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Francesco Ciccio Solimena

Italy (Serino 1657 -  Napoli 1747 ) Wikipedia® : Francesco Ciccio Solimena
SOLIMENA Francesco Ciccio Vergine In Gloria Con Angeli, S. Pietro E S. Paolo

Gonnelli /11-dic-2015
Non Divulgato
Non aggiudicato

Trova opere d’arte, risultati d’asta e prezzi di vendita dell’artista Francesco Ciccio Solimena nelle aste italiane ed internazionali.
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Detto anche :

Solimena Francesco Abate Ciccio

Abate Ciccio

Omgeving Van Francesco Solimena

 

Opere in Arcadja
488

Alcune opere di Francesco Ciccio Solimena

Estratte tra le 488 opere nel catalogo di Arcadja
Francesco Ciccio Solimena - Sant'andrea In Conversazione Con Sant'agostino E Gloria Angelica

Francesco Ciccio Solimena - Sant'andrea In Conversazione Con Sant'agostino E Gloria Angelica

Originale
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 316
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
SOLIMENA FRANCESCO (1657 - 1747) Sant'Andrea in conversazione con Sant'Agostino e gloria angelica. Olio su tela . Cm 64,00 x 77,00. Si ringrazia Nicola Spinosa per aver confermato l'autografia. E\\\’ l\\\’inedito bozzetto per uno degli affreschi dipinti tra il 1682 e il 1685 da Francesco Solimena nel Coro della chiesa napoletana di Santa Maria Donnaregina Nuova, annessa all\\\’omonimo convento di monache francescane. Si tratta, in particolare, del bozzetto relativo all\\\’affresco che, con la rappresentazione dei Santi Andrea e Agostino, era dipinto, entro un riquadro verticale, su una delle pareti laterali del Coro della chiesa fino alla metà degli anni Trenta del secolo scorso. In quegli anni, infatti, sotto la direzione dell\\\’architetto Gino Chierici, si decise di recuperare l\\\’abside della chiesa di fondazione trecentesca e in stile gotico, che era stata in parte inglobata nella chiesa eretta tra fine Cinque e a inizio Seicento con strutture tardomanieriste poi ampliate in strutture barocche. L\\\’incarico di affidare la decorazione del Coro al giovane e non ancora affermato Solimena fu il risultato di un intervento a suo favore sulle francescane di Donnaregina dell\\\’arcivescovo di Napoli, cardinale Innico Caracciolo, che anche in seguito si sarebbe confermato ammiratore e mecenate di Francesco. I lavori, forse iniziati, sulla base di un primo pagamento, nel 1682 o poco prima, erano ancora in corso nel gennaio 1684 e, dopo una probabile interruzione, risultavano non completati ancora nel giugno 1684. Come si rileva, meglio qui che negli affreschi mal conservati, il ciclo documenta un sensibile e significativo progresso del giovane Solimena in direzione barocca, tra esempi di Lanfranco e di Luca Giordano visti a Napoli e di Pietro da Cortona studiati sia attraverso le relative riproduzioni a stampa, si in occasione di breve e ormai \\\‘obbligato\\\’ soggiorno formativo nella vicina Roma. Anche nel bozzetto in argomento si rileva, infatti, non solo, per la formazione in chiave naturalista condotta nella \\\‘bottega\\\’ paterna, una marcata inclinazione alla resa concreta e vera di panni, di particolari anatomici e di tratti somatici, quanto soprattutto una più accorta e studiata ambientazione scenografica di matrice lanfranchiana degli episodi o dei santi rappresentati, un uso più raffinato di dense stesure di prezioso colore ripreso dai luminosi esempi \\\‘neoveneti\\\’ di Luca Giordano e Pietro da Cortona. Con, in aggiunta, la presenza di notevoli inserti di \\\‘natura in posa\\\’, come anche nel bozzetto in argomento, del tutto affini, per resa pittorica, alle note composizioni di Giuseppe Recco, con il quale, peraltro, Solimena negli stessi anni ebbe modo più volte di collaborare. Va precisato, in ogni caso, che mentre nel bozzetto Sant\\\’Agostino ha evidentemente apparenze giovanili, al punto da sembrare non molto diverse da note rappresentazioni coeve di San Gennaro, noto patrono della città di Napoli, nello sviluppo ad affresco, che è del tutto corrispondente nelle altre parti figurative al modello su tela in argomento, il santo risulta insolitamente raffigurato con una lunga barba bianca. . Cornice presente
Francesco Ciccio Solimena - Trinità In Gloria, San Filippo Neri E Santa Francesca Romana

