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Mario Sironi

Italy (Sassari 1885 -  Milano 1961 ) Wikipedia® : Mario Sironi
SIRONI Mario Due Monaci

Galleria Pace /28-apr-2016
3.750,00 - 6.000,00
Non Divulgato

Trova opere d’arte, risultati d’asta e prezzi di vendita dell’artista Mario Sironi nelle aste italiane ed internazionali.
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Opere in Arcadja
1423

Alcune opere di Mario Sironi

Estratte tra le 1,423 opere nel catalogo di Arcadja
Mario Sironi - Dietro La Porta

Mario Sironi - Dietro La Porta

Originale 1931
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 61
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
MARIO SIRONI (Sassari, 1885 - Milano, 1961) Dietro la porta, 1931 Tempera su carta riportata su compensato, cm. 31,5x22,5 Firma in basso a sinistra. Sul verso: etichetta Galleria Annunciata, Milano. Certificato Galleria d''Arte Cinquantasei, Bologna Bibliografia: 1980, E. Camesasca, Mario Sironi. Scritti editi e inediti, Feltrinelli, Milano, p. 285; 1988, F. Benzi, A. Sironi, Sironi illustratore. Catalogo ragionato, De Luca, Roma, p. 170; 1931, Illustrazione della novella "La Trappola" di Pia Rimini, in La Rivista Illustrata del Popolo d'Italia, anno IX, n. 8, agosto.
Mario Sironi - Bevitori

Mario Sironi - Bevitori

Originale 1924
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 42
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Descrizione Lotto n. 42 Mario Sironi Bevitori Firmato Sironi in basso a destra Olio su tela cm 100x90 Eseguito nel 1924 Provenienza: Collezione Edvige Barbaroux, Milano (come da etichetta sul retro); Galleria Milano, Milano (come da etichetta sul retro); Collezione privata, Milano; Tornabuoni Arte, Firenze; Collezione privata, Firenze Esposizioni: Soffici e Sironi, silenzio e inquietudine, Museo Soffici e del '900 italiano, Scuderie Medicee, Poggio a Caiano, marzo - luglio 2015 Bibliografia: Maestri moderni e contemporanei. Antologia scelta 2013, catalogo della mostra presso la Tornabuoni Arte, Firenze, 2012, pag. 218-219; Soffici e Sironi silenzio e inquietudine, a cura di Luigi Cavallo, Edifir-Edizioni, Firenze 2015, pagina 44 (illustrato) Fotografia dell'opera autenticata da Francesco Meloni Si ringrazia Luigi Cavallo per l'aiuto nella compilazione di questa scheda Mario Sironi è stato una delle grandi personalità artistiche di riferimento della corrente denominata “ritorno all’’’’’’’’ordine” che interessò l’’’’’’’’Italia degli anni ’’’’’’’’20 e che, in contrasto con le sperimentazioni avanguardistiche, promuoveva un tipo di arte vicina ai modelli compositivi di ascendenza classicista. Già durante il periodo di formazione a Roma, pur avvicinandosi al simbolismo e al futurismo di Balla e Boccioni, con i quali stringe un rapporto di reciproca stima, orienta la sua produzione verso lo studio della solidità dei volumi e verso la semplificazione delle forme: il risultato è una pittura compatta, solida che vede nel plasticismo delle masse un elemento fondamentale. L’’’’’’’’esperienza della Prima Guerra Mondiale fu determinante per l’’’’’’’’artista, che considerò la pittura non più “un esercizio di stile tra cubismo e futurismo, ma presa di coscienza della realtà”. Nel 1922, a Milano, compare con Achille Funi, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi tra i fondatori del Novecento Italiano, movimento artistico coordinato dalla critica d’’’’’’’’arte Margherita Sarfatti, e sostiene uno stile moderno dai valori classicisti. Con il gruppo novecentista espone nel 1923 alla Galleria Pesaro e nel 1924 alla Biennale di Venezia, mentre nello stesso periodo raggiunge una maturità pittorica che guarda alla sintesi delle forme e alla purezza compositiva. L’’’’’’’’artista coltiva un particolare interesse per i temi e i soggetti che riguardano la realtà urbana e, con la sua pittura solida e robusta, raffigura scene domestiche quotidiane, scorci di periferie cittadine e uomini al lavoro appartenenti a varie classi sociali. L’’’’’’’’opera qui presentata è databile attorno al 1924 e rispecchia la poetica sironiana in tutti i suoi aspetti tra i quali primeggia l’’’’’’’’avveniristica stilizzazione volumetrica. I due uomini seduti al tavolo di un bar, pur avendo forme quasi stilizzate, si impongono per la potenza dei loro volumi, monumentali nella loro semplicità. La grande tela, passata dalla Collezione Edvige Barbaroux di Milano, dalla Galleria Milano, come risulta dalle etichette sul telaio della cornice, trova precisi riferimenti stilistici e iconografici in una serie di dipinti coevi con lo stesso soggetto di cui potrebbe essere il precursore , tra questi “Il Bevitore” della Collezione Mattioli, dove la tappezzeria dipinta sullo sfondo presenta sorprendenti analogie con quella dello sfondo del dipinto in esame. Ulteriori riferimenti sono riscontrabili anche in “Uomini all’’’’’’’’osteria” di cui la figura a sinistra richiama dal punto di vista stilistico e iconografico la figura dipinta, nell’’’’’’’’altra opera, sempre a sinistra. Inoltre, un dipinto con lo stesso soggetto, “Bevitore”, figurava nella collezione di Margherita Sarfatti stessa.
Mario Sironi - Montagne

