Alcune opere di Francisco Goya Y Lucientes
Estratte tra le 1,134 opere nel catalogo di ArcadjaLA BIOGRAFIA DI Francisco Goya Y Lucientes
GOYA Y LUCIENTES Francisco pittore e incisore spagnolo (Fuendetodos [Saragozza] 1746 - Bordeaux 1828).
Dopo aver frequentato quindicenne, a Saragozza, lo studio di Josè Luzon y Martinez, un allievo di F.
Solimena, tentò per due volte, con esito sfavorevole, il concorso per l'ammissione all'accademia di S.
Fernando a Madrid.
Dopo alcuni anni di studio presso il Luzon, soggiornò per un breve periodo in Italia.
Nel 1771 rientrò a Madrid e sposò Josefa, figlia del pittore Francisco Bayeu.
Sono di questi anni, oltre alla decorazione della volta della chiesa di Nuestra Senora del Pilar di Saragozza, diversi ritratti, tra i quali quelli della moglie, del cognato e di Don Pedro Alcantara de Zuniga, alcune incisioni e soprattutto i cartoni eseguiti per la manifattura reale degli arazzi (l'Ombrello, il Mercante di ceramiche, la Fiera di Madrid), attenti al gusto brillante della pittura dei Tiepolo, attivi precedentemente in Spagna: tale commissione ottenuta grazie all'interessamento di Rapahael Mengs e del suocero, gli valse vasta popolarità, oltre all'ammissione all'accademia e, nel 1786, la nomina a pittore del re.
Negli anni successivi G.
continuò a lavorare intensamente per la corte e l'aristocrazia spagnola, nonostante una progressiva malattia che nel 1794 lo rese completamente sordo.
Sono di questi anni: l'Albero della cuccagna, l'Altalena, la Famiglia de Osuna (Madrid, Prado), numerosi ritratti di personaggi dell'alta società e le scene di genere dell'Accademia di S.
Fernando, del 1793, che anticipano il gusto fantasioso dei Capricci.
Nel 1795 G.
fu nominato direttore della scuola di pittura dell'accademia al posto del Bayeu e in seguito primo pittore di camera del re, rivelandosi negli anni della maturità artista di profonda sensibilità moderna, sia nel cromatismo acceso, drammaticamente in rapporto con le scene raffigurate, sia nell'essenzialità del disegno, che mai indulge al superficiale accademismo dell'epoca.
Del 1799 è la pubblicazione dei già citati Capricci, una serie di incisioni con le quali G.
volle appoggiare la lotta alla superstizione dilagante nell'ignoranza popolare, condotta da alcuni rappresentanti dell'aristocrazia illuminista madrilena; esemplificativo di questa posizione è l'incisione, giustamente famosa, con l'iscrizione El sueno de la razon produce monstruos.
Nel 1795 aveva dipinto il primo ritratto della Duchessa d'Alba (Madrid, Collezione del Duca d'Alba), l'anno successivo gli stupendi affreschi della cappella di S.
Antonio de la Florida, le Scene di stregoneria commissionategli dal duca di Osuna.
Celebri i ritratti di questi anni, quali quelli della regina Maria Luisa, del cardinale di Borbone, della famiglia di Carlo IV, la Maja desnuda e la Maja vestida del Prado, la serie della Cattura del bandito Maregato, i ritratti di Ferdinando VII del museo di S.
Paolo, della Collezione Thyssen di Lugano e del Prado.
L'invasione napoleonica dettò poi a G.
le drammatiche incisioni dei Disastri della guerra (1810) e le Fucilazioni del 3 maggio 1808 (1814, Museo del Prado), commissionato ed eseguito quest'ultimo dopo la restaurazione, quando il pittore aveva rifiutato di riprendere il posto di pittore di corte.
Negli anni dell'occupazione francese dipinse tra l'altro La portatrice d'acqua e L'arrotino del museo di Budapest, la Fabbrica di polvere dell'Escorial, L'ospedale degli appestati, poi il ritratto di lord Wellington e gli autoritratti del Prado e dell'Accademia di S.
Fernando.
Dopo le incisioni della Tauromachia del 1816, si collocano le opere più severe degli ultimi anni, L'ultima Comunione di S.
Giuseppe di Calasanzio e il Cristo nel giardino degli Olivi, quindi tra il 1820 e il 1822 la serie fantastica, di una fantasia misticheggiante e stregonesca tipicamente spagnola, dei dipinti della sua residenza sul Manzanarre, la Quinta del Sordo, (ora al Prado), con i quali illustrò sulle pareti delle varie stanze scene macabre ispirate ai miti classici (Crono divora i propri figli) o al mondo medievale (Sabba di streghe,Pellegrini), oltre a figure grottesche e mostruose, dette per i soggetti e le tonalità cupe pitture nere.
A seguito della sua adesione alla sollevazione liberale del 1820 per sfuggire alla reazione assolutista del 1824 fu costretto a vivere prima nel ritiro della sua casa di campagna e poi ad accettare l'esilio in Francia.
Stabilitosi a Parigi con l'amica L'ocadie Weiss, e quindi a Bordeaux, G.
continuò a lavorare eseguendo sia le serie di litografie dei cosiddetti Tori di Bordeaux, sia vari ritratti tra i quali quelli di Moratin, di don Santiago Galos, di Juan Bautista Muguiro, la deliziosa Lattaia di Bordeaux del Prado e infine, ultima opera, il ritratto di Josè Pio de Molina.
Figura d'eccezione nel contesto delle poetiche neoclassica e romantica della pittura europea del suo tempo, G.
risultò, per le libere scelte formali, di particolare esemplarità per gli artisti antiaccademici dell'Impressionismo, E.
Manet in particolare, e, per l'impatto emotivo dei soggetti, per tutta la produzione successiva aperta ai temi del visionario.









