Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino

Italy (Arpino 1568Roma 1640 ) - Opere
CESARI IL CAVALIER D'ARPINO Giuseppe Madonna Con Il Bambino

Wannenes Art Auctions /29-nov-2011
7.500,00 - 9.500,00
Non Divulgato

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Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino - Sacra Famiglia Adorata Da San Francesco, Con Un Angelo

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Numero di lotto: 19
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Descrizione:
Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’’ Arpino (Arpino 1568 – Roma 1640) SACRA FAMIGLIA ADORATA DA SAN FRANCESCO, CON UN ANGELO olio su rame, cm 45x36,5 Provenienza : Sestieri, Roma; Carla Guglielmi Faldi, Roma; collezione privata, Roma Bibliografia : H. Roettgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari d’’Arpino. Un grande pittore nello splendore della fama e nell’’incostanza della fortuna , Roma 2002, p. 379, cat. 137, ill.; M.S. Bolzoni, Il Cavalier Giuseppe Cesari d’’Arpino. Maestro del disegno. Catalogo ragionato dell’’opera grafica , Roma 2013, p. 343, n. 222; H. Roettgen, Cavalier Giuseppe Cesari d'Arpino. Die Zeichnungen. I disegni. III Reife und Alter. Maturita' e anzianita' 1605-1640 , Stoccarda 2013, p 16/17 n. 427 (per il disegno agli Uffizi, 1606 circa, preparatorio per il dipinto già in collezione Faldi, riprodotto a p. 17, o per altro simile. Raro dipinto “en grisaille” su rame, eccezionale anche per l’’ottima conservazione, l’’opera è stata pubblicata da Herwarth Roettgen con una datazione intorno al 1606 proposta in base a confronti stilistici. Lo stesso studioso ne sottolinea la relazione con un foglio a matita rossa conservato al Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi, quasi identico nella composizione anche se non preparatorio in senso stretto. La medesima relazione è stata confermata da Bolzoni nel suo recente catalogo dell’’opera grafica del Cavalier d’’Arpino.
Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino - Cristo Portacroce

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Originale
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Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 1
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Descrizione:
GIUSEPPE CESARI DETTO IL CAVALIER D'ARPINO (att. a) Arpino 1568 - Roma 1640 CRISTO PORTACROCE Olio su tela, cm. 48 x 48 PROVENIENZA Famiglia romana Di riferimento, per questa piccola e importante tela, citiamo un'altra versione del soggetto ubicata nella chiesa di Sant'Agostino a Roma e un disegno a matita conservato a Budapest. Il dipinto in oggetto è databile intorno al 1610 e rivela l'interesse del pittore verso un pathos religioso già espresso da Sebastiano del Piombo nelle opere a carattere devozionale CONDIZIONI DEL DIPINTO Rintelo seicentesco. Evidenti mancanze ai bordi. Notevoli cadute di pittura nella parte bassa con tela scoperta. Evidente zona di restauro sulla spalla del Cristo. Accumuli di grasso sparsi CORNICE Cornice in legno di faggio, del XX secolo BIBLIOGRAFIA Herwart Rottgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari D'arpino. Roma 2002, p. 399
Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino - San Gerolamo In Penitenza

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Numero di lotto: 290
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Descrizione:
290.GIUSEPPE CESARI DETTO IL CAVALIER D'ARPINO (AMBITO) Dipinti antichi Descrizione