Mario Sironi - Montagne

Originale
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Numero di lotto: 206
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
GREGORIETTI Salvatore nato Palermo, 1870 mortoPalermo, 1952 titoloPalermo data tecnica olio su tavola tecnique in ing.oil on board sizecm. 27 x 41 autentica certificate in ing bibliografia NOTE (ITA)Firma 'S. Gregorietti' (in basso a destra) NOTE (inglese)Signed 'S. Gregorietti' (lower right) provenanceCollezione Melolli, Roma
Mario Sironi - Due Monaci

Mario Sironi - Due Monaci

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 62
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
MARIO SIRONI (Sassari 1885 - Sassari 1961 – Biografia su Wikipedia ) “Due monaci” Tempera su carta cm. 40,00x30,00 Firma in basso a destra. A tergo dell'opera timbro della Galleria Bonaparte (Milano) e collezione Grano (Valenzia). Al retro della foto: etichetta di Finarte spa, rif. Asta 484 nr. 280 del 14/12/1984. Autentica di Willy Macchiati eseguita in data 8/2/1985. Timbro della Galleria Bonaparte (Milano) nr. 583.
Mario Sironi - Probabile Studio Per La Vetrata

Mario Sironi - Probabile Studio Per La Vetrata

Originale 1931
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 198
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
MARIO SIRONI (1885-1961) Probabile studio per la vetrata "La Carta del Lavoro" del Ministero delle Corporazioni a Roma, 1931 ca tempera, tempera diluita, matita grassa e matita su carta applicata su tela cm 27x22,5 sul retro: etichetta e timbro della Galleria Cadario, Milano opera archiviata dall'Associazione per il Patrocinio e la Promozione della figura e dell'Opera di Mario Sironi, Milano N.111/16 RA Probable study for the glass-wall "La Carta del Lavoro" of Ministero delle Corporazioni in Rome, 1931 ca tempera and pencil on paper laid on canvas 10,6x8,8 in on the reverse: label and stamp of Galleria Cadario, Milan Associazione per il Patrocinio e la Promozione della figura e dell'Opera di Mario Sironi, Milan n.111/16 RA

LA BIOGRAFIA DI Mario Sironi

SIRONI Mario , pittore italiano nasce a Sassari 1885 .Abbandonati gli studi di ingegneria, a Roma si iscrisse alla scuola libera del Nudo e frequentò lo studio di G.
Balla, dove incontrò U.
Boccioni con il quale si legò di profonda amicizia.
Nel 1914, dopo un primo soggiorno nel 1905-1906 e alcuni viaggi tra il 1908 e il 1911 a Parigi e in Germania, si trasferì definitivamente a Milano, partecipando direttamente al movimento futurista.
I dipinti di questi anni, che mostrano dal punto di vista compositivo un interesse per i rapporti tra spazio e volume, si risolvono spesso in termini cubo-futuristi.
L'interesse per una resa plastica del volume, insieme a una predilezione per colori bruni e terrosi, caratterizza infatti le sue opere futuriste più note, quali Il camion (1915) e La ballerina (1917) della Collezione Jucker (Milano, Pinacoteca di Brera), e il Ciclista (1916).
Durante la partecipazione alla prima guerra mondiale realizzò per la rivista "Gli Avvenimenti" una serie cospicua di disegni che restano tra i documenti più rappresentativi del periodo.
L'esperienza di illustratore, caratterizzata da una forte vena satirica, proseguì nel dopoguerra con la collaborazione, tra le molte, con il quotidiano "Il Popolo d'Italia" e con la "Rivista Illustrata del Popolo d'Italia".
I primi anni Venti videro il costituirsi del futuro gruppo dei pittori del Novecento italiano, all'interno del quale S.
fu uno dei più rappresentativi interpreti.
Egli avviò così, negli stessi anni, un rinnovamento della sua pittura che evidenzia la tendenza verso un prosciugamento formale delle composizioni e un accentuarsi di elementi plastico-geometrici di gusto primitivo e arcaico.
Accanto alle prime Periferie e ai primi Paesaggi urbani (1920-1922), che nel loro simbolismo primitivo mostrano una vocazione metafisica, nascono così alcuni dei suoi capolavori novecenteschi più noti, quali L'architetto (1922), L'allieva (1924), Il viandante (1924), Solitudine (1925) e La Vergine delle rocce (1927).
Presente a tutte le mostre del gruppo, Sironi più di tutti avvertì la funzione educatrice che l'arte poteva assumere all'interno della propaganda del fascismo, da lui inteso, in questi anni, come possibilità concreta di un profondo cambiamento della società italiana.
In tale senso va interpretato il suo rifarsi a un classicismo in direzione primitiva e medioevale, che intese anche come possibilità di integrazione tra la pittura e la scultura con l'architettura.
Funzionale a questo progetto risultò, oltre ai suoi interventi critici su riviste, il suo impegno come allestitore di importanti rassegne (suo capolavoro fu la mostra della rivoluzione fascista che si tenne nel 1932 al palazzo delle Esposizioni di Roma).
In occasione della V Triennale di Milano del 1933, che si tenne per la prima volta nel palazzo dell'Arte progettato da G.
Muzio (fino al 1930 la Triennale si era tenuta nel palazzo Reale di Monza), coordinò gli interventi di pittura murale dei numerosi artisti invitati, eseguendo lui stesso Il lavoro o Le opere e i giorni; lo stesso anno offre agli artisti uno strumento critico e operativo con il Manifesto della pittura murale sottoscritto anche da M.
Campigli, A.
Funi e C.
Carrà.
Altri cicli celebrativi, sia scultorei sia pittorici e musivi degni di nota sono quelli per l'aula magna dell'università di Roma (1935), per il palazzo di Giustizia di Milano (1936), per l'aula magna dell'Università Ca'Foscari di Venezia (1937), per il palazzo delle Poste di Bergamo (1938) e per il palazzo dei Giornali di Milano (1939-1942).
Nel dopoguerra, quando la mutata situazione politica lo spinse ad allontanarsi dal mondo ufficiale dell'arte, continuò a dipingere, riprendendo il tema delle periferie urbane e realizzando negli anni Cinquanta la serie di Moltiplicazioni che, pur nel loro medio formato, indicano ancora una volta la sua innata vocazione per la monumentalità della decorazione murale.
Dopo essere stato eletto membro dell'Accademia di S.
Luca nel 1956, negli ultimi anni diede vita, tra le opere estreme, alla serie dedicata all'Apocalisse.

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