Francesco Ciccio Solimena

(16571747 ) - Dipinti Wikipedia® - Francesco Ciccio Solimena
SOLIMENA Francesco Ciccio San Francesco Prende Gli Ordini

Porro & C. /23-nov-2010
30.000,00 - 40.000,00
Non aggiudicato

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Francesco Ciccio Solimena - Madonna Col Bambino In Gloria E I Santi Giovanni Battista, Benedetto, Chiara, Gennaro, Stefano, Veronica E Altri Santi

Francesco Ciccio Solimena - Madonna Col Bambino In Gloria E I Santi Giovanni Battista, Benedetto, Chiara, Gennaro, Stefano, Veronica E Altri Santi

Originale
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Prezzo Lordo
Numero di lotto: 594
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Francesco Solimena (Canale di Serino 1657 - Barra 1747) Descrizione Lotto n. 594 Francesco Solimena Madonna col Bambino in gloria e i Santi Giovanni Battista, Benedetto, Chiara, Gennaro, Stefano, Veronica e altri santi olio su tela, cm 125x90 provenienza: collezione dei baroni d'Amico di San Domenico Il dipinto è una redazione inedita del bozzetto di Francesco Solimena per la pala della Chiesa di San Gaudioso a Napoli, eseguita da Solimena nel 1733 e distrutta durante i fatti dell’’ occupazione francese a Napoli (cf. F. Bologna, Francesco Solimena, Napoli, 1958, pp. 118, 197, 266, fig. 202). È, questa, la fase in cui “il maestro sembra ridarsi ad un veemente tenebrismo, che lo risolve per più modi all’’indulgenza verso le antiche ansie barocche” (p. 118). Nella sua monografia Bologna rendeva noto il bozzetto a Napoli, Collezione Grimaldi, e dava anche conto dell’’esistenza di un secondo bozzetto nei depositi del Museo di Capodimonte, poi considerato una copia da N. Spinosa, in Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, dipinti del XVIII secolo, Napoli, 2010, p. 148, n. 132. Sia il bozzetto in Collezione Grimaldi sia quello a Capodimonte mostrano un impianto più scarno di quello del dipinto qui in discussione: mancano molti dettagli come la figura di Santa Chiara a sinistra, e le figure sul lato destro sono risolte in modo più elementare. Al tempo stesso, le architetture dei due bozzetti già noti sono meno estese e più essenziali di quelle del dipinto qui in discussione, che mostra numerosi pentimenti, e che in base alle riproduzioni disponibili delle altre due versioni sembra molto più immediato, e forse anche più fedele all’’aspetto della pala di San Gaudioso. Appare infatti improbabile che i santi mancanti dalle altre due versioni siano stati tolti su richiesta della committenza; tutt’’al più è possibile il contrario, e cioè che siano stati aggiunti in corso d’’opera per valutare in dettaglio l’’effetto complessivo della pala. Questa ipotesi si conferma osservando le modalità di esecuzione, che vanno dal notevole livello di finitura della Veronica o del San Benedetto ad una resa molto più abbozzata e impressionistica.
Francesco Ciccio Solimena - Adamo Ed Eva Nel Giardino Dell'eden

Francesco Ciccio Solimena - Adamo Ed Eva Nel Giardino Dell'eden

Originale
Stima:

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Numero di lotto: 111
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Descrizione:
Descrizione Lotto n. 111 Francesco Solimena Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden olio su tela, cm 128x103 Il dipinto è una delle numerose versioni di una composizione di grandissimo successo di Francesco Solimena. Tra le repliche più importanti ricordiamo quella a Bonn, Landes Museum; quella a Laon, Musée des Beaux-Arts (in deposito al Louvre); quella a Schloss Rohrau, collezione Harrach, e quella già a New York, Christie's, 19-IV-2007, lotto 97 (aggiudicata per $ 84.000). Nel dipinto Solimena descrive il passo della Genesi (2, 18-20) in cui l'Onnipotente decide di affiancare ad Adamo prima gli animali e poi Eva, creata da una sua costola; l’’’’artista tratta il passo biblico secondo i canoni della sua fase classicheggiante, situata dalla critica verso il 1725-30, quando è più evidente nel pittore la tendenza ad una "impassibile volontà di far grande e perfetto, dentro una sorta di vero e proprio classicismo spaziale, un repertorio praticamente inarrivabile e molto ben schermato di cultura neo-cinquecentesca, che va dalle 'Stanze' di Raffaello alle grandi composizioni veneziane del seguito di Paolo Veronese e del Tintoretto, conosciute per le stampe" (cfr. F. Bologna, Francesco Solimena, Napoli 1958, p. 115).
Francesco Ciccio Solimena - San Michele Arcangelo Combatte Gli Angeli Ribelli

