a Napoli
. Napoli, Museo di Capodimonte, 24 ottobre 1984-14 aprile 1985, n. 2.247
Bibliografia
:
Asta degli arredi della Villa Poggio al Debbio a S. Michele di Moriano, Lucca degli eredi Castoldi e di altre private proprietà
, Galleria Vangelisti Lucca, maggio-giugno 1971, lotto 59 p. 12 ; N. Spinosa,
Aggiunte a Giovan Battista Spinelli
, in \“Paragone\” XXXV, 1984, 411, pp. 22 e 36, nota 1; fig. 11; N. Spinosa,
La pittura napoletana del 600
, Milano 1984, fig. 788; D.M. Pagano, in
Civiltà del Seicento a Napoli
. Catalogo della mostra, Napoli 1984, pp. 177 e 468-69; L. Ravelli,
Considerazioni su un artista di origine bergamasca
, in \“Atti dell\’\’Accademia di Scienze Lettere e Arti\” 45, 1985-86, II, p. 836; N. Spinosa e D.M. Pagano,
Giovan Battista Spinelli
, in
I Pittori Bergamaschi. Il Seicento
, IV, Bergamo 1987, p. 25, n. 9; p. 36, fig. 4.
Referenze fotografiche
: Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz, Mal. Bar. busta Spadino-Sprecaro, inv. 442895
Venduto in asta nel 1971 come opera di Francesco Furini, il dipinto fu restituito oralmente a Giovan Battista Spinelli grazie a un\’\’ intuizione di Carlo Del Bravo, che lo riconobbe opera dell\’\’artista napoletano sulla scia degli studi di Roberto Longhi che poco prima, nel 1969, avevano inaugurato la riscoperta del pittore portando inoltre all\’\’acquisto, da parte dello Stato italiano, delle bellissime storie di David tuttora agli Uffizi. Solo nel 1984, però, e su segnalazione di Mina Gregori, il dipinto fu pubblicato per la prima volta da Nicola Spinosa nell\’\’ambito di uno studio che accresceva in maniera significativa il catalogo del pittore e la conoscenza dei suoi dati biografici. In quell\’\’occasione, lo studioso rilevava …\”l\’\’ambiguità… che si carica di umori morbosi e di misteriose valenze nel giovane \“capellone\” con l\’\’elegante copricapo piumato ad ombreggiargli il volto da efebo scelto da Spinelli per il ruolo di David…\” e insieme la cruda realtà, ancora di matrice caravaggesca, \“del capo mozzato di Golia in primissimo piano con tratti somatici di uno spietato realismo\”.
In quello stesso anno il dipinto fu presentato a un pubblico più ampio in occasione della storica rassegna sul Seicento napoletano fortemente voluta da Raffaello Causa e realizzata dopo la sua scomparsa dalla Soprintendenza napoletana.
Oltre che con un gruppo di fogli in parte provenienti dallo storico nucleo delle collezioni medicee conservato agli Uffizi, Spinelli era presente in quell\’\’occasione con ben dieci tele in una sala a lui dedicata: una scelta che dava conto della sua personalità appena risarcita e della sua situazione anomala nell\’\’ambito della scuola napoletana, più che del peso che in quella scuola l\’\’artista di origini bergamasche aveva effettivamente rivestito.
Cruciale si era rivelata in effetti la scoperta della patria d\’\’ origine del pittore e della sua documentata presenza a Chieti tra quinto e sesto decennio del secolo, un dato che veniva a spiegare l\’\’ esistenza delle numerose opere di sua mano segnalate da Ferdinando Bologna in chiese e collezioni d\’\’Abruzzo, e consentiva di disporle plausibilmente in un arco di tempo più lungo di quello suggerito dalla \“vita\” di Bernardo De Dominici che lo diceva scomparso in circostanze oscure nel 1647.
Ignoti restano comunque il luogo e la data di nascita del pittore, il cui padre, ricco mercante di granaglie documentato a Chieti dal 1628, vi si era trasferito da Bergamo in data non precisata. Non sappiamo quindi dove avvenisse la formazione di Giovan Battista Spinelli, condotta in primo luogo sulle stampe degli autori nordici del Cinquecento individuati da quanti, a partire da Walter Vitzthum, si sono occupati della produzione grafica del pittore; questa è stata identificata a partire dall\’\’importante nucleo di fogli conservati agli Uffizi dalla collezione di Leopoldo de\’\’ Medici, attribuiti a Spinelli fin dall\’\’origine. Incisioni nordiche circolavano senza dubbio a Napoli nel tempo dell\’\’educazione dell\’\’ artista, fra terzo e quarto decennio del secolo (come si deduce dalla probabile data
circa
1630 per la pala nella chiesa della Trinità di Ortona); ma la scelta costante dei tipi bizzarri e a volte stravolti che in misura diversa rendono inconfondibili le opere di Spinelli potrebbe indurci a ricercare in area bergamasca, come sostiene Lanfranco Ravelli, le ragioni del suo programmatico rifiuto del classicismo.