Francesco Ciccio Solimena - Trinità In Gloria, San Filippo Neri E Santa Francesca Romana

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 208
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Francesco Solimena (Canale di Serino, 1657 - Napoli, 1747) Descrizione Lotto n. 208 Francesco Solimena Trinità in gloria, san Filippo Neri e santa Francesca Romana olio su pergamena, cm 21x30 Il dipinto è il bozzetto dell'opera omonima di Francesco Solimena a Oxford, Ashmolean Museum of Art and Archeology.
Francesco Ciccio Solimena - Santa Chiara E Angeli

Francesco Ciccio Solimena - Santa Chiara E Angeli

Originale 1747
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 90
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
SOLIMENA FRANCESCO (1657 - 1747) Santa Chiara e angeli. Olio su tela. Cm 45,00 x 76,00. Il dipinto raffigurante S.Chiara d'Assisi con degli angioletti è opera tipica di Francesco Solimena. Dopo un primo tempo di formazione sotto il padre Angelo e di forte influenza giordanesca, il Solimena trasferitosi a Napoli nel 1674, sviluppò un suo stile ben caratterizzato da una robusta novellazione e da un forte chiaroscuro, stile e modi che non solo influirono sui pittori napoletani del suo tempo, ma si prorogarono anche in altre scuole, tra cui pure la veneta. Il dipinto è, per le sue evidenti caratteristiche formali, opera della piena maturità del pittore, già nel pieno Settecento. Esso infatti si lega bene ad altri dipinti del Solimena dell'ultimo tempo, come ad esempio al San Gaetano da Thiene, della chiesa omonima di Vicenza e dell'Annunciazione, della Chiesa di San Rocco di Venezia del 1733: opere, come la presente, tra le più tipiche, armoniose e belle. L'opera è accompagnata da scheda di Egidio Martini. Provenienza Galleria Gilberto Zabert, fine anni '80. Semenzato Casa d'aste, novembre 2000, lotto n 696. Bibliografia G. Romano (a cura di), Pittura italiana del '60 0 e '700, Mondadori, 1990, p. 237. . Cornice presente
Francesco Ciccio Solimena - Vergine In Gloria Con Angeli, S. Pietro E S. Paolo

Francesco Ciccio Solimena - Vergine In Gloria Con Angeli, S. Pietro E S. Paolo

Originale
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Numero di lotto: 252
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Francesco Solimena (Serino, 1657 - Napoli, 1747) Vergine in gloria con Angeli, S. Pietro e S. Paolo. 1700-1710 ca. Matita nera, penna e inchiostro grigio-nero acquerellato, su carta bianca vergata. Foglio: mm 317x475. Passe-partout : mm 440x575. In basso sul foglio originale, in grafia settecentesca, a penna e inchiostro: “Questo anche è depinto nella Sachrestia di San Pauolo, in Napoli. Dal Sig:re Abate Solimeno. Che à depinto,”. In basso al centro del passe-partout , a penna e inchiostro nero: “FRANCESCO SOLIMÈNE”. Il foglio proviene da una raccolta francese non identificata. Non si conosce l’’opera cui si riferisce ma per lo stile la composizione appare come un modello o disegno di presentazione. È controfondato e montato su un cartoncino azzurro pesante con quattro linee di cornice a penna e pennello e inchiostro acquerellato nero, e quattro strisce di carta dorata. Presenta un lieve foxing. Ottime condizioni di conservazione.
Francesco Ciccio Solimena - Studi Per Una Scena Di Battaglia

