Giacomo Manzu

Italy (Bergamo 1908Ardea, Roma 1991 ) - Opere
MANZU Giacomo Volto Di Donna

Minerva Auctions /15-apr-2014
200,00 - 300,00
Non aggiudicato

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Giacomo Manzu - Senza Titolo

Giacomo Manzu - Senza Titolo

Originale 1991
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Numero di lotto: 545
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GIACOMO MANZU' Senza titolo. TECNICA MISTA SU CARTA altezza: 19,5 cm larghezza: 33 cm MANZU' GIACOMO (1908 - 1991) Senza titolo. Tecnica mista su carta. Cm 33,00 x 19,50. Firma al centro a matita. Provenienza: collezione dell'artista Piero Maggioni; Collezione privata, Bergamo. Cornice presente
Giacomo Manzu - Senza Titolo.

Giacomo Manzu - Senza Titolo.

Originale
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Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 38
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GIACOMO MANZU' Senza titolo. TECNICA MISTA SU CARTA altezza: 19,5 cm larghezza: 33 cm MANZU' GIACOMO (1908 - 1991) Senza titolo. Tecnica mista su carta. Cm 33,00 x 19,50. Firma al centro a matita. Provenienza: collezione dell'artista Piero Maggioni; Collezione privata, Bergamo. Cornice presente
Giacomo Manzu - Cardinale Seduto

Giacomo Manzu - Cardinale Seduto

Originale
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Numero di lotto: 118
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MANZU Giacomo Bergamo 1908 - Ardea 1991 Cardinale seduto, 2001 bronzo cm. 40.7 x 23.5 x 20 Opera del 1948, fusa postuma nel 2001 #Edizione di 9 esemplari #Fuso presso la Fonderia Venturi Arte, Cadriano (BO) #Punzone 'Manzù, postumo' (al retro) Certificato di autenticità a cura di Inge Manzù
Giacomo Manzu - Volto Di Donna

Giacomo Manzu - Volto Di Donna

Originale 1954
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Numero di lotto: 18
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&#945 18. Giacomo Manzù (Bergamo 1908 - Roma 1991) - Volto di donna, 1954 litografia, es. P.A., (dalla tiratura limitata a pochissime prove d’artista), cm 54 x 38 (misure del foglio) Firma e data a matita lungo il margine inferiore Timbro a secco all’angolo inferiore destro della Libreria Prandi, Reggio Emilia Tracce di adesivo cartaceo al verso del margine superiore BIBLIOGRAFIA: cfr. A. Ciranna, Giacomo Manzù, catalogo delle opere grafiche [incisioni e litografie], 1929-1968, Editore A. Ciranna, Milano, 1968, nn. 150-169, pp. 189-214 GIACOMO MANZÙ (BERGAMO 1908 - ROME 1991), WOMAN’S PORTRAIT, 1954, LITOGRAPH, NUMBERED P.A., CM 54 X 38 (PAPER SIZE), SIGNED AND DATED IN PENCIL ON THE BOTTOM
Giacomo Manzu - Senza Titolo.

Giacomo Manzu - Senza Titolo.

Originale
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Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 214
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GIACOMO MANZU' Senza titolo. FOTOLITOGRAFIA MANZU' GIACOMO (1908 - 1991) Senza titolo. Fotolitografia. . Esemplare 592. Riproduzione fotolitografica dell' opera originale "T" eseguita per la serie "L 'alfabeto " di Bolaffi arte. Firma originale in basso a matita.Ed, BolaffiArte. Anni '70. Timbro a secco BolaffiArte in basso a sinistra. Tiratura al retro.

