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Giuseppe Ruoppolo

Italy (Napoli 1631 -  1710 )
RUOPPOLO Giuseppe Pesche, Un'anguria Aperta, Una Tartaruga,sorbe, Susine, Fichi, Una Zucca, E Crisantemi E Zagare In Unabrocca Di Terracotta; E

Bloomsbury Roma /23-nov-2010
60.000,00 - 80.000,00
79.360,00

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Opere in Arcadja
42

Alcune opere di Giuseppe Ruoppolo

Estratte tra le 42 opere nel catalogo di Arcadja
Giuseppe Ruoppolo - Natura Morta Di Pesche E Uva E Un Cestello Di Vimini

Giuseppe Ruoppolo - Natura Morta Di Pesche E Uva E Un Cestello Di Vimini

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 327
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Giuseppe Ruoppolo (Napoli 1631-1710) - Natura morta di pesche e uva e un cestello di vimini - Dipinti Antichi - Cambi Casa d'Aste Lotto 327 Giuseppe Ruoppolo (Napoli 1631-1710) olio su tela, cm 63 x 80, Espertise del Prof. Nicola Spinosa Per evidenti affinità compositive e di resa pittorica con altre sue composizioni note, quali, a esempio, quelle con Uva, mele, melograni e cocomero di una privata collezione napoletana, con Frutta e ortaggi già presso Sapori a Spoleto o, soprattutto, con Frutta, ortaggi e amorino di una collezione fiorentina (se ne vedano le riproduzioni fotografiche in La natura morta in Italia, a cura di F. Zeri e F. Porzio, Milano 1989, II, pp. 916-921), il dipinto in esame è da assegnare con certezza alla mano di Giovan Battista Ruoppolo (Napoli 1629 - 1693) o Roppoli (come talvolta si firma), noto autore di composizioni con 'natura in posa' -prevalentemente frutta e ortaggi, ma più raramente anche pesci - che fu attivo a partire dalla metà del Seicento con soluzioni che ne documentano gli inizi in chiave naturalista, su esempi in particolare di Luca Forte. La produzione che ne documenta, nella seconda parte del secolo, la piena maturità, alla quale appartiene anche la tela in argomento, ne evidenzia, invece, la piena adesione anche del genere della 'natura morta' o, meglio, \\\`in posa', alle recenti inclinazioni prevalentemente barocche dei pittori napoletani 'di figura' o impegnati in interventi di vasta decorazione, come, in particolare, Luca Giordano e, più tardi, il giovane Francesco Solimena. Appartengono a questa fase dell'attività del Ruoppolo composizioni di grande e medio formato con soluzioni, come nel caso del dipinto in argomento, di carattere scenografico e decorativo, condotte parallelamente a quelle di Abraham Brueghel tra Roma e Napoli e nelle quali spesso sono inserite figure dipinte da Andrea o Nicola Vaccaro e dallo stesso Luca Giordano. Alla luce di questi rilievi il dipinto considerato può essere datato datazione dopo il 1660 e già intorno al 1670. Inedito, si presenta in ottimo stato di conservazione. Nicola Spinosa, Napoli 20 ottobre 2010
Giuseppe Ruoppolo - Natura Morta Di Pesche, Uva E Meloni.

Giuseppe Ruoppolo - Natura Morta Di Pesche, Uva E Meloni.

