Descrizione:
128. Antonio Joli (Modena 1700 circa - Napoli 1777)
Il Campo Vaccino a Roma visto dal Tempio di Saturno, verso la Chiesa di Santa Francesca Romana e l’’Arco di Tito, con il Colosseo sullo sfondo e l’’Arco di Settimio Severo sulla sinistra
olio su tela
cm 120,5 x 166
Provenienza:
Già Roma, Galleria Cesare Lampronti.
Bibliografia:
Galleria Lampronti, 2004, p. 52.
R. Toledano, Antonio Joli, Torino, 2006, p. 132, R. I.6 (Joli con intervento della bottega).
est. €180000 – €200000
Secondo un modulo lungamente collaudato da Joli, l'impianto di questa veduta del Foro Romano dipende pressoché letteralmente dall'opera omonima di Giovanni Paolo Panini a Detroit, The Detroit Institute of Arts, Michigan, un dipinto del 1735 (cfr. F. Arisi,
Gian Paolo Panini,
1986, p. 346, n. 229, illustrato; tra le versioni più note, realizzate da Joli, cfr. ad esempio quella pubblicata da R. Middione,
Antonio Joli, Soncino
, 1995, p. 74, n. 15, tav. a col., già a New York, Sotheby's, 1991; o quella già a Londra, Christie's, 24-V-1991, lotto 82). Alla estrema sinistra del presente dipinto è l'Arco di Settimio Severo a cui succede in profondità il Tempio di Antonino e Faustina (edificato nel II secolo d.C.), del quale cella e pronao furono integrati nella Chiesa di San Lorenzo in Miranda a partire dal VI secolo d.C., e la cui facciata in laterizio fu eretta nel 1601-14 da Orazio Torriani. Alla destra della chiesa si scorgono in sequenza: le colossali arcate a lacunari della Basilica di Massenzio; il Colosseo in secondo piano; più in primo piano la singolare facciata in travertino di ispirazione palladiana della Chiesa di Santa Francesca Romana, costruita da Carlo Lombardi nel 1615, con il campanile romanico dell'edificio; e l'Arco di Tito, che nel dipinto è ancora raccordato al Convento di Santa Francesca Romana da edifici demoliti da Giuseppe Valadier nel 1821. A destra dell'Arco di Tito, sullo sfondo, è la mole dell'Arco di Costantino, visto di fianco; stagliati sul Colle Palatino (sullo sfondo), ancora più a destra, sono ancora visibili gli Orti Farnesiani, il primo orto botanico del mondo, compiuto nel 1625 circa e distrutto dagli scavi archeologici della seconda metà dell'Ottocento. A destra del muro di cinta degli Orti Farnesiani è la facciata della Chiesa di Santa Maria Liberatrice, ricostruita nel 1617 da Onorio Longhi e demolita nel 1899. Più in primo piano, a destra della facciata di Santa Maria Liberatrice (sinistra per chi guarda), sono le tre colonne del Tempio di Castore e Polluce. Chiudono a destra la composizione tre delle otto colonne a fusto liscio e capitello ionico del Tempio di Saturno. Joli, esperto scenografo, amplia e distorce lievemente la focale della veduta e la correlazione proporzionale dei monumenti, alterandone leggermente posizione e dimensioni al fine di poterne consentire la visibilità. Al tempo stesso nel dipinto è perfetta la leggibilità complessiva dell'angolo visuale: tutti gli artifici e le lievi aberrazioni impiegativi non alterano la riconoscibilità del luogo.
Il Foro Romano ci è restituito da Joli nella sua dimensione quotidiana, in un luminoso giorno settecentesco: pastori che sorvegliano le loro greggi, accattoni, passanti in abiti eleganti, una carrozza di lusso preceduta dal suo 'Volante' (una sorta di messo o paggio che precedeva di corsa il veicolo scacciando i postulanti), sono distribuiti nell'area con la distribuzione casuale propria della realtà di tutti i giorni. La veduta di Joli sembra indicare i prodromi di un cambiamento di destinazione di quello che da secoli, ancora ai suoi tempi, veniva chiamato Campo Vaccino - cioè un'area di pascolo e riposo per gli armenti, e dove artigiani e contadini vendevano suppellettile e attrezzi per l'agricoltura - per la compresenza di figure appartenenti a differenti gruppi sociali, ormai legate ad una fruizione sempre più turistica del sito. Già dal 1749, infatti, è possibile constatare - grazie alla 'Veduta del Foro Romano' di Giovanni Paolo Panini a Berlino (cfr. F. Arisi, op. cit., 1986, p. 428, illustrato) - che l'area del Foro destinata agli animali era stata ristretta ad uno spazio più o meno coincidente con gli Orti Farnesiani, dai quali si vedono uscire le greggi, mentre lo stesso Panini nella già citata veduta del 1735 a Detroit aveva raffigurato l'area del Foro gremita di armenti. Evidentemente le logiche del Grand Tour e la vasta clientela di Joli, non di rado costituita da aristocratici inglesi (tra i quali potrebbe esserci anche il presente dipinto, come sembrerebbe indicare la sua provenienza) esercitarono un'influenza sulle sue scelte di vedutista e cronista della vita della strada dei tanti centri italiani in cui lavorò: Venezia, Roma, e Napoli.
Nato a Modena, Antonio Joli costruì una carriera di grande successo, viaggiando molto in Italia e soggiornando anche a Londra tra il 1744 e il 1748 circa. Al suo ritorno in Italia fu molto influenzato da Giovanni Paolo Panini, che imitò con grande abilità soprattutto in 'Capricci' di stile antichizzante come quelli oggi conservati alla Reggia di Caserta. Nella sua maturità fu Scenografo Reale della Corte di Napoli, conseguendo anche in questo campo grandi successi. Tra le sue opere maggiori degli anni napoletani sono i due grandi 'Momenti della partenza di Carlo VIII di Borbone per la Spagna' en pendant, noti attraverso varie versioni tra cui quelle a Napoli, Uffici della Prefettura.
Il presente dipinto è provvisto di licenza temporanea d'importazione in corso di validità.
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