Francesco Ciccio Solimena - San Michele Arcangelo Combatte Gli Angeli Ribelli

Originale
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Numero di lotto: 51
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LOT 51 FRANCESCO SOLIMENA CANALE DI SERINO 1657 - 1747 BARRA SAN MICHELE ARCANGELO COMBATTE GLI ANGELI RIBELLI olio su tela 15,000—20,000 EUR measurements note 75.5 x 63.5 cm olio su tela LITERATURE AND REFERENCES F. Bologna, Solimena nel Palazzo Reale di Napoli per le nozze diCarlo di Borbone, in "Prospettiva", 1979, 16, pp. 53-67, inparticolare fig. 18, p. 62. CATALOGUE NOTE Questo bozzetto, sintesi contenuta ma eloquente della creativitàinsieme vigorosa ed aggraziata che rese Francesco Solimena ilmiglior interprete della grande decorazione a Napoli fra Sei eSettecento, rappresenta San Michele che precipita gli angeliribelli. Fu pubblicato da Ferdinando Bologna - indiscusso studiosodell'arte solimenesca - come una di due varianti autografe "allequali, come al solito, il Solimena si applica" per un dettagliodi composizione di cui non si conservano ulteriori redazioni ingrande, probabilmente connessa alla decorazione di Palazzo Reale aNapoli in occasione delle nozze di Carlo di Borbone nel 1737. Lostesso Bologna identificava in Pinacoteca Vaticana un analogodipinto con San Michele arcangelo (Bologna 1979, cit., fig. 16, p.62) già assegnato a Solimena, ma che egli spostava inquell'occasione a Corrado Giaquinto, noto per aver più volterielaborato le invenzioni del maestro. La figura del diavoloscorciato in primo piano è da confrontarsi con quella che appare alcentro dell'affresco con la Cacciata di Eliodoro dal tempio realizzato da Solimena sulla controfacciata del Gesù Nuovo a Napolinel 1725 e connesso alla celebre "grande macchia" oggi conservataal Toledo Museum of Art, Ohio (Ibidem , fig. 4, p. 56). Ringraziamo il Professore Nicola Spinosa per aver confermato, subasi fotografiche, l'attribuzione dell'opera a Francesco Solimena eper averci segnalato la bibliografia di riferimento.
Francesco Ciccio Solimena - San Francesco Prende Gli Ordini

Francesco Ciccio Solimena - San Francesco Prende Gli Ordini

Originale
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Numero di lotto: 233
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Descrizione:
233 Francesco Solimena Canale di Serino 1657 - Barra 1647 San Francesco prende gli ordini olio su tela, cm. 60x75 Sulla tela originale antica iscrizione: “quando s. Francesco d'assisi rinonzio li beni paterni e prese l'abito. Modelo fatto da Fo Solimena in Napoli per il Sig, David Fosatti amico del sig. Casimiro Queloni a Venezia Il dipinto, come conferma il Professor Nicola Spinosa che qui ringraziamo, potrebbe essere il bozzetto o, più probabilmente, una replica autografa di una delle scene affrescate da Francesco Solimena tra il 1681 e il 1684 nel coro di Santa Maria Donnaregina a Napoli. Della stessa scena si conosce un'altra redazione autografa conservata al museo di Chalon sur Saône e pubblicata da Ferdinando Bologna nella pioneristica monografia sul Solimena (cfr. F. Bologna, Francesco Solimena, Napoli 1958, pp. 62, 250). Il ciclo di Santa Maria Donnaregina, come hanno più volte sottolineato sia Ferdinando Bologna sia Nicola Spinosa, costituisce la prima affermazione importante sulla scena napoletana del giovane Solimena che a poco più di vent'anni riesce a fornire una versione del tutto personale della lezione di Luca Giordano. Come noto il ciclo di Santa Maria Donnaregina ha subito gravissimi danni in seguito al restauro del 1928/'34 che ha riportato la chiesa alle forme trecentesche; particolare importanza assume dunque la scoperta dunque di questo dipinto che un'antica scritta al retro dice destinato a un ancor sconosciuto collezionista di nome Davide Fosatti. L'opera sarà pubblicata nel volume di Nicola Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2011. Stima: € 30.000/40.000
Francesco Ciccio Solimena - Due Virtù Alate Con Busto Di Flora Su Piedistallo

