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Antonio Joli De Dipi

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Italy ( 1700 1777 ) -  Dipinti
JOLI DE DIPI Antonio Capriccio Con Scena Di Porto

Porro & C. / 21-ott-2009
25.000,00 - 30.000,00
Non aggiudicato
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127

Alcune opere di Antonio Joli De Dipi

Estratte tra le 127 opere nel catalogo di Arcadja

Antonio Joli De Dipi - Veduta Di Napoli Dal Vesuvio

Originale 1760
 
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 68
Altre OPERE IN ASTADescrizione:
Antonio Joli (Modena 1700-1777 Napoli) Veduta di Napoli dal Vesuvio olio su tela 145,5x258 cm. Iscritto "Veduta presa dal Salva (?)/Sul Monte Vesuvio/Ant.o Joli1760" in basso a destra Inedita e non documentata per provenienza, questa straordinariaveduta di Napoli dalle pendici del Vesuvio si aggiunge alle treattualmente identificate (R. Toledano, Antonio Joli:Modena1700-1777 Napoli, Torino 2006, N.II.1,2,3)e ad altre due note solograzie a vecchie riproduzioni, che ne condividono l'impianto e ilpunto di vista. L'iscrizione apposta all'angolo inferiore destro, che riproduceverosimilmente una scritta più antica forse al verso della telaoriginale, ne certifica l'esecuzione nel 1760 con sicuro anticiposulle altre versioni note che, per diversi motivi, appaionodatabili nei primi anni Settanta. Di poco inferiore per dimensioniall'esemplare nel museo di San Martino a Napoli, e appena piùgrande di quello nella raccolta di Banca Intesa, entrambicaratterizzati dall'atmosfera dorata che avvolge l'area dei CampiFlegrei, il nostro dipinto ne differisce sostanzialmente perl'assoluta nitidezza con cui, nella luce fredda di un mattinoinvernale, la città e la costa sono indagate con tratto sicuro edesattamente descritte fino all'orizzonte, peraltro esaltatodall'impeccabile stato di conservazione. Dichiarato nella citata iscrizione come posto sul monte Vesuvio, ilpunto di vista è stato più esattamente identificato in una localitàattualmente nota come "Belvedere" nei pressi del complessomonastico di San Vito, a monte del casale di San Giorgio a Cremano(cfr. M. Furnari, "Urbis Neapolitanae Delineatio", in All'ombra delVesuvio. Napoli nella veduta europea dal Quattrocentoall'Ottocento. Catalogo della mostra, Napoli 1990, pp. 50-51).Presa da un'altitudine di circa duecento metri, la veduta mostra lacittà nella sua intera estensione, descrivendola minuziosamente dalponte della Maddalena, con l'adiacente quartiere detto de'Cavalli,fino alle isole di Ischia e Procida oltre i Campi Flegrei. Inarcatasul golfo solcato da navi, la città è conclusa all'interno dalleemergenze collinari coronate dal complesso della Certosa di SanMartino e dal nuovissimo palazzo di Capodimonte. Ai piedi dellaterrazza corre la striscia di litorale compresa tra la Marinella ePortici in cui si riconoscono i mulini, la chiesa di Sant'Iorio ela parrocchia di Portici, oltre a diverse costruzionirustiche. Come è noto, la stessa immagine della città è incisa alla basedella cosiddetta "Pianta Carafa", ovvero la "Mappa topograficadella città di Napoli e de'suoi contorni" progettata e fattaeseguire da Giovanni Carafa, Duca di Noja, e pubblicata nel 1775 aconclusione di una travagliata gestazione (cfr. A. Blessich, in"Napoli Nobilissima" IV, 1895, pp. 183-85; V, 1896, pp. 74-77).Nato nel 1715 e già nel 1738 titolare dell'insegnamento di ottica ematematica presso lo Studio di Napoli, Giovanni Carafa avevapubblicato nel 1750 la Lettera ad un amico contenente alcuneconsiderazioni sull'utilità e gloria che si trarrebbe da una esattacarta topografica di Napoli e del suo Contado in cui, attraverso laproposta di tracciare una mappa della città più grande