Alcune opere di Francesco Ciccio Solimena
Estratte tra le 344 opere nel catalogo di ArcadjaLA BIOGRAFIA DI Francesco Ciccio Solimena
Francesco SOLIMENA detto L'Abate Ciccio, nacque a Serino il 1657 e morì a Barra il 1747.
Fu caposcuola della pittura Napoletana del '700, pittore ed architetto di successo.
Dopo l'apprendistato nella bottega paterna, si avvicnò al più moderno linguaggio del Lanfranco negli affreschi della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.
Intorno al 1684 dimostrò di avere acquisito le novità luministiche e compositive sperimentali a napoli da Giordano e da Preti.
In coincidenza con il breve soggiorno a Roma allo scadere del secolo, entrò in contatto con Maratta e con il movimento classicista legato all'Accademia di Francia, maturando suggestioni di grande importanza per gli sviluppi della sua pittura.
Sulla base di tali scelte fondò a Napoli la più accreditata accademia di pittura del meridione.
Al culmine della propria fama, Francesco Solimena lavorò per le maggiori corti italiane ed europee senza mai muoversi da Napoli.
Fra il 1715 e il 1717 eseguì per la Sala del Minor Consiglio di Genova tre grandi teleri, Il massacro dei Giustiniani a Scio, L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova, Lo sbarco di Cristoforo Colombo nelle Indie.
Le tre grandi tele andarono distrutte nell'incendio del 1777, ma di esse ci restano fortunatamente i tre grandi bozzetti preparatori - di cui già il Ratti nel 1780 ci dà notizia.
L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova fu, in ordine di tempo, il secondo telero realizzato dal Solimena, giunto nella città ligure nell'agosto del 1717 con piena soddisfazione e "d'intiero aggradimento di questo Pubblico Serenissimo, e della nostra Famiglia", come scrivono i due governatori Gio.
Orazio e Pietro Maria Giustiniani al Solimena in una lettera pubblicata dal De' Dominici nel 1742.
La grande tela, oggi perduta, era stata concepita per essere collocata sulla parete d'ingresso della Sala del Minor Consiglio, di fronte al trono dogale.
La descrizione che di essa fa il De' Dominici nel 1742, corrisponde perfettamente a quella che nel 1780 fa il Ratti del grande bozzetto rimastoci, acquistato nel 1960 dalla Banca Popolare di Sondrio al termine di diversi passaggi di proprietà.
La scenografica teatralità barocca si sposa qui, al massimo livello artistico, con l'ordinata geometria della spazialità classica, così come l'apparente dinamismo del primo piano si stempera nella solenne staticità della scena centrale e gli stessi personaggi in primo piano sono in realtà bloccati nell'atto stesso di muoversi.
Come ha notato Ferdinando Bologna, in Solimena tutto appare in movimento e tutto è contemporaneamente fermo.
Ed è questa interna fusione di dinamismo e staticità, di luce e di tenebra, ciò che conferisce al barocco del Solimena la sua vibrante intensità espressiva.
Malgrado il bozzetto e il grande telero per cui fu preparato risalgano agli anni della svolta accademizzante del Solimena, vi permangono forti richiami al tenebrismo della propria maturità artistica giovanile e all'opera di Mattia Preti come notò subito, a suo tempo, il De' Dominici: "Dapoiché [Solimena] situò avanti una barca con Marinari nudi di sopra, dipinti con terribil disegno, e forza di chiaroscuro ad imitazione dei modi di quel grand'Uomo [Mattia Preti].
Anzi, che nelle fisionomie di quegli Uomini grossolani vedansi propriamente espresse quelle di Fra' Mattia, cui egli ha seguitato nella grandezza dello stile , e ne varij accidenti di lume, nell'elezione del sito [.
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moderando però alcune caricature di parti, e fisionomie spiacevoli".
Negli ultimi anni della sua attività, con un'improvvisa impennata neobarocca, Solimena tornò a una pittura di intensa vibrazione cromatica.