E\’\’ comunque l\’\’origine nordica del pittore a spiegare, oltre alle tangenze tra le sue figure dipinte e quelle scolpite a Napoli dal bergamasco Cosimo Fanzago individuate da Aurosa Spinosa, la presenza di sue opere, probabilmente giovanili, in inventari di collezioni bergamasche; la sua presenza a Venezia nel 1639-40 è invece probabilmente all\’\’origine di un suo dipinto nel palazzo veneziano del mercante Giovan Donato Correggio, dove un elenco privo di data ma riferibile agli anni tra 1646 e 1674 descrive in mezzo a opere quasi esclusivamente veneziane \“un quadro con David vittorioso figure piccole di Giovan Battista Spinelli buonissimo\” (forse il tondo siglato a Napoli in collezione Baratti, o ad esso simile; cfr. L. Borean,
La quadreria di Agostino e Giovan Donato Correggio nel collezionismo veneziano del
Seicento
, Udine 2000 pp. 171-193); mentre nel 1680 la presenza di una
Natività
, una
Rachele
e una \“Lotta delle Scritture\” (il noto
Giacobbe e l\’\’angelo
in collezione privata a Firenze?) nella raccolta del Duca di Atri, Giovanni Geronimo Acquaviva d\’\’ Aragona dà forse conto della lunga permanenza in Abruzzo di Giovan Battista Spinelli più che della sua attività napoletana (The Getty Provenance Index).
I documenti che, sebbene indirettamente, certificano la sua presenza a Napoli prima del 1640 e fino al 1655 si riferiscono in effetti ad affari di diversa natura e non alla sua attività di pittore; confermano però quanto appare deducibile per ragioni di stile dalla possibile cronologia delle opere note, nessuna delle quali datata, e dal passo di Bernardo De Dominici (
Vite dei Pittori, Scultori e Architetti
Napoletani
, Napoli 1742-45, III, p. 69) che riferisce il suo discepolato nella bottega di Massimo Stanzione.
\“Il Cavaliere Gio. Battista della nobilissima famiglia Spinelli fu affezionato alla pittura, e volle apprenderla dal Cavalier Massimo, e molto profitto vi fece, maneggiando con gran franchezza il colore, per la qual cosa egli era assai volte adoperato dal Maestro, e sbozzava le di lui opere dapoichè copiava assai bene, e trasportava dal piccolo in grande con molta aggiustatezza, e franchezza. Sicchè lo stesso Massimo ne restava ammirato, e tanto lo imitò nella tinta, che spesso i suoi quadri si prendeano per opera del Maestro. Uno de\’\’ quadri sbozzato da lui, e condotto a buon termine, e poi finito da Massimo come è detto di sopra, è quel grandioso con la Disputa di nostro Signore coi Dottori nel tempio, situato nella chiesa della Ss. Nunziata. Molte opere fece lo Spinelli per case particolari, e per lo più de\’\’nobili delle quali riportò molta lode, ma datosi poscia a fare l\’\’ Alchimista, e\’\’l Segretista componendo balsami, et altri specifici cadde nella pazzia di voler fare il Lapis philosophorum ingannato da un tal frappatore, che con i suoi raggiri lo inviluppò; onde fermamente credendo di fare il Lapis, vi consumò quasi tutto il suo avere, infinchè un giorno crepandosegli una boccia infocata, lo scottò in tal maniera che poco appresso se ne morì, circa il 1647. Sichè per far un rimedio da prolungar la vita, perdè egli la vita\” .
Al di là della possibile confusione con la famiglia Spinelli dei principi di Tarsìa, le parole del biografo lasciano forse intravedere la condizione agiata della famiglia del pittore, così come risulta dai documenti, e la parentela acquisita attraverso la sorella Caterina con la nobile famiglia De Pizzi di Ortona; se poi vogliamo dar credito alla collaborazione con Massimo Stanzione di cui Spinelli avrebbe trasposto in pittura disegni e cartoni, il riferimento così preciso alla pala per la chiesa dell\’\’ Annunziata rimanderebbe agli anni 1640-42 durante i quali Stanzione eseguì il
Cristo fra i
Dottori nel tempio
ricordato dal biografo e la tela compagna raffigurante le
Nozze di Cana
, entrambe distrutte da un incendio nel 1757 ma documentate da pagamenti (cfr. S. Schuetze-T. Willette,
Massimo Stanzione. L\’\’ opera completa
, Milano 1992 p. 257 D 3).
Se le
Storie del Battista
nell\’\’omonima cappella alla Certosa di San Martino dipinte da Stanzione intorno al 1642 costituiscono un possibile punto di tangenza tra il supposto maestro e il Giovan Battista Spinelli delle
Storie di David
agli Uffizi (Fig.3), così stravaganti ed estrose nei loro protagonisti eppure di composizione grandiosa e pausata, non è dubbio che il più giovane artista restasse fondamentalmente estraneo alla poetica aulica e naturalista del Cavalier Massimo, dal quale deriverà piuttosto le raffinatezze estreme della sua gamma cromatica.
A tratti romantici o stravolti ma costantemente stravaganti, i personaggi di Spinelli propongono se mai un\’\’interpretazione grottesca e bizzarra degli eventi miracolosi raffigurati nelle pale d\’\’altare come nei quadri da stanza: ed è forse questa vena negromantica l\’\’aggancio con l\’\’alchimia che, secondo De Dominici, l\’\’ artista avrebbe praticato rinunciando alla pittura e addirittura perdendo la vita.