LA BIOGRAFIA DI Giacomo Manzu

MANZ Ù Giacomo, pseudonimo di Manzoni Giacomo, scultore italiano, nato a Bergamo il 22 dicembre 1908.
La prima produzione di Manzù, iniziata alla fine degli anni Venti, si caratterizza per quel gusto del "primitivo" che domina la cultura del tempo, nel ritorno a forme prerinascimentali ed arcaiche, il quale in scultura si configura come frattura con il verismo ottocentesco e la tradizione eroica michelangiolesca.
In particolare nell'ambiente milanese, dove Manzù si trasferisce definitivamente nel Trenta, determinanti sono le idee di Carlo Carrà, teorico della rinascita di un'arte sacra moderna.
Il noto artista e critico è uno di primi estimatori di Manzù e lo segue con attenzione fin dagli esordi, sulle pagine dell'"Ambrosiano".
Vicino a Carrà ed al movimento "modernista", che in Francia faceva capo alle idee mistiche del filosofo Jacques Maritain, lavorano veri giovani artisti come il pittore Tullio Garbari, la cui chiarezza e semplicità di stile si avvicina molto a quella del primo Manzù nel voler comunicare i valori spirituali della tradizione cattolica.
La scultura egizia, Donatello, Picasso e Derain sono i riferimenti stilistici suggeriti da Giovanni Scheiwiller nella prima monografia dedicata all'opera di Manzù nel 1932.
Dal 1932 al 1935 l'artista è impegnato nel lavoro di decorazione per l'Università Cattolica e per la sede della V Triennale di Milano sui progetti dell'architetto Giovanni Muzio.
Nel 1933 Manzù tiene una prima mostra personale a Selvino, vicino a Bergamo, con la presentazione di Piero Bargellini, illustre cultore della tradizione cattolica.
Nel 1934 con l'opera "Gesù e le Pie Donne" vince il premio Grazioli dell'Accademia di Brera per lo sbalzo ed il cesello.
Sono questi gli anni in cui Manzù inizia ad allontanarsi dalle prime tematiche, creando una serie di testine femminili in cera ed in bronzo sull'esempio di Medardo Rosso, grande interprete intimista e sentimentale dello "sfumato" in scultura.
In questi ritratti Manzù coglie in particolare le espressioni dei volti attraverso una diversa modulazione della materia, che capta la luce con un tocco sempre più agile e vibrante.
Questa sua nuova produzione viene presentata da Carlo Carrà nella personale del 1937 alla Galleria La Cometa, che a Roma rappresentava il centro della cultura "di fronda" rispetto all'arte ufficiale.
Nel successivo viaggio a Parigi del 1938, Manzu approfondisce i propri interessi sulla grande tradizione scultorea francese di Rodin, Despiau, Maillol e Degas.
1938 - 1948.
Questo decennio è caratterizzato da un forte impegno sociale nell'opera di Manzu e da un'attiva partecipazione a manifestazioni pubbliche, partecipazione che raggiunge il suo culmine nel 1948, alla XXIV Biennale di Venezia, dove è insignito del Primo Premio per la Scultura, ex aequo con Henry Moore.
Il più alto riconoscimento della cultura italiana viene così conferito allo scultore, che, negli anni di guerra, aveva espresso con opere di alta qualità una lotta contro la guerra ed il sopruso del potere nazista.
Dal 1938 al 1943 Manzù emerge per la qualità del proprio lavoro e per la partecipazione al fermento di contestazione contro il regime fascista implicato nella guerra.
Nel 1938 ha la prima Sala Personale alla XXI Biennale di Venezia, e, nel 1939, alla III Quadriennale di Roma espone la prima fusione in bronzo del "Cardinale" ed il "David", che vengono notati come capolavori di equilibrio compositivo nelle piccole dimensioni, in contrasto con la monumentalità della scultura ufficiale.
Nel 1939 partecipa alla seconda mostra di "Corrente" a Milano, gruppo che riuniva molti dei giovani artisti con i quali aveva lavorato fin dagli inizi, come Aligi Sassu e Renato Birolli, e che ora, uniti dal comune intento di fare dell'impegno politico un impegno artistico, proponevano un realismo di vita vissuta in opposizione alla retorica trionfalistica del regime.
Manzù, coerente con le idee del gruppo, espone le prime formelle in bronzo delle "Crocifissioni" nella personale alla Galleria Barbaroux di Milano, nel 1941, in cui il tema sacro è preso a simbolo di protesta contro la guerra, sollevando accese polemiche nell'ambiente politico ed ecclesiastico.
Nel 1942, per i noti fatti di guerra, è costretto ad allontanarsi da Torino, dove insegna scultura all'Accademia Albertina (precedentemente, dal 1940, aveva insegnato all'Accademia di Brera a Milano) e si ritira a Clusone, vicino a Bergamo.