d'Italiaquale strumento conoscitivo e progettuale, possiamo leggere unadelle più ampie discussioni pubblicate nel Settecento sui problemiurbanistici, economici e politici della capitale del regno (cfr. F.Venturi, Settecento riformatore, I. Da Muratori a Beccaria1730-1764, Torino 1969, pp. 545-49). Sebbene il 29 aprile 1750 ilDuca si fosse impegnato con la magistratura cittadina a portare atermine il suo progetto in soli due anni e mezzo, la piantamonumentale composta di trentacinque fogli vide la luce solo nel1775 dopo ripetute dilazioni e rinnovati accordi ma, soprattutto,sette anni dopo la morte del suo ideatore, avvenuta nel 1768. È del tutto verosimile che il dipinto di Antonio Joli quipresentato si riferisca a questo progetto, così tipico dell'Età deiLumi. Al limite della terrazza, il personaggio intento a rilevarela costa con "l'ingegnosissimo metodo della tavoletta e dellivello" (Lettera... 1750) è senza dubbio il gromatico Vanti,citato come assistente del Duca e autore dell'intera delineazionegeometrica; al centro, tre personaggi tra cui probabilmente il Ducastesso dispiegano una mappa, commentandola. Sappiamo peraltro chenel 1760, anno del nostro dipinto, l'esecuzione della pianta erasufficientemente avanzata perché se ne potesse progettare lastampa. Già nel 1756 erano infatti iniziati i lavori di incisioneda parte del romano Pietro Carafa; nel gennaio 1761 alcune letterescritte da Napoli da Luigi Vanvitelli si riferiscono ai campioni dicarta richiesti a Roma per conto del Duca: "...per fare soloduemila impressioni della pianta della città, per ognuna di numerotrentacinque fogli, vi occorrono 70.000 fogli che va in circa 4.550scudi romani..." (Le lettere di Luigi Vanvitelli dalla BibliotecaPalatina di Caserta. A cura di Franco Strazzullo, Galatina 1976,lettere 831-32). È dunque in questo contesto che Antonio Joli esegue il disegno perla veduta prospettica della città destinata a completare la mappa,appunto quella che qui vediamo dipinta quindici anni prima dellaconclusione di quel progetto. L'artista modenese era tornato a Napoli nel 1759, dopo un soggiornoa metà del sesto decennio principalmente legato all'esecuzionedelle vedute della città commissionate da Lord Brudenell. È ancoraLuigi Vanvitelli, curioso di notizie sulla corte spagnola presso laquale era stato invitato, ad informarci del fatto che Antonio Joli"che dipinge bene di prospettive di Teatri ed anche le vedute sullostile di... nostro padre... se ne ritornò di Spagna e ora sta inNapoli" (Lettera 634, 21 aprile 1759). Oltre a dipingere la piùantica veduta dei templi di Paestum da poco riscoperti, nel 1759Joli riceve l'incarico per la raffigurazione della partenza diCarlo di Borbone per la Spagna che replicherà in diversi esemplari,mentre nel 1760 firma e data una veduta di Napoli da Oriente.Nominato scenografo di corte nel novembre 1762, Joli si trasferiscedefinitivamente a Napoli dove sarà responsabile del teatro reale eautore di numerose vedute della città quale sfondo di parate e dicerimonie ufficiali, replicate anche per le principali corteeuropee. È appunto il giovane sovrano Ferdinando IV a distinguere con la suapresenza le altre versioni note della veduta di Napoli dal Vesuvio,verosimilmente a partire dal più importante esemplare nel museo diSan Martino. Accompagnato da gentiluomini della corte e in costumeda caccia, il suo passatempo preferito, il re riceve l'omaggio didiversi personaggi al centro della terrazza belvedere. Nato nel1751, Ferdinando compare sempre in età adulta e quindi non primadella fine degli anni Sessanta o all'inizio del decenniosuccessivo, offrendo un riferimento cronologico per l'esecuzione diquesta serie di vedute circa dieci anni dopo l'esemplare quiofferto.

