Orazio De Ferrari

(16051657 ) - Dipinti
FERRARI de Orazio La Benedizione Divina

Palais Dorotheum /24-apr-2007
10.000,00 - 15.000,00
Non aggiudicato

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Orazio De Ferrari - S. Antonio Da Padova E Il  Miracolo Del Piede

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Originale
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Numero di lotto: 7
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Descrizione:
7 Orazio De Ferrari Genova 1606 - Voltri 1657 S. ANTONIO DA PADOVA E IL MIRACOLO DEL PIEDE olio su tela, cm 158x133,5. L'opera � stata riferita al maestro genovese da Camillo Manzitti in una comunicazione scritta alla propriet�. Opera con Attestato di Libera Circolazione Stima: � 25.000/30.000
Orazio De Ferrari - La Madonna Della Cintura Con Santi Agostino E Monica Alla Presenza Di Un Francescano

Orazio De Ferrari - La Madonna Della Cintura Con Santi Agostino E Monica Alla Presenza Di Un Francescano

Originale -
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 207
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Descrizione:
DE FERRARI ORAZIO (1606-1657) La Madonna della cintura con santi Agostino e Monica alla presenza di un francescano Olio su tela, cm 134x168 Questa tela inedita va riconosciuta a Orazio e De Ferrari, del quale palese tutti i caratteri stilistici. Basterà qualche confronto con le molte pale a soggetto religioso che il pittore eseguì lungo tutto l ’’’’arco della sua fortunata carriera per chiese, monasteri, cappelle private e confraternite. Il soggetto è poi caro al pittore, e ai suoi committenti. Prova ne solo le altre versioni con varianti dell ’’’’iconografia della Madonna della Cintura, legata a una devozione iniziata già nel XV secolo e che a Genova aveva il suo luogo deputato nella cappella della Confraternita dei Cinturati, sita nella chiesa di Sant ’’’’Agostino oggi sconsacrata. Molti dipinti di quella cappella, che si era notevolmente arricchita nella prima metà del Seicento, andarono dispersi, tanto che Piero Donati ipotizza quella provenienza per una tela di Orazio De Ferrari con La Madonna che dona la cintura a santa Monica di ubicazione ignota. La reiterazione del tema da parte del pittore si spiega con il suo rapporto con la confraternita, accertato per esempio dai disegni forniti per l ’’’’incisione che doveva fungere da occhiello e per l ’’’’ antiporta del volume La cintura sacra della Beatissima Vergine pubblicato nel 1639. Data questa che fornisce suggerimenti di datazione anche per quest ’’’’opera inedita, che, per ciò che riguarda invece l ’’’’originaria destinazione trae un suggerimento dalla presenza del frate francescano sulla sinistra. Non si tratta di san Francesco, perché non ha le stigmate, ma dovrebbe comunque collegare il dipinto a una committenza francescana. La cintola, peraltro, era un simbolo anche francescano rimandando ai voti di povertà , castità e obbedienza. Il pittore fonde così le due iconografie con una composizione ricca di significato per il riguardante e sapientemente studiata anche nei suoi elementi costruttivi. La Vergine e il Bambino sono posti al centro e costruiscono una sorta di piramide circondata dalla luce; simmetricamente si volgono l ’’’’uno a sinistra e l ’’’’altra a destra, mentre i volti dei tre santi convergono su di loro. Anna Orlando Bibliografia di riferimento P. Donati, Orazio De Ferrari, Genova, Sagep, 1997 cm. 134x168
Orazio De Ferrari - La Madonna Della Cintura Con Santi Agostino E Monica Alla Presenza Di Un Francescano

Orazio De Ferrari - La Madonna Della Cintura Con Santi Agostino E Monica Alla Presenza Di Un Francescano

Originale -
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 950
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Descrizione:
DE FERRARI ORAZIO (1606-1657) La Madonna della cintura con santi Agostino e Monica alla presenza di un francescano Olio su tela, cm 134x168 Questa tela inedita va riconosciuta a Orazio e De Ferrari, del quale palese tutti i caratteri stilistici. Basterà qualche confronto con le molte pale a soggetto religioso che il pittore eseguì lungo tutto l ’’’’arco della sua fortunata carriera per chiese, monasteri, cappelle private e confraternite. Il soggetto è poi caro al pittore, e ai suoi committenti. Prova ne solo le altre versioni con varianti dell ’’’’iconografia della Madonna della Cintura, legata a una devozione iniziata già nel XV secolo e che a Genova aveva il suo luogo deputato nella cappella della Confraternita dei Cinturati, sita nella chiesa di Sant ’’’’Agostino oggi sconsacrata. Molti dipinti di quella cappella, che si era notevolmente arricchita nella prima metà del Seicento, andarono dispersi, tanto che Piero Donati ipotizza quella provenienza per una tela di Orazio De Ferrari con La Madonna che dona la cintura a santa Monica di ubicazione ignota. La reiterazione del tema da parte del pittore si spiega con il suo rapporto con la confraternita, accertato per esempio dai disegni forniti per l ’’’’incisione che doveva fungere da occhiello e per l ’’’’ antiporta del volume La cintura sacra della Beatissima Vergine pubblicato nel 1639. Data questa che fornisce suggerimenti di datazione anche per quest ’’’’opera inedita, che, per ciò che riguarda invece l ’’’’originaria destinazione trae un suggerimento dalla presenza del frate francescano sulla sinistra. Non si tratta di san Francesco, perché non ha le stigmate, ma dovrebbe comunque collegare il dipinto a una committenza francescana. La cintola, peraltro, era un simbolo anche francescano rimandando ai voti di povertà , castità e obbedienza. Il pittore fonde così le due iconografie con una composizione ricca di significato per il riguardante e sapientemente studiata anche nei suoi elementi costruttivi. La Vergine e il Bambino sono posti al centro e costruiscono una sorta di piramide circondata dalla luce; simmetricamente si volgono l ’’’’uno a sinistra e l ’’’’altra a destra, mentre i volti dei tre santi convergono su di loro. Anna Orlando Bibliografia di riferimento P. Donati, Orazio De Ferrari, Genova, Sagep, 1997 cm. 134x168
Orazio De Ferrari - La Benedizione Divina