Francesco Ciccio Solimena - Due Virtù Alate Con Busto Di Flora Su Piedistallo

Originale -
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Prezzo Netto
Numero di lotto: 474
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Lotto n. 474 Francesco Solimena Canale di Serino 1657 - Barra di Napoli 1747 Due Virtù alate con busto di Flora su piedistallo e Due Virtù con vaso di fiori su piedistallo Olio su tela, cm. 18x42,7 ognuno Scheda a cura di Nicola Spinosa Due Virtù alate con busto di Flora su piedistallo, festoni di fiori e frutta, gallo e cagnolino e Due Virtù con vaso di fiori su piedistallo, festoni di fiori e frutta, un pappagallo e una coppia di colombi I due dipinti, inediti, sono due bozzetti per dipinti del giovane Francesco Solimena, pittore tra i più celebri della tradizione barocca di fine Seicento e prima metà del Settecento: le composizioni finali, non identificate, per i soggetti illustrati, le finte architetture con timpani ‘a volute’ e lo schema compositivo adottato, erano sicuramente destinate a fare da sovrapporte o sovraspecchi in una dimora aristocratica napoletana tra la fine degli anni 1670 e gli inizi del decennio successivo. Le giovanissime figure di Virtù, alate, seminude e coronate con fiori o diadema, allusive all’aria e alla primavera, rinviano per affinità stilistiche - per libertà compositiva, levità formali, preziosismi cromatici e vivacità espressiva, nei modi luminosi e barocchi di Luca Giordano e Pietro da Cortona, a una serie di dipinti, a fresco o su tela, che il pittore di Serino realizzò in età ancora giovanile, dopo gli inizi accanto al padre Angelo e una formazione maturata nel solco di esempi ancora di matrice naturalista combinati con i modi recenti, solari e mediterranei, del barocco giordanesco. Che è quanto si riscontra, tra l’altro e in particolare, negli affreschi con Angeli tubicini e Putti alati del 1677 ai lati della volta della Cappella di Sant’Anna al Gesù Nuovo di Napoli (nei quali, peraltro, sono dipinte trabeazioni architettoniche simili alle finte volute presenti nelle due tele in argomento); nel ciclo del 1680 affrescato con ‘storie delle sante Tecla, Archelaa e Susanna’ della chiesa di San Giorgio a Salerno, dove, tra l’altro, nel riquadro con le sante condotte al martirio è, in basso a sinistra, un inserto di fiori non diverso dai brani di ‘natura in posa’ dipinti nei due bozzetti qui illustrati; nei due San Nicola di Bari e Sant’Antonio da Padova, soprattutto nei relativi bozzetti appartenenti a una raccolta privata napoletana, affrescati poco dopo nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli; nella pala con San Nicola di Bari per la parrocchiale di Fiumefreddo in Calabria, il cui relativo bozzetto, stilisticamente del tutto affine alle due tele in argomento, era un tempo in collezione Mentasti a Venezia. Ma, per le figure delle quattro graziose e seducenti Virtù riferimenti ancora più puntuali sono, da un lato, con gli affreschi (in particolare quelli raffiguranti il Miracolo delle rose, la Visione di San Francesco e San Francesco che rinuncia al sacerdozio) dipinti a partire dal 1681-1684 nella chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova a Napoli e completati nei primi anni Novanta; dall’altro, con particolari, quale l’angelo che compare in basso a sinistra, della grande pala del 1692 con i Santi Francesco di Sales, Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova nella chiesa napoletana di San Nicola alla Carità. In più, nello scomparto affrescato a Donnaregina Nuova con il Miracolo delle rose e con la Morte di San Francesco, come nella pala del 1684 a San Nicola alla Carità, con la Madonna col Bambino tra San Girolamo e San Paolo, vi sono straordinari inserti di fiori, frutta e piante varie, che, ancora una volta si riscontrano quasi identici nei due bozzetti in argomento. Ma sul tema degli inserti di fiori, frutta e, come nei due casi in esame, di uccelli e animali vari, si ricorda che Solimena negli anni Ottanta spesso si avvalse della collaborazione del celebre specialista di ‘natura in posa’, che era allora Giuseppe Recco (ma anche di altri ‘generisti’ napoletani, come del resto faceva negli stessi anni anche Luca Giordano), per alcune sue composizioni su tela, come nelle quattro composizioni allusive alle stagioni, che sono in collezione Garzilli a Napoli. Tuttavia, nel caso dei bellissimi inserti qui presenti è da ritenere che, anche perché trattasi di bozzetti, siano della stessa mano del Solimena. Il quale, peraltro, come segnalò Ferdinando Bologna nella sua fondamentale monografia sul pittore del 1958 (alla quale si rinvia anche per la documentazione fotografica dei vari dipinti solimeneschi qui segnalati), fu autore anche di composizioni con sola ‘natura in posa’: come nel caso della tela con frutta su uno sfondo paesistico, che era presso la collezione Morano a Napoli, quando fu resa nota dal Bologna con una datazione verso il 1690. Ma ciò che qui va anche sottolineato è che questi due bozzetti con rappresentazioni di Virtù entro festoni di fiori e frutta, con gli inserti al centro, in un caso, di un busto di dea (la Primavera?) in marmo collocato su un sontuoso altare scolpito in bronzo dorato e con agli angoli teste di arieti, nell’altro di una grande conchiglia in pietra poggiata su una base figurata con un erma, anticipano di poco le soluzioni affini adottate da Solimena nel 1687 per affrescare con altre immagini di Virtù i peducci del cupolino della Cappella Merlino, dove significativamente era già intervenuto Luca Giordano, e soprattutto quelle degli affreschi con angeli e varie Virtù, di una bellezza pittorica tra Giordano e Pietro da Cortona spinta a limiti estremi, che dipinse nel 1689 nella volta della sagrestia della chiesa napoletana di San Paolo Maggiore, che furono di riferimento per tutti quei pittori napoletani e d’Oltralpe che ai principi del Settecento si mossero in direzione di rinnovato e raffinato gusto rocaille. Nicola Spinosa