Francesco Ciccio Solimena - Studi Per Una Scena Di Battaglia

Originale
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 129
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Descrizione Lotto n. 129 Francesco Solimena Studi per una scena di battaglia, per un’’’’allegoria dell’’’’ Africa, per una gloria di santi e per una allegoria della Pazienza Olio su tela cm 120x170 entro cornice dorata ad oro a foglia di manifattura napoletana della prima metà del secolo XVIII Bibliografia: Ferdinando Bologna in &#8243Solimena’’’’s Solomon worshipping the pagan Gods in Detroit&#8243 in &#8243The art Quarterly&#8243, 1968 , pp 50-56, nota 35, figg 18 e 19 Il presente dipinto è venduto con una lettera al proprietario di Ferdinando Bologna del 18 ottobre 1976, nella quale lo studioso conferma l’’’’attribuzione a Francesco Solimena e precisa che il gruppo di figure che forma lo scontro fra cavalieri &#8243fu ripresa con qualche variante dal Solimena nella 'Battaglia di Alessandro Magno' oggi all’’’’Escorial&#8243 (1738). Per quest’’’’ opera lo studioso menziona anche un disegno preparatorio a Napoli, Museo di San Martino (n. 20881) ed &à8243un bozzetto iniziale (raffigurante appunto uno scontro fra cavalieri corrispondente a quello indicato), che fu esposto alla Hazlitt Gallery di Londra nel giugno 1969 (cf. “Seventeenth and and Eighteenth Century Paintings&#8243, Londra 1969, n. 15 con riproduzione). Ciò dimostra, in analogia con quanto il Solimena fece più volte in vari altri casi soprattutto durante gli anni della sua vecchiaia, che il maestro stesso annetteva grande importanza al dipinto oggi in Suo possesso; il quale, infatti, si presenta come opera di grande impegno, sia compositivo che pittorico, uscita dal pennello di Solimena in uno dei momenti più intensamente creativi di tutta la sua carriera&#8243. Il dipinto rappresenta un esempio canonico del metodo di lavoro di Francesco Solimena, la cui accuratezza nel seguire una prassi compositiva estremamente scrupolosa, in cui già nei modelli e nei bozzetti viene conseguito un elevato stadio di finitura, è celebrata da un famoso passo di Bernardo de’’’’ Dominici (Vite de’’’’ pittori, scultori ed architetti napoletani, Napoli, 1742-44, III, pp. 614-615. Nel dipinto in discussione è possibile seguire in tutta la sua pienezza la genesi creativa delle opere di Solimena; il modello è portato a compimento soprattutto nell’’’’ impostazione delle figure, che emergono dalla preparazione bruna con grande efficacia di chiaroscuro e efficiente descrizione degli elementi principali dei panneggi e delle fisionomie (per un recente studio sui metodi di lavoro di Solimena e nel Barocco a Napoli cf. E. De Nicola - V. Farina, L’’’’idea del Barocco a Napoli, catalogo della mostra, Cava de’’’’ Tirreni, 2014). Al momento non è possibile indicare con precisione per quale progetto sia stato concepito il gruppo delle figure di santi e sante nell’’’’angolo superiore sinistro; le fisionomie suggeriscono che si possa trattare di un brano concepito per gli affreschi della cupola della chiesa di San Nicola alla Carità (Napoli) o per quella di Santa Maria Donnalbina, opere prodotte nella maturità di Solimena, entrambe distrutte in tutto o in parte. Per l’’’’allegoria della Pazienza, situata nell’’’’ angolo inferiore destro del dipinto, esiste un disegno a Parigi, Louvre, Cabinet des Dessins (cf. G. Wiedmann, Francesco Solimena e gli affreschi della sacrestia di San Paolo Maggiore a Napoli, in angelo e Francesco Solimena, due culture a confronto, atti del convegno, Napoli, 1994, illustrazione non numerata).