Originale
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Numero di lotto: 56
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
RUOPPOLO GIUSEPPE (1629 - 1693) Natura morta di pesche, uva e meloni. Olio su tela. Cm 81,00 x 65,00. Comunicazione scritta di Nicola Spinosa.
Piuttosto scarsi sono i dati documentari su questo specialista di nature morte che il De Dominici ritiene essere nipote di Giovan Battista. La sua formazione è ipotizzabile solo attraverso l\’\’\’\’esame stilistico delle opere, che rivelano la conoscenza della produzione dello zio insieme ad un influsso della prima maniera di Giuseppe Recco; proprio con quest\’\’\’\’ultimo si sono verificate incertezze attributive a causa della forte relazione stilistica e della firma per iniziali, GR, che li accomuna. Per tale ragione la ricostruzione del suo corpus pittorico ha preso avvio dai dipinti firmati per esteso.
In questa grande tela si riscontra la propensione del pittore a raffigurare la frutta in modo meticoloso, prestando moltissima attenzione agli effetti di rifrazione luministica secondo un gusto naturalistico tipico del retaggio caravaggesco diffuso nella cultura napoletana.
La pennellata è fluida e carica di colore, la regia spaziale è magistralmente orchestrata e i vari piani compositivi sono collegati secondo un abile gioco di direttive costituite dal tralcio di foglie di vite disposto diagonalmente al centro del quadro, dall\’\’\’\’inclinazione dei cesti di vimini che rovesciano i grappoli sul terreno, dalla disposizione studiata del corso d\’\’\’\’ acqua che spezza la continuità del piano d\’\’\’\’appoggio e dal cassone sullo sfondo che sorregge il luminosissimo gruppo di pesche.
Come si comprende non si tratta della tipica composizione su piani successivi tipica del principio del Seicento; con questa natura morta ci troviamo davanti ad un\’\’\’\’opera di passaggio, già ambientata in un esterno, ma spogliata di tutti gli attributi che arricchiranno le opere del Ruoppolo in fasi più avanzate, attentamente controllata nella disposizione ma vibrante di un forte dinamismo interno.
Da un punto di vista cronologico si può situare questa tela in un momento giovanile, ina fase vicina ai modi dello zio e del Recco.

Bibliografia comparativa
L. Salerno La natura morta italiana, Roma 1984, pp. 228-229;
N. Spinosa La pittura napoletana del '600, Milano 1984;
R. Middione, Giuseppe Ruoppolo, in La natura morta in Italia, a cura di F. Zeri, Milano 1989, II, pp. 923-925, n. 16.
Giuseppe Ruoppolo - Meloni, Anguria, Uva, Mele, Melograno, Cestino Di Fichi, Cesto Di Pesche

Giuseppe Ruoppolo - Meloni, Anguria, Uva, Mele, Melograno, Cestino Di Fichi, Cesto Di Pesche

Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 230
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
230
Giuseppe Ruoppolo
Napoli 1630? - 1710
Meloni, anguria, uva, mele, melograno, cestino di fichi, cesto di pesche,
cesto d'uva, anfora in maiolica e conigli in un paesaggio
olio su tela, cm 116x171,5.
Provenienza:
Milano, Galleria Schettini (etichetta al retro)
Collezione privata
Le notizie relative alla biografia e alla personalità di Giuseppe Ruoppolo non
sono ad oggi del tutto chiare, fattispecie peraltro comune ad una parte dei
\\“generisti\\” della natura morta napoletana del XVII secolo. Svariati sono i
punti da indagare nell'intera realtà napoletana sin dai primi decenni del XVII
secolo: dai rapporti tra i \\“generisti\\” e i pittori di \\“figure\\” - a cui la critica ha
ascritto collaborazioni non sempre condivisibili o auspicabili riguardo agli
inserti di \\“natura in posa\\” in opere di più ampio respiro, raffiguranti storie
sacre o profane - alla definizione di personalità di cui ancora oggi non è ben
delineato il \\“corpus\\” pittorico di riferimento - in primis Giacomo Recco -,
fino alla condivisione di attribuzioni spesso avanzate sulla base della mera
analisi stilistica, che hanno portato fino ai giorni nostri problematiche aperte
in merito all'assegnazione di opere considerevoli, tra cui spicca sicuramente
la grande composizione del Maestro di Palazzo San Gervasio, che ha visto
nel corso del tempo un susseguirsi di riferimenti, ultimo fra tutti quello a
Luca Forte, avanzato oggi dalla letteratura più autorevole (cfr. N. Spinosa,
Natura \\“in posa\\” nella Napoli del Seicento: progressi e ritardi negli studi\\”, in
V. Damian, L'OEil gourmand. Percorso nella natura morta napoletana del XVII
secolo, Parigi, Gallerie Canesso, 2007).
La figura di Giuseppe Ruoppolo si inserisce nel panorama della capitale
viceregnale della seconda metà del XVII secolo; le notizie circa la sua
biografia sono riconducibili al contributo di Bernardo De Dominici, che cita la
data di morte del pittore, sopraggiunta nel 1710, quasi ottantenne, e lo
menziona quale nipote del contemporaneo Giovanni Battista Ruoppolo,
sebbene tale grado di parentela oggi non sia accertato (cfr. B. De Dominici,
Vite de' pittori, scultori ed architetti napoletani, III vol., Napoli 1742-1745).
Alla penuria di notizie biografiche, tuttavia, si oppone il nutrito \\“corpus\\”
pittorico di riferimento, che prende le mosse da svariate opere firmate, in cui
non è difficile delineare la personalità artistica del pittore.
L'attività di Giuseppe Ruoppolo, confusa sovente con quella di Giovanni
Battista, al quale tradizionalmente se ne accostavano i lavori, eredita il
naturalismo dell'attività tarda di Luca Forte, per l'attenzione nella resa degli
\\“inserti in natura\\” e per l'impaginazione degli stessi all'interno di tele di
grande formato. Gli aspetti più intimisti, invece, sono da ricondursi alla prima
attività di Giuseppe Recco, vuoi per la resa cromatica dei soggetti, vuoi per
l'interpretazione in chiave barocca degli spazi, che iniziano a prestare
attenzione ad intenti particolarmente scenografici delle composizioni.
La tela presentata si inserisce in tale contesto storico culturale, e racchiude
tutta la complessità iconografica degli intenti del naturalismo da un lato, e
barocchi dall'altro.
La composizione è suddivisa - come sovente accade nelle pitture di tal
genere - sia dall'anguria tagliata in prossimità del centro della tela, che
dall'anfora in maiolica, che divide gli agglomerati di frutta all'interno della
scena. Se l'inserimento di oggetti in maiolica non è affatto nuovo -
come testimoniano altre tele coeve, tra cui Cedri, mandarini,
tazza in maiolica decorata in blu e biscotto (olio su tela, cm
72,5x98,2; cfr. N. Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli.
Da Mattia Preti a Luca Giordano. Natura in posa, Prismi
Editrice Politecnica, Napoli 2011, n. 346, p.
294) - nel caso in esame l'anfora
posta al centro della composizione
assume un ruolo di maggiore
imponenza rispetto al caso citato;
accanto a ciò si segnala anche l'originalità
delle decorazioni a motivi antropomorfi
dell'oggetto, rispetto ai più comuni motivi
fitomorfi, caratteristica che rimanda ad
una decorazione sicuramente
d'invenzione. Come anche
d'invenzione è il
paesaggio retrostante la
composizione raffigurata
teso a conferire ulteriore
risalto agli \\“inserti in
natura\\” con la volontà di
stupire l'osservatore.
Gli intenti ispirati al
naturalismo sono
testimoniati dalla
impaginazione dei meloni
adagiati nella sezione sinistra
della tela, come anche dal
mucchio di mele, che campeggia
appena dietro al melograno tagliato,
oltre ai grappoli d'uva ancora provvisti di
tralci e pampini, contenuti della grande
cesta.
L'inserimento della scena in un
paesaggio trova altri lavori di
Giuseppe Ruoppolo direttamente
confrontabili con la tela presentata,
tra cui Rame, cesto, frutta, giglio e
pappagallo in un giardino con fiori (olio su tela, cm 101x136; cfr. N.
Spinosa, op.cit., n. 347, p. 295), in cui l'impaginazione e la varietà degli
elementi rappresentati - che sposa, come la tela qui presentata, gli
elementi tardo naturalisti e i primi intenti barocchi - potrebbe suggerire, per
quanto difficoltosa oggi possa risultare un'ipotesi di datazione della tela, un
riferimento alla prima maturità del pittore, a cavallo tra la seconda metà
degli anni Sessanta e i primi anni Settanta.
Giuseppe Ruoppolo - Pesche, Un'anguria Aperta, Una Tartaruga,sorbe, Susine, Fichi, Una Zucca, E Crisantemi E Zagare In Unabrocca Di Terracotta; E