Antonio Joli De Dipi - Veduta Del Golfo Di Genova

Originale
 
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 132
Altre OPERE IN ASTADescrizione:
132. ANTONIO JOLI (Modena 1700 circa – Napoli 1777) Veduta del golfo di Genova Olio su tela, cm 56,2X90,6 Stima € 100.000 - 120.000 Approfondimento dell’opera Provenienza: New York, Asta Sotheby’s 19 gennaio 1984, n. 107. Milano, Galleria Salamon Collezione privata Bibliografia: Antonio Joli, in: Maestri Antichi. Catalogo della pittura italiana dal 300 al 700, a cura di Mia Cinotti, Milano 1985. M. Manzelli, Antonio Joli. Opera pittorica, Venezia 1999, p. 120, n. W 14. R. Toledano, Antonio Joli, Torino 2006, p. 285, n. V.V.X. Vedutista, scenografo, creatore di paesaggi ideati e fantastici, Antonio Joli sintetizza la figura d’artista moderno, versatile, di gusto e frequentazioni cosmopolite. Durante la sua carriera soggiornò a Venezia, Roma, Napoli, Londra, Madrid e l’opera qui presentata, conferma l’esistenza di documenti figurativi eseguiti nel corso dei suoi innumerevoli viaggi. Nel recente studio monografico, Ralph Toledano colloca cronologicamente la tela al 1754, anno del ritorno in Italia del pittore dopo i soggiorni a Londra e a Madrid. La data è altresì confermata dal patrizio veneziano Pietro Gradenigo, che il 13 ottobre 1754 c’informa che “Antonio Jolli, famoso pittore di Scenica e Architettura, dopo cinque anni, anzi otto d’assenza da Venezia, ritornò qui da Madrid e da Londra. Viaggiò all’estero passando da Londra e in Ispagna, non prima del 1746, e ritornò in Italia nel 1754”. A Madrid Joli lavorò per il Teatro Reale della Reggia del Buen Ritiro e l’ultima scenografia, dedicata al “Eroe cinese” con musiche di Conforto e libretto del Metastasio data proprio al 1754 (Toledano, p. 30, n. 34). Queste notizie suggeriscono che l’artista raggiunse la penisola via mare approdando a Genova e trascorrendo in città un periodo abbastanza lungo da poter dipingere la veduta qui presentata, forse in concomitanza con il soggiorno del gentiluomo inglese John Brudenell, suo committente. Il punto di vista del panorama non si distingue facilmente, ma valutando la posizione della Lanterna, l’angolo visuale del bacino portuale e l’aspetto difensivo del piazzale in primo piano, possiamo riconoscere le “Batterie di Carignano”, composte dalla piazza della Cava e dalle “Batterie di San Giacomo”, dove erano posizionati cannoni e mortai pronti a colpire i bastimenti “che appressansi alla città bombardandola” (Anonimo 1818, p. 299). Per meglio comprendere la geografia del luogo, questa zona fortificata si trovava sotto l’attuale portico pensile di Villa Mylius e la parte terminale di Via Corsica e Via Jacopo Ruffini. Detto ciò si deve riconoscere la rilevanza storico - artistica del dipinto, non solo perché realizzato dal più importante vedutista del XVIII Secolo, ma soprattutto per la rarità d’opere a carattere vedutistico precedenti al XIX Secolo raffiguranti la città di Genova, fatto difficile da spiegare vista la passione per l’arte dei suoi abitanti e l’apprezzamento estetico mostrato dai viaggiatori che visitavano la Superba. In questo dipinto Joli ritrae l’emblema della repubblica marinara rappresentato dalla Lanterna e l’impervia catena montuosa che sovrasta la città. Seguendo la linea di costa riconosciamo la collina di San Benigno, il grande molo d’ormeggio e la linea di mura fortificate che sale sulla dorsale. Il pittore descrive assai bene il bagliore del tramonto, la leggera foschia e gli effetti di controluce con una sensibilità peculiare alle sue creazioni, attente non solo a trascrivere la conformazione e i profili del paesaggio, ma a coglierne anche l’immagine in precise ore del giorno, quando la luminosità dell’aria consente suggestivi effetti pittorici e atmosferici. Bibliografia di riferimento: Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, a cura di Ennio e Fiorella Poleggi, Genova 1974.