Così, nel dipinto qui presentato, Davide è colto in un momento di incertezza e di malinconia, volto a cercare fuori dallo spazio della tela le ragioni che lo hanno portato a recidere la testa gigantesca in primo piano. Ombreggiato dalle piume che ripetono il moto spiritato dei ricci svolazzanti, il viso del giovane, volutamente ambiguo, ripete quello dell\’\’omonimo protagonista del
Trionfo
agli Uffizi , figura non a caso stranamente decentrata e quasi a margine della scena. Lo ritroviamo nell\’\’angelo che indica ad Agar la fonte miracolosamente scaturita nel deserto e nel giovane vigoroso in lotta con Giacobbe in altri dipinti di raccolta privata, mentre l\’\’ombra soffusa che lo accarezza piove in modi più decisi su un\’\’altra scena di assassinio tratta dal Vecchio Testamento,
Giaele e Sisara
(Fig.2).
Ancora più pertinente il confronto con la
Giuditta
in collezione privata napoletana (Fig.1), ove il nostro romantico protagonista è ripreso in controparte e trasformato con opportune varianti nella figura biblica che conclude la serie degli eroi e delle eroine del popolo di Israele.
Fu probabilmente la raffinatezza della gamma cromatica trascorrente da toni ametista a bruni profondi e la sensualità che pervade la scena a suggerire il nome di Francesco Furini al primo apparire del nostro dipinto in un\’\’epoca, peraltro, in cui Giovan Battista Spinelli era noto a pochi specialisti ed essenzialmente per la sua produzione grafica. Colpisce in ogni caso la consonanza di gusto se non di stile con certa pittura fiorentina, tale da suggerire ad alcuni studiosi la possibilità di un soggiorno di Spinelli a Firenze dove, forse non a caso, numerose opere dell\’\’artista sono emerse da antiche raccolte o sono oggi conservate.
Note biografiche:
Resi noti nel contenuto da Nicola Spinosa nel 1984, i documenti rintracciati da Franco Battistella negli archivi abruzzesi non gettano luce, in realtà, sull\’\’attività dell\’\’artista poiché si riferiscono essenzialmente ad affari di varia natura trattati da Giovan Battista Spinelli e dai suoi familiari in Abruzzo e a Napoli. Cruciale è stata comunque la scoperta delle origini del padre, Sante, nato a Bergamo nel 1581 e quella della residenza a Chieti del pittore, a conferma delle molte opere esistenti in Abruzzo. E\’\’ stato supposto però che Giovan Battista Spinelli, ricordato in vari documenti come \“Bergomensis\”, avesse ricevuto a Bergamo la sua prima educazione, come farebbe pensare la presenza di un certo numero di opere a lui attribuite in un inventario bergamasco del 1631. La sua presenza a Venezia nel 1639-40, ancora per negozi di varia natura, dà conto della presenza di un suo dipinto in una raccolta veneziana nel 1646, mentre un soggiorno napoletano anteriore, sebbene di poco, al 1640 è indirettamente accertato da un altro documento abruzzese. Residente a Chieti dal 1640 al 1646, Spinelli risulta invece abitare a Napoli nel 1651-52, e di avere comunque interessi nella capitale del regno fino al 1655, ultima data nota su di lui, comunque posteriore a quella del 1647, erroneamente indicata da Bernardo De Dominici quale anno della sua morte.
In assenza di opere datate o documentate, la sua fitta produzione tra Napoli e l\’\’Abruzzo è stata circoscritta fra i primi anni Trenta e la metà degli anni Cinquanta in relazione agli scambi con protagonisti diversi della scuola napoletana: il tardo Battistello Caracciolo, insieme neo-manierista e caravaggesco, il Maestro degli Annunci e Massimo Stanzione, quest\’\’ultimo ricordato da Bernardo De Dominici come suo maestro e indubbio riferimento di Giovan Battista Spinelli nelle opere più mature e felici, tra cui le importanti storie di David agli Uffizi.
Bibliografia dell\’\’artista
:
R. Longhi,
G.B. Spinelli e i naturalisti napoletani del Seicento
, in \“Paragone\”, XX, 1969, 227, pp. 42-52; N. Spinosa,
Aggiunte a Giovan Battista Spinelli
, in \“Paragone\” XXXV, 1984, 411, pp.15-40;
Civiltà del Seicento a Napoli
. Napoli, Museo di Capodimonte, 24 ottobre 1984-14 aprile 1985; N. Spinosa e D.M. Pagano,
Giovan Battista Spinelli
, in
I Pittori Bergamaschi. Il Seicento
, IV, Bergamo 1987, pp. 1-55; N. Spinosa,
Altre aggiunte a Giovan Battista Spinelli
, in \“Studi in onore di Michele D\’\’Elia, Matera 1996, pp. 338-348; F. Battistella,
Giovan Battista Spinelli. Un pittore tra Chieti, Bergamo, Ortona, Venezia e Napoli
; in \“Quaderni di Rivista abruzzese\”, Lanciano 2013
Giovan Battista Spinelli - Ammon Chiede Grazia Ad Ester Alla Presenza Di Assuero