LA BIOGRAFIA DI Francesco Ciccio Solimena

Francesco SOLIMENA detto L'Abate Ciccio, nacque a Serino il 1657 e morì a Barra il 1747.
Fu caposcuola della pittura Napoletana del '700, pittore ed architetto di successo.
Dopo l'apprendistato nella bottega paterna, si avvicnò al più moderno linguaggio del Lanfranco negli affreschi della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.
Intorno al 1684 dimostrò di avere acquisito le novità luministiche e compositive sperimentali a napoli da Giordano e da Preti.
In coincidenza con il breve soggiorno a Roma allo scadere del secolo, entrò in contatto con Maratta e con il movimento classicista legato all'Accademia di Francia, maturando suggestioni di grande importanza per gli sviluppi della sua pittura.
Sulla base di tali scelte fondò a Napoli la più accreditata accademia di pittura del meridione.
Al culmine della propria fama, Francesco Solimena lavorò per le maggiori corti italiane ed europee senza mai muoversi da Napoli.
Fra il 1715 e il 1717 eseguì per la Sala del Minor Consiglio di Genova tre grandi teleri, Il massacro dei Giustiniani a Scio, L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova, Lo sbarco di Cristoforo Colombo nelle Indie.
Le tre grandi tele andarono distrutte nell'incendio del 1777, ma di esse ci restano fortunatamente i tre grandi bozzetti preparatori - di cui già il Ratti nel 1780 ci dà notizia.
L'arrivo delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova fu, in ordine di tempo, il secondo telero realizzato dal Solimena, giunto nella città ligure nell'agosto del 1717 con piena soddisfazione e "d'intiero aggradimento di questo Pubblico Serenissimo, e della nostra Famiglia", come scrivono i due governatori Gio.
Orazio e Pietro Maria Giustiniani al Solimena in una lettera pubblicata dal De' Dominici nel 1742.
La grande tela, oggi perduta, era stata concepita per essere collocata sulla parete d'ingresso della Sala del Minor Consiglio, di fronte al trono dogale.
La descrizione che di essa fa il De' Dominici nel 1742, corrisponde perfettamente a quella che nel 1780 fa il Ratti del grande bozzetto rimastoci, acquistato nel 1960 dalla Banca Popolare di Sondrio al termine di diversi passaggi di proprietà.
La scenografica teatralità barocca si sposa qui, al massimo livello artistico, con l'ordinata geometria della spazialità classica, così come l'apparente dinamismo del primo piano si stempera nella solenne staticità della scena centrale e gli stessi personaggi in primo piano sono in realtà bloccati nell'atto stesso di muoversi.
Come ha notato Ferdinando Bologna, in Solimena tutto appare in movimento e tutto è contemporaneamente fermo.
Ed è questa interna fusione di dinamismo e staticità, di luce e di tenebra, ciò che conferisce al barocco del Solimena la sua vibrante intensità espressiva.
Malgrado il bozzetto e il grande telero per cui fu preparato risalgano agli anni della svolta accademizzante del Solimena, vi permangono forti richiami al tenebrismo della propria maturità artistica giovanile e all'opera di Mattia Preti come notò subito, a suo tempo, il De' Dominici: "Dapoiché [Solimena] situò avanti una barca con Marinari nudi di sopra, dipinti con terribil disegno, e forza di chiaroscuro ad imitazione dei modi di quel grand'Uomo [Mattia Preti].
Anzi, che nelle fisionomie di quegli Uomini grossolani vedansi propriamente espresse quelle di Fra' Mattia, cui egli ha seguitato nella grandezza dello stile , e ne varij accidenti di lume, nell'elezione del sito [.
.
.
].
moderando però alcune caricature di parti, e fisionomie spiacevoli".
Negli ultimi anni della sua attività, con un'improvvisa impennata neobarocca, Solimena tornò a una pittura di intensa vibrazione cromatica.

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