LA BIOGRAFIA DI Francesco Ciccio Solimena

Francesco SOLIMENA detto L'Abate Ciccio, nacque a Serino il 1657 e morì a Barra il 1747.
Fu caposcuola della pittura Napoletana del '700, pittore ed architetto di successo.
Dopo l'apprendistato nella bottega paterna, si avvicnò al più moderno linguaggio del Lanfranco negli affreschi della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.
Intorno al 1684 dimostrò di avere acquisito le novità luministiche e compositive sperimentali a napoli da Giordano e da Preti.
In coincidenza con il breve soggiorno a Roma allo scadere del secolo, entrò in contatto con Maratta e con il movimento classicista legato all'Accademia di Francia, maturando suggestioni di grande importanza per gli sviluppi della sua pittura.
Sulla base di tali scelte fondò a Napoli la più accreditata accademia di pittura del meridione.
Al culmine della propria fama, Francesco Solimena lavorò per le maggiori corti italiane ed europee senza mai muoversi da Napoli.
Fra il 1715 e il 1717 eseguì per la Sala del Minor Consiglio di Genova tre grandi teleri, Il massacro dei Giustiniani a Scio, L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova, Lo sbarco di Cristoforo Colombo nelle Indie.
Le tre grandi tele andarono distrutte nell'incendio del 1777, ma di esse ci restano fortunatamente i tre grandi bozzetti preparatori - di cui già il Ratti nel 1780 ci dà notizia.
L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova fu, in ordine di tempo, il secondo telero realizzato dal Solimena, giunto nella città ligure nell'agosto del 1717 con piena soddisfazione e "d'intiero aggradimento di questo Pubblico Serenissimo, e della nostra Famiglia", come scrivono i due governatori Gio.
Orazio e Pietro Maria Giustiniani al Solimena in una lettera pubblicata dal De' Dominici nel 1742.
La grande tela, oggi perduta, era stata concepita per essere collocata sulla parete d'ingresso della Sala del Minor Consiglio, di fronte al trono dogale.
La descrizione che di essa fa il De' Dominici nel 1742, corrisponde perfettamente a quella che nel 1780 fa il Ratti del grande bozzetto rimastoci, acquistato nel 1960 dalla Banca Popolare di Sondrio al termine di diversi passaggi di proprietà.
La scenografica teatralità barocca si sposa qui, al massimo livello artistico, con l'ordinata geometria della spazialità classica, così come l'apparente dinamismo del primo piano si stempera nella solenne staticità della scena centrale e gli stessi personaggi in primo piano sono in realtà bloccati nell'atto stesso di muoversi.
Come ha notato Ferdinando Bologna, in Solimena tutto appare in movimento e tutto è contemporaneamente fermo.
Ed è questa interna fusione di dinamismo e staticità, di luce e di tenebra, ciò che conferisce al barocco del Solimena la sua vibrante intensità espressiva.
Malgrado il bozzetto e il grande telero per cui fu preparato risalgano agli anni della svolta accademizzante del Solimena, vi permangono forti richiami al tenebrismo della propria maturità artistica giovanile e all'opera di Mattia Preti come notò subito, a suo tempo, il De' Dominici: "Dapoiché [Solimena] situò avanti una barca con Marinari nudi di sopra, dipinti con terribil disegno, e forza di chiaroscuro ad imitazione dei modi di quel grand'Uomo [Mattia Preti].
Anzi, che nelle fisionomie di quegli Uomini grossolani vedansi propriamente espresse quelle di Fra' Mattia, cui egli ha seguitato nella grandezza dello stile , e ne varij accidenti di lume, nell'elezione del sito [.
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].
moderando però alcune caricature di parti, e fisionomie spiacevoli".
Negli ultimi anni della sua attività, con un'improvvisa impennata neobarocca, Solimena tornò a una pittura di intensa vibrazione cromatica.

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Francesco Ciccio Solimena - Testa Di Angelo.
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