Antonio Joli De Dipi - Il Campo Vaccino A Roma Visto Dal Tempio Di Saturno

Originale
 
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 128
Altre OPERE IN ASTADescrizione:
128. Antonio Joli (Modena 1700 circa - Napoli 1777) Il Campo Vaccino a Roma visto dal Tempio di Saturno, verso la Chiesa di Santa Francesca Romana e l’’Arco di Tito, con il Colosseo sullo sfondo e l’’Arco di Settimio Severo sulla sinistra olio su tela cm 120,5 x 166 Provenienza: Già Roma, Galleria Cesare Lampronti. Bibliografia: Galleria Lampronti, 2004, p. 52. R. Toledano, Antonio Joli, Torino, 2006, p. 132, R. I.6 (Joli con intervento della bottega). est. €180000 – €200000 Secondo un modulo lungamente collaudato da Joli, l'impianto di questa veduta del Foro Romano dipende pressoché letteralmente dall'opera omonima di Giovanni Paolo Panini a Detroit, The Detroit Institute of Arts, Michigan, un dipinto del 1735 (cfr. F. Arisi, Gian Paolo Panini, 1986, p. 346, n. 229, illustrato; tra le versioni più note, realizzate da Joli, cfr. ad esempio quella pubblicata da R. Middione, Antonio Joli, Soncino , 1995, p. 74, n. 15, tav. a col., già a New York, Sotheby's, 1991; o quella già a Londra, Christie's, 24-V-1991, lotto 82). Alla estrema sinistra del presente dipinto è l'Arco di Settimio Severo a cui succede in profondità il Tempio di Antonino e Faustina (edificato nel II secolo d.C.), del quale cella e pronao furono integrati nella Chiesa di San Lorenzo in Miranda a partire dal VI secolo d.C., e la cui facciata in laterizio fu eretta nel 1601-14 da Orazio Torriani. Alla destra della chiesa si scorgono in sequenza: le colossali arcate a lacunari della Basilica di Massenzio; il Colosseo in secondo piano; più in primo piano la singolare facciata in travertino di ispirazione palladiana della Chiesa di Santa Francesca Romana, costruita da Carlo Lombardi nel 1615, con il campanile romanico dell'edificio; e l'Arco di Tito, che nel dipinto è ancora raccordato al Convento di Santa Francesca Romana da edifici demoliti da Giuseppe Valadier nel 1821. A destra dell'Arco di Tito, sullo sfondo, è la mole dell'Arco di Costantino, visto di fianco; stagliati sul Colle Palatino (sullo sfondo), ancora più a destra, sono ancora visibili gli Orti Farnesiani, il primo orto botanico del mondo, compiuto nel 1625 circa e distrutto dagli scavi archeologici della seconda metà dell'Ottocento. A destra del muro di cinta degli Orti Farnesiani è la facciata della Chiesa di Santa Maria Liberatrice, ricostruita nel 1617 da Onorio Longhi e demolita nel 1899. Più in primo piano, a destra della facciata di Santa Maria Liberatrice (sinistra per chi guarda), sono le tre colonne del Tempio di Castore e Polluce. Chiudono a destra la composizione tre delle otto colonne a fusto liscio e capitello ionico del Tempio di Saturno. Joli, esperto scenografo, amplia e distorce lievemente la focale della veduta e la correlazione proporzionale dei monumenti, alterandone leggermente posizione e dimensioni al fine di poterne consentire la visibilità. Al tempo stesso nel dipinto è perfetta la leggibilità complessiva dell'angolo visuale: tutti gli artifici e le lievi aberrazioni impiegativi non alterano la riconoscibilità del luogo. Il Foro Romano ci è restituito da Joli nella sua dimensione quotidiana, in un luminoso giorno settecentesco: pastori che sorvegliano le loro greggi, accattoni, passanti in abiti eleganti, una carrozza di lusso preceduta dal suo 'Volante' (una sorta di messo o paggio che precedeva di corsa il veicolo scacciando i postulanti), sono distribuiti nell'area con la distribuzione casuale propria della realtà di tutti i giorni. La veduta di Joli sembra indicare i prodromi di un cambiamento di destinazione di quello che da secoli, ancora ai suoi tempi, veniva chiamato Campo Vaccino - cioè un'area di pascolo e riposo per gli armenti, e dove artigiani e contadini vendevano suppellettile e attrezzi per l'agricoltura - per la compresenza di figure appartenenti a differenti gruppi sociali, ormai legate ad una fruizione sempre più turistica del sito. Già dal 1749, infatti, è possibile constatare - grazie alla 'Veduta del Foro Romano' di Giovanni Paolo Panini a Berlino (cfr. F. Arisi, op. cit., 1986, p. 428, illustrato) - che l'area del Foro destinata agli animali era stata ristretta ad uno spazio più o meno coincidente con gli Orti Farnesiani, dai quali si vedono uscire le greggi, mentre lo stesso Panini nella già citata veduta del 1735 a Detroit aveva raffigurato l'area del Foro gremita di armenti. Evidentemente le logiche del Grand Tour e la vasta clientela di Joli, non di rado costituita da aristocratici inglesi (tra i quali potrebbe esserci anche il presente dipinto, come sembrerebbe indicare la sua provenienza) esercitarono un'influenza sulle sue scelte di vedutista e cronista della vita della strada dei tanti centri italiani in cui lavorò: Venezia, Roma, e Napoli. Nato a Modena, Antonio Joli costruì una carriera di grande successo, viaggiando molto in Italia e soggiornando anche a Londra tra il 1744 e il 1748 circa. Al suo ritorno in Italia fu molto influenzato da Giovanni Paolo Panini, che imitò con grande abilità soprattutto in 'Capricci' di stile antichizzante come quelli oggi conservati alla Reggia di Caserta. Nella sua maturità fu Scenografo Reale della Corte di Napoli, conseguendo anche in questo campo grandi successi. Tra le sue opere maggiori degli anni napoletani sono i due grandi 'Momenti della partenza di Carlo VIII di Borbone per la Spagna' en pendant, noti attraverso varie versioni tra cui quelle a Napoli, Uffici della Prefettura. Il presente dipinto è provvisto di licenza temporanea d'importazione in corso di validità. The present picture is sold with a valid temporary import license.

