Alcune opere di Orazio Gentileschi
Estratte tra le 38 opere nel catalogo di ArcadjaLA BIOGRAFIA DI Orazio Gentileschi
GENTILESCHI Orazio nasce a nel 1563 Pisa da una famiglia di origine fiorentini, il Gentileschi si trasferì giovanissimo a Roma tra il 1576 e il 1578, andando ad abitare in casa di uno zio, capitano delle guardie di Castel Sant’Angelo, di cui adotta il cognome Gentileschi.
Poco prima del 1590 Orazio ha già ottenuto un discreto successo come pittore di affreschi, partecipando ad alcuni dei più importanti cantieri decorativi romani intrapresi durante i pontificati di Sisto V e di Clemente VIII.
Lavora alla decorazione della Biblioteca Sistina in Vaticano e della navata della basilica di Santa Maria Maggiore, esegue una pala d’altare ( per la basilica di San Paolo fuori le Mura ed ottiene commissioni per dipingere affreschi nell’abbazia benedettina di Farfa, in San Giovanni in Laterano, alla Trinità dei Monti e in San Nicola in Carcere.
Intanto, nel 1612, egli aveva dovuto far fronte allo scandalo culminato nel processo contro il pittore Agostino Tassi, il quale aveva sedotto sua figlia Artemisia.
Forse, in seguito a tale vicenda, l'artista parte volontariamente da Roma raggiungendo le Marche dove sono numerose le testimonianze della sua attività.
A partire dalla metà del primo decennio del secolo, e sempre più negli anni successivi, Orazio inizia a dipingere opere per committenti marchigiani, fino a decidere di lasciare Roma e trasferirsi nelle Marche per un periodo non meglio precisato nel secondo decennio del secolo.
Fin dal Cinquecento la regione aveva accolto numerosi artisti formatisi a Roma e aveva costituito un naturale sbocco culturale ed economico per lo Stato pontificio, grazie all’intraprendenza di committenti privati e di ordini religiosi quali gli Oratoriani di Fermo, i Gesuiti di Ancona e i Cappuccini di Tolentino.
Artisti come Rubens, Lanfranco, Reni, Spada e Roncalli avevano trovato in città come Ancona e Fabriano un florido mercato per la propria produzione pittorica.
Dal 1621 al 1623 è a Genova dove dipinge fra l'altro, per Carlo Emanuele I, l'“Annunciazione†conservata nella Pinacoteca Sabauda di Torino.
In seguito passò per un certo periodo in Francia, alla corte di Maria de' Medici (1624-1626) e allo scadere del 1626 raggiunse Londra, al servizio di Carlo I d'Inghilterra.
Qui intrattiene relazioni con gli aristocratici più in vista e diventa a tutti gli effetti il pittore ufficiale al servizio della regina Henrietta Maria, pur non disdegnando, probabilmente, di svolgere anche missioni diplomatiche segrete per conto della corona britannica.
In realtà, a partire dal 1625, ai tempi del soggiorno a Parigi, Orazio non poteva più considerarsi un pittore caravaggesco poiché, per adeguare il proprio stile al gusto delle corti, la sua pittura era divenuta sempre più raffinata e aristocratica, abbandonando il contatto diretto con la realtà che costituiva il fondamento della poetica di Caravaggio.
I dipinti inglesi dell’artista mirano piuttosto a soddisfare il gusto estetico di una corte cosmopolita e sofisticata, sono luminosi, presentano colori saturi e una finitura levigata, sono popolati di figure dall’incarnato di porcellana, avvolte in ricchi drappeggi e stoffe preziose.
Nelle opere più raffinate di questo ultimo periodo - per esempio Lot e le figlie (cat.
46), e Mosé salvato dalle acque (cat.
48) - si assiste al pieno e completo fiorire di quell’indole manierista che Orazio aveva conservato allo stato embrionale durante il corso della sua attività.
L’artista muore a Londra all’età di 76 anni, il 7 febbraio 1639.