Orazio De Ferrari - La Benedizione Divina

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Numero di lotto: 75
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Una coppia che chiede la benedizione divina; olio su tela, 123 x 98 cm, bellissima cornice originale del XVII secolo, (Wo) Perizia: prof. Giancarlo Sestieri: “Ritengo che questo pregevole dipinto sia opera di Orazio de Ferrari. Paternità alla quale si può pertinentemente risalire sulla base di probanti confronti con diverse sue pitture, tra cui si possono indicare per una prima analisi, la serie di tele nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni a Genova, la grande “Ultima Cena” della chiesa di San Siro a Genova, la “Cattura di Sansone” della Pinacoteca di Ascoli. In effetti pur annotando la peculiarità di questo quadro nel percorso del De Ferrari, sopratutto per il suo soggetto, frutto di certo da una precisa commissione, sono chiaramente rilevabili stringenti rispondenze nell’’’’enfasi espressiva e gestuale di questi due martiri, tipica di Orazio; ma soppratutto delle precise rispondenze fisionomiche con tanti suoi personaggi.
Orazio De Ferrari - L’adorazione Dei Magi

Orazio De Ferrari - L’adorazione Dei Magi

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Numero di lotto: 18
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Descrizione:
LOTTO N. 18 ORAZIO DE FERRARI Voltri, 1606 – Genova, 1675
L’Adorazione dei Magi
Olio su tela, cm. 118x177
Il merito dell’attribuzione di questo importante dipinto a Orazio De Ferrari spetta a Vincenzo Pacelli, che ne ha sostenuto la paternità del pittore genovese in una circostanziata comunicazione al proprietario risalente al 2004. Lo studioso segnala le forti affinità stilistiche tra l’opera che qui si presenta e la Guarigione del cieco nato di Palazzo Bianco a Genova, risalente al 1650 – 54: “alcune delle figure presenti nel dipinto in esame – scrive il Pacelli – come il San Giuseppe o il mago che bacia il piede di Gesù Bambino, sia nella fisionomica, sia nel modo del trattamento della forma e del colore, nella resa delle pieghe, si ritrovano di sovente nella produzione di Orazio De Ferrari. Altrettanto vale per la figura della Vergine, dal profilo decisamente classico, inconfondibile, e per il Bambino dall’incarnato roseo”. Ma soprattutto, come segnala ancora il Pacelli, questa Adorazione dei Magi richiama da vicino il disegno dello stesso soggetto conservato a Palazzo Rosso a Genova (P. Donati, Orazio De Ferrari, Genova 1977, pp. 62 – 63, fig. 61) abitualmente messo in relazione con un affresco a forma di lunettone per la decorazione della cappella della Madonna della Fortuna in San Vittore di Pré, andato successivamente distrutto. Le affinità tra il disegno e la tela che si presenta risultano estremamente evidenti e questo potrebbe far credere che il dipinto possa essere stato realizzato sulla base dello stesso disegno preparatorio per l’affresco, con poche modifiche per adattarlo alle esigenze della nuova committenza.
 
Cresciuto, assieme a Gioacchino Assereto,  alla scuola di Giovanni Andrea Ansaldo, di cui sposerà la nipote Giorgetta, Orazio De Ferrari appare, fin dalle opere più antiche giunte fino a noi, la Madonna col Bambino e San Nicola da Tolentino del 1638 per la chiesa genovese di Sant’Agostino  o quelle conservate nell’Oratorio di San Giacomo alla Marina di Genova, risalenti al 1647, depositario di uno stile pittorico estremamente nobile, che risente in modo evidente delle formule espressive di Antony Van Dyck e di Pietro Paolo Rubens. Tuttavia, alcuni particolari marginali delle scene denotano ancora, nella marcata evidenza realistica, gli esiti del suo alunnato presso l’Ansaldo. A partire almeno dagli esordi del sesto decennio, Orazio ottiene notevolissimo successo a Genova, dove dipinge in sequenza alcuni dei suoi maggiori capolavori, le due immagini di Cristo e l’adultera e della Guarigione del cieco nato di Palazzo Bianco databili al 1650 – 54, il Sant’Agostino dell’Accademia Ligustica o il Miracolo del cieco della Cassa di Risparmio di Genova, connotati da un pittoricismo di puro stampo barocco. A partire dal 1652 entra in contatto con la corte monegasca e nel novembre di quell’anno Onorato II Grimaldi gli conferisce, a nome di Luigi XIV, il collare dell’Ordine di San Michele; come eques firma il Transito di San Giuseppe di Sestri Levante, datato 1654. Muore di peste tre anni dopo, assieme alla moglie e ai figli, uno dei quali, Giovanni Andrea, nato nel 1634, aveva, a quelle date, già intrapreso con successo la carriera di pittore. STIMA 60.000-70.000
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