Nel 1943 è tra i personaggi più eminenti nella ripresa dell'attività artistica a Roma; viene presentato in una mostra alla Galleria dello Zodiaco da Alberto Moravia e vince il Gran Premio della IV Quadriennale per il "Ritratto di Francesca Blanc".
Nell'ambito dell'attività grafica, che si farà sempre più intensa, sono da ricordare le illustrazioni del maestro per le poesie di Giuseppe Ungaretti, "Le Erbe", pubblicate nel 1942, e le acqueforti per le "Georgiche" di Virgilio, edite nel 1948.
Lionello Venturi lo presenta nella personale di Palazzo Reale a Milano, nel 1947, dove vengono presentati i vent'anni della sua attività con circa cinquanta sculture ed un centinaio di disegni.
Manzu dedica la mostra "alla memoria di tre grandi scultori scomparsi recentemente: Ernesto De Fiori, Charles Despiau, Aristide Maillol", definendo la propria poetica nella linea figurativa di congiunzione tra la cultura del Novecento e quella dell'Ottocento.
In occasione di questa retrospettiva iniziano le polemiche dei giovani che nel dopoguerra si stavano orientando verso l'astrattismo internazionale e i verso maestri italiani, quali Magnelli, Licini, Soldati, come i soli rappresentanti della punta d'avanguardia nell'Italia degli anni Trenta.
Tali polemiche diventeranno sempre più accese, fino ad arrivare alla frattura culturale degli anni Cinquanta, tra realismo ed astrattismo.
Nell'ambito di questo dibattito, non senza discussioni, viene assegnato a Manzu il premio alla Biennale del 1948.
Nel terzo periodo della sua attività che va dal 1948 al 1964, Manzù si svolge in stretta correlazione con il tempo creativo della Porta di San Pietro a Roma.
Infatti, vinti i tre concorsi indetti dal Vaticano nel 1947-'48-'49 e ricevuto l'incarico ufficiale nel 1952, solo dal 1961 al 1964 l'artista riuscirà a concludere questa lunga e travagliata impresa con l'esecuzione definitiva del portale.
Sono questi gli anni in cui la fama dell'artista si estende a livello internazionale e la sua attività viene coronata da mostre sempre più numerose in Italia e all'estero e da importanti onorificenze.
Noti studiosi scrivono su di lui, da Giulio Carlo Argan a Cesare Brandi, che dagli anni Quaranta avevano seguito l'artista con recensioni sulla sua opera, a Carlo Ludovico Ragghianti, John Rewald, Franz Fuhrmann, Bernhard Degenhart.
Tra le svariate opere letterarie illustrate da Manzù sono da ricordare, per l'alto impegno sociale, le litografie che affiancano le poesie di Salvatore Quasimodo ne "Il Falso e Vero Verde", edito nel 1954.
Nello stesso anno Manzù si dimette clamorosamente dalla cattedra di Scultura a Brera, in polemica con il Ministero della Pubblica Istruzione, per il rifiuto del progetto di riforma delle Accademie di Belle Arti presentato dal maestro, e accetta l'incarico di insegnante di scultura alla International Sommerakademie di Salisburgo, dove tiene i corsi insieme al pittore Oskar Kokoschka, dal 1954 al 1960.
A Salisburgo, la Galerie Welz gli organizza una serie di mostre in importanti musei della Germania e all'estero.
Dal 1955 al 1958, Manzù si dedica alla realizzazione del portale della Cattedrale di Salisburgo, che imposta sul tema dell'amore.
Alla fine degli anni Cinquanta la collaborazione con la fonderia MAF di Milano gli consente di creare un maggior numero di sculture e di ampliare in forme monumentali le immagini della propria arte, che imposta, nel 1956, sul nuovo tema della "Madre con bambino".
Nel 1958 sale al soglio pontificio Papa Giovanni XXIII, bergamasco, che aveva già in precedenza conosciuto l'artista quando era Patriarca di Venezia.
La liberalità del Papa e la simpatia che si instaura tra i due personaggi, fa sì che il progetto della porta di San Pietro, iniziato sul tema del "Trionfo dei Martiri e dei Santi della Chiesa", più volte ripreso e sempre abbandonato, trovi il compimento nel tema della morte, nato dall'ispirazione dell'artista stesso, per espressa volontà del Papa che sblocca così definitivamente l'esito dell'opera.
Manzù allora inizia il lavoro di rielaborazione e, il 28 giugno del 1964, il nuovo Papa Paolo VI inaugura solennemente la Porta di San Pietro.
Contemporaneamente, in occasione della XXXII Biennale di Venezia, gli studi per San Pietro vengono esposti nella Sala Napoleonica, studi che Cesare Brandi pubblica in un approfondito studio sulle diverse fasi del lavoro.
Il 15 ottobre 1964 l'artista si ritira in campagna in una villa nei pressi di Ardea (Roma), nella località denominata Campo del Fico, che oggi, in suo onore, è stata ribattezzata Colle Manzu.
E' qui che Manzù crea i nuovi temi di ampio respiro compositivo, come gli "Amanti", "Giulia e Mileto in carrozza", "Striptease" , in un momento felice della propria esistenza, rallegrata dai due bambini nati dall'unione con Inge Schabel.