Giuseppe Ruoppolo - Pesche, Un'anguria Aperta, Una Tartaruga,sorbe, Susine, Fichi, Una Zucca, E Crisantemi E Zagare In Unabrocca Di Terracotta; E

Originale
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 99
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
99. Giuseppe Ruoppolo (Napoli 1631 - 1710)
Pesche, un'anguria aperta, una tartaruga,sorbe, susine, fichi, una zucca, e crisantemi e zagare in unabrocca di terracotta; e
Garofani in un vaso di maiolica, mele, uve e un cardo su unaroccia, in un paesaggio agreste
olio su tela
cm 68 x 82
Firmato: 'Gius. Roppoli' (sulla brocca, il primo) (2)
Sulla figura di Giuseppe Ruoppolo, nipote del piùnoto Giovan Battista, cf. ora G. De Vito,
Giuseppe Ruoppoli(o)contemporaneo di Giovanni Battista,
in '
Ricerche sul '600napoletano
', 2005, pp. 7-26; Idem,
È Giuseppe Ruoppolo ilMonogrammista GRV?,
in
'Ricerche sul '600napoletano'
, 2009, pp. 59-70.
Nei due dipinti qui offerti - specialmente nel secondo - siosservano sia il rapporto molto stretto con le composizioni e conil trattamento degli oggetti tipico di Giovan Battista Ruoppolo;sia una attenzione alle invenzioni di Paolo Porpora, esemplificatadalla presenza della tartaruga nel primo dei due dipinti; sia conle invenzioni di Abraham Brueghel, dalle quali è tratto il gustodelle angurie aperte e del voluto disordine nella distribuzione deifrutti.
Il ductus grafico della firma sul primo dipinto è molto simile aquello della firma di un dipinto su vetro pertinente ad un pendantreso noto dal De Vito (cf. ora G. De Vito,
Giuseppe Ruoppoli(o)contemporaneo di Giovanni Battista,
cit., pp. 16-17, figg.4-7).
Il lotto è corredato da una perizia in copia del professorFerdinando Bologna, datata 12 luglio 1967. Lo studioso, rimarcandola rilevante qualità delle opere qui offerte, le riferivaall'attività giovanile dell'artista, intorno 1670, come dimostraanche la presenza della firma.
Il lotto è offerto con Attestato di Libera Circolazione.
This lot is sold with a valid Export License.
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Rame E Peltro

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Originale
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 227
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
227
Giuseppe Ruoppolo
Napoli 1631 - 1710
a) e b) Natura morta con bacili e utensili da cucina in
rame e peltro
olio su tela, cm. 59x94
Tradizionalmente considerate opere di Giovanni
Battista Recco i due dipinti sono stati recentemente
riferiti, pur con qualche riserva, a Giuseppe Ruoppolo
da Alberto Cottino in una comunicazione scritta al
proprietario del 6 novembre 2006. Il termine di
confronto più prossimo è costituto da una tela
recentemente pubblicata da Giuseppe De Vito
(Di alcuni aspetti della natura morta napoletana del
Seicento, in \\“Paragone\\” 2003, pp. 146-150) passata
all'asta Finarte del 20 novembre 2001 (lotto 38) in
coppia con un'altra tela anch'essa raffiguranti rami
ed utensili di cucina. Il dipinto, firmato G. Ruoppoli,
presenta la stessa struttura compositiva e gli stessi
caratteri stilistici nella rappresentazione degli oggetti
delle due tele qui presentate con gli oggetti distribuiti
su diversi piani su cui la luce gioca creando effetti
virtuosistici e raffinati riflessi.
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