Antonio Joli De Dipi - Capriccio Con Scena Di Porto

Originale
 
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 45
Altre OPERE IN ASTADescrizione:
45 Antonio Joli Modena, circa 1700 - Napoli 1777 Capriccio con scena di porto olio su tela, cm. 71x92 Il dipinto, inedito, può essere accostato ad opere come la Veduta di fantasia della laguna veneziana già presso la Galleria Cesare Lampronti di Roma (cfr. R. Middione, Antonio Joli, Soncino 1995, pp. 52 -53). Si tratta di dipinti che si collocano in una fase ancora abbastanza precoce del percorso dell'artista modenese, probabilmente sugli inizi degli anni ‘40, quando Joli è a Venezia impegnato come scenografo per i teatri di San Samuele, San Cassiano e Grimani a San Giovanni Crisostomo. Stima: € 25.000/30.000

Antonio Joli De Dipi - Veduta Di San Pietro A Roma E Il Colonnato Del Bernini

Originale
 
Stima:

Prezzo:

Numero di lotto: 14
Altre OPERE IN ASTADescrizione:
Antonio Joli (Modena 1700 - Napoli 1777) Veduta di San Pietro a Roma e il colonnato del Bernini, olio su tela, cm 73 x 118,7 cm, in cornice, (Wo) Provenienza: collezione privata europea Ringraziamo Ralph Toledano per aver confermato l’’’’attribuzione dopo la visione diretta del dipinto. Il dottor Toledano ha datato la presente opera intorno al 1756, periodo successivo al soggiorno di Joli in Spagna. Nato a Modena, Joli ebbe un’’’’importante carriera come pittore di vedute e capricci legata ai suoi innumerevoli viaggi in Europa. Lavorò a Londra intorno agli anni 1744 - 48 e successivamente in Italia, spendendo molto del suo tempo tra Napoli e Venezia, e soggiornando per un periodo relativamente lungo in Spagna. Importante fu l’’’’influenza che Giovanni Paolo Panini ebbe sulla sua crescita come artista. La presente veduta rappresenta San Pietro vista da ovest, con il colonnato di Gian Lorenzo Bernini, al centro della Piazza l’’’’Obelisco Vaticano, portato a Roma da Caligola nel 37 e collocato sulla spina del Circo di Nerone, spostato poi per volere di Papa Sisto V nell’’’’estate del 1586. Ai suoi lati le due fontane, Bernini spostò la fontana esistente del Maderna, costruita in posizione asimmetrica rispetto sia alla facciata della basilica che dell’’’’obelisco, e per fare pendant ne costruì una seconda che fu inaugurata nel giugno 1677.

LA BIOGRAFIA DI Antonio Joli De Dipi

JOLI Antonio nato a Modena nel 1700 e morto a Napoli nel 1777.
Pittore, scenografo e decoratore italiano, fu alliveo a Modena di R.
M.
Rinaldi ed a Roma di G.
P.
Pannini, fu uno degli esponenti della tradizione emiliana dei quadraturisti.
Dipinse vedute italiane e rovine, anche pastiches tratti dalle vedute di Pannini e del Canaletto.
Svolse una notevole attività di scenografo in molti teatri, sia italiani che europei e nella sua ultima fase aderì alle nuove correnti classicistiche.