Innumerevoli sono le mostre all'estero ed in Italia, i monumenti e le commissioni pubbliche che gli vengono affidati.
Tra le varie onorificenze, nel 1966, gli viene conferito il Premio Lenin "per il rafforzamento della pace dei popoli", che l'artista devolve a favore dei feriti e dei bisognosi della guerra in Vietnam.
Per tale occasione, all'Accademia delle Arti di Mosca e di Leningrado, viene allestita una personale, presentata da Salvatore Quasimodo, a cui fa seguito, nel 1969, una personale al Museo Puskin di Mosca e all'Ermitage di Leningrado.
Dal 1965 al 1968 è impegnato nella realizzazione della Porta della Chiesa di St.
Laurenz a Rotterdam, sul tema della pace e della guerra.
Nel 1969 inaugura il proprio museo, situato alle pendici della rocca di Ardea, la Raccolta Amici di Manzù.
Una nuova attività, la scenografia, lo impegna in questi anni, durante i quali esegue i costumi e le scene di alcune tra le opere più importanti di Igor Strawinsky, Goffredo Petrassi, Claude Debussy Christoph Willibald Gluck, Richard Wagner e Giuseppe Verdi.
Nei bozzetti dei costumi e dei fondali Manzù rivolge un particolare interesse ai colori, stesi a larghe campiture, ed alle materie diverse, come veline increspate e trucioli di legno, che usa per gli effetti plastici.
E' un momento di grande interesse pittorico, una serie di dipinti dai colori brillanti sono esposti, nel 1965, alla Galleria Galatea di Torino, sul tema "Pittore con modella".
Importanti monografie, ricche di documentazione su tutto l'arco della produzione dell'artista, sono pubblicate da John Rewald, nel 1966 in inglese e nel 1974 in italiano, da Mario De Micheli nel 1971, nel 1988 con una nuova edizione ampliata.
Alfonso Ciranna pubblica nel 1968 il catalogo dell'opera grafica; nel 1972 Blida Heynold von Graefe scrive esaurientemente sulla sua attività scenografica.
Grande diffusione ha il libro di Curtis Bill Pepper "An artist and the Pope", edito nel 1968, che viene tradotto in italiano, tedesco, spagnolo e francese.
Nel 1979, in occasione del suo settantacinquesimo compleanno, si tiene una personale all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, nel cui catalogo sono raccolte le rare dichiarazioni che l'artista ha rilasciato nel tempo sulla propria opera.
Nello stesso anno Manzù dona allo Stato Italiano il Museo di Ardea e nel 1982 un cospicuo gruppo di opere vengono destinate all'Accademia Carrara di Bergamo, come omaggio alla città natale dell'artista.
La fama di Manzù arriva fino in Giappone, dove l'artista è considerato uno dei tre "M" della nuova rinascenza della scultura italiana, insieme ad Arturo Martini e a Marino Marini.
Nel 1973 ha una grande personale al Museo d'Arte Moderna di Tokyo e, nel 1984, viene organizzata dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, che ha in cura dal 1979 la Raccolta di Ardea, una mostra itinerante nei più prestigiosi musei del Giappone.
Nella mostra in Giappone vengono presentate le opere iniziali raffrontate a quelle dell'ultima produzione, dal 1979 al 1983, ultima produzione ricca di temi nuovi, come il caravaggesco "Cestino con frutta" in bronzo dorato, la "Tebe", il "Tavolo dell'operaio", il "Muro dell'Odissea" ed "Ulisse e Penelope".
Per tale occasione Manzu dona alla Raccolta di Ardea tre delle nuove sculture: "Pittore con modella", del 1982, la "Tebe distesa", del 1983, il "Cestino con frutta", del 1984, oltre a tre dipinti ad olio degli anni '60.
Un'altra importante mostra a cura della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma presenta l'opera completa di Manzu nel Regno Unito della Gran Bretagna, nel 1987-1988 e, nel 1988-1989, il Comune di Milano dedica una monografica a Manzù, quale illustre cittadino onorario della città.
Nel 1989 viene inaugurata, di fronte alla sede dell'ONU a New York, l'ultima grande realizzazione dell'artista, una scultura in bronzo alta sei metri sul tema della "Madre con bambino".
L'artista muore nel 1991 ad Ardea.
Nella stagione 1991-1992 un'altra ampia retrospettiva in memoriadell'artista, curata dalla Galleria Nazionale, è presentata al Museo deArte Moderno di Città del Messico, con un gran numero di opere tragrafica e scultura, dalla Raccolta di Ardea, da altri prestigiosi museie da collezioni private italiane.
Nel 1993 viene dedicato all'artista un museo nel nuovo Campus Universitario della Tokyo University of Art and Design, progettato dall'architetto Arata Isozaki.

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