Giovan Battista Spinelli - Ammon Chiede Grazia Ad Ester Alla Presenza Di Assuero

Originale
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 22
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Giovan Battista Spinelli
Italy
(attivo a Napoli tra il 1630 e il 1660)
Descrizione
Lotto n.
22

Giovan Battista Spinelli

Ammon chiede grazia ad Ester alla presenza di Assuero

Olio su tela
cm 175x221

Provenienza:
Napoli, Collezione Barberini, prima del 1988

Bibliografia:
N. Spinosa, in
La pittura napoletana da Caravaggio a Luca Giordano
, catalogo, Napoli, S.E.N., 1982, p. 272;
D.M. Pagano, in
Civiltà del Seicento a Napoli
, catalogo, Napoli, Electa Napoli, 1984, vol. I, p. 177;
N. Spinosa, in
La pittura napoletana del Seicento
, Milano, Longanesi, 1984, fig. 784
N. Spinosa,
Aggiunte a Giovan Battista Spinelli
, in \‘Paragone\’\’, 1984, n. 411, p. 25;
N. Spinosa – D.M. Pagano,
Giovan Battista Spinelli,
in
I pittori bergamaschi. Il Seicento
, vol. IV, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1987 (ma 1988), p. 29, n. 28; p. 36, fig. 2

Il soggetto del dipinto è tratto dal libro di Ester. Aman, un vizir della corte del re Assuero, riuscì ad ottenere dal re che tutti i Giudei fossero uccisi. Informata del fatto, \“Ester ottenne dal re la revoca dell\’\’editto e la punizione di Aman. Il dipinto raffigura il momento in cui il vizir, scoperto, implora pietà alla regina mentre Assuero, incollerito, pronuncia la sua condanna (Ester, 7, 1-10)\” (cf. N. Spinosa – D.M. Pagano, Giovan Battista Spinelli, cit., p. 29, n. 28).
Spinosa e Pagano hanno avanzato una ipotesi di datazione verso la fine degli anni Quaranta del Seicento, \“nel momento di maggiore contatto con il classicismo stanzionesco e di accettazione di una formula già sperimentata che regolamentasse le sue soluzioni anticonvenzionali e i suoi modi bizzarri. […]; viene […] alla mente, per affinità formale, il dipinto di Stanzione conservato a Roma in collezione privata, raffigurante il \‘Suicidio di Lucrezia\’\’ \” […].
Nella fisionomia di Ester il dipinto riflette bene le costanti stilistiche di Spinelli – e in tal senso si conferma il parallelo con Stanzione – ma denota anche un ductus pittorico sciolto, di marca ormai neoveneta, che forse indica la conoscenza sia delle prime prove di Luca Giordano, sia forse anche di pittori coevi proprio veneti sul tipo di Antonio Zanchi, ai quali sembrano rinviare la tavolozza accesa di rossi e verdi brillanti e l\’\’ impianto delle architetture

Il dipinto è in temporanea importazione artistica
Giovan Battista Spinelli - Il Sogno Di Giacobbe

Giovan Battista Spinelli - Il Sogno Di Giacobbe

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 228
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
228
Giovanni Battista Spinelli
Attivo a Napoli tra il 1630 e il 1660 circa
Il Sogno di Giacobbe
olio su tela, cm. 98x136
Il dipinto è stato attribuito a Spinelli dal Professor
Nicola Spinosa (comunicazione scritta al proprietario
del 13 aprile 2001) che colloca l'opera nella maturità
del pittore, a una data verso il 1655.
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