Descrizione:
LOTTO N. 95
MICHAEL PACHER
Brunico 1430/35 – Salisburgo 1498
Cristo Crocifisso Scultura lignea con tracce di policromia, cm. 110x107
Il corpo, descritto nei particolari anatomici con minuziosità e accuratezza quasi scientifiche, nel momento dello spasmo, trasmette all’osservatore la tensione ed il senso della drammaticità del momento mistico della Crocifissione. Le scalpellature e le levigature date dall’artista donano alle membra una delicata luminosità vibrante nello spazio intorno alla figura. Il volto è incorniciato da una folta barba e da fluenti ciocche trattenute dalla corona di spine che assume qui una foggia quasi decorativa, esasperando in senso ancora gotico la bellezza del ritratto. Il perizoma è magistralmente eseguito, lasciando percepire il movimento che il vento imprime al tessuto leggero.In quest’opera vengono sublimati gli elementi di due momenti storico-artistici consecutivi, quali il Gotico e il Rinascimento, qui uniti in una raffinata fusione. Pacher, artista di confine, è latore di messaggi contrapposti: l’esperienza rinascimentale veneta con artisti come Giovanni Bellini, Paolo Uccello, Andrea Mantegna e soprattutto quello straordinario innovatore della scultura italiana che fu Donatello e, dall’altra parte, il mondo ancora Gotico delle Scuole di Vienna e Salisburgo. Scultore, intagliatore, pittore, artista della più alta spiritualità, le cui figure fremono di una grandiosa polifonia di linee, Pacher è stato capace di infondere a quest’opera lignea un raro effetto di cromatismo e vitalità pittoriche. Originario della Pusteria Michael Pacher fu pittore, oltre che scultore ed ebbe modo, durante il suo apprendistato, di conoscere l’arte di Hans Multscher, autore dell’altare di Vipiteno, intriso di elementi stilistici provenienti dall’Alto Reno e dalla Svevia. E’ probabile che successivamente egli abbia intrapreso un viaggio in Italia, lo dimostrano i suoi disegni, ispirati alla nuova concezione spaziale e prospettica che compare negli affreschi padovani di Andrea Mantegna, e una solidità plastica ed una forza espressiva colma di umanità, sconosciute alla tradizione germanica che pervadevano le sue composizioni. La prima opera datata a noi nota (1471), è l’altare della parrocchiale di Gries, a Bolzano; nel grande 95 pannello centrale, sormontato da un fregio gotico con elementi traforati ed archi ogivali incrociati, il Padre Eterno e Gesù incoronano Maria fra angeli musicanti, S. Michele e S. Erasmo. Le portelle, mutilate di due dei quattro riquadri originari, presentano: a sinistra l’Adorazione dei Magi, a destra l’Annunciazione. Il 13 dicembre dello stesso anno, il Pacher sottoscrisse il contratto per un grande dossale d’altare dedicato a S. Volfango, sull’Abersee, presso Salisburgo, terminato dieci anni più tardi. Qui lo stile appare più maturo, con innovazioni decisive. L’altare chiuso presenta quattro pannelli, con Scene della vita di S. Volfango, fra le statue di S. Giorgio e S. Floriano; aperto, otto pannelli con Episodi della vita di Cristo; la predella chiusa contiene due tavole con i Padri della Chiesa; apertamostra un bassorilievo con l’Adorazione dei Magi. Tuttavia l’arte migliore dell’artista pusterese la si ritrova negli altari più tardi, ora smembrati, di Salisburgo e Bressanone, in cui emerge maggiormente l’efficacia della narrazione, la vivezza delle scene, la complessità dell’apparato architettonico. Considerato per l’arte germanica, il più importante mediatore della cultura figurativa italiana, prima dell’avvento del Dürer, riuscendo a far coesistere elementi nordici tipici del gotico e fermenti di chiara origine umanistica, Michael Pacher muore nel 1498 mentre è ancora intento all’opera di Salisburgo con l’aiuto di Marx Reichlich.
STIMA 120.000-140.000
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