Descrizione:
40
BARTOLOMEO SCHEDONI
€ 120.000-150.000
Formigine 1578 Parma 1615
Sacra Famiglia
olio su tavola, cm 53,5x47,5
iscrizioni sul retro: N°17; Schedoni pinxit (o pintor)
Si tratta di una replica autografa del quadro firmato e datato 1613 da Bartolomeo Schedoni che compare citato negli inventari farnesiani del 1693 e 1708 (una Madonna in atto di parlare con S. Giuseppe. Il Bambino in grembo con croce in mano, e di dietro, S. Gio. Batt.a con iscrizione in fondo: 1613 Bartolomeo Schedoni), opera coeva ad una incisione nota in tre stati, probabilmente fatta stampare dallo stesso pittore a Roma da Giovanni Giacomo Rossi durante un viaggio della maturità nella città dei papi. Tale viaggio sembrerebbe confermato dalla mancanza di documentazione relativa allo Schedoni nel 1613. E probabile che dal medesimo disegno riprodotto in F. Dallasta e C. Cecchinelli, Bartolomeo Schedoni pittore emiliano (Modena 1578 Parma 1615), Parma 1999, fig. D27, lo Schedoni abbia ricavato sia il materiale per lincisione sia per il dipinto farnesiano, in entrambi i casi aggiungendo altri personaggi: nellincisione san Giuseppe e nel dipinto anche san Giovanni Battista. I due genitori conversano, precisamente come esposto negli inventari sopracitati, forse sulla missione del Figlio, il quale, pur essendo bambino, viene presentato nella sua missione di Salvator Mundi. La consapevolezza del Bambino è esplicata dal suo sguardo rivolto altrove, metafora dellaccettazione del proprio destino.
Considerazioni formali e stilistiche rimandano alla produzione matura del maestro: la mano destra del san Giuseppe è confrontabile con la mano sinistra della Vergine nella Sacra Famiglia con tavolo da lavoro (Napoli, Palazzo Reale) o con la destra dellangelo in dialogo con Giuseppe nella medesima pala napoletana. La mano destra della Vergine, inoltre, affonda morbidamente le dita nel panneggio come quella della Madonna col Bambino di San Pietroburgo, che condivide con la nostra anche il taglio prospettico della croce. Significativo risulta poi il paragone con lincisione tratta da Badalocchio da un disegno di Schedoni conservato al Gabinetto di disegni e stampe degli Uffizi a Firenze, ove identica è la mano destra della Vergine, simili risultano i panneggi, le pieghe, i particolari iconografici (dal turbante di Maria al gomito di Cristo) e lintonazione complessiva dei soggetti, consonanti con quelli degli ultimi anni di vita dellartista. Un altro utile paragone va instaurato, inoltre, con la Sacra Famiglia della collezione Mahon, risalente con tutta probabilità alla fine del 1613 o allanno successivo, essendo stato un dono di nozze del pittore alla sposa Barbara Saliti. Qui, ove per la figura della Vergine Maria è ipotizzabile luso della stessa modella, la forte accentuazione chiaroscurale rimanda alla fase finale del pittore, quando il caravaggismo schedoniano era stato assorbito e si esprimeva nelle grandi pale degli ultimi anni di attività. Questa estrema produzione parmense del pittore si evidenzia immediatamente per la prevalenza di dipinti a soggetto religioso rispetto alla precedente fase modenese (fino al 1607), questo probabilmente per volere del mecenate Ranuccio I Farnese che aveva trovato nello Schedoni il pittore più consono allespressione della propria devozione, tanto da arrogarsi una sorta di esclusiva su di lui, artista aggiornato sui nuovi orientamenti stilistici e iconografici che giungevano da Roma e Milano, capitali della fede cattolica post-conciliare.
Da segnalare, sul retro del dipinto qui offerto, due sigilli ovali in ceralacca rossa con gigli e tre stelle a sei punte incorniciati da una ghirlanda vegetale.
Bibliografia:
F. Dallasta e C. Cecchinelli, Bartolomeo Schedoni a Parma (1607-1615). Pittura e Controriforma alla corte di Ranuccio I Franese, s.l. 2002, p. 76 n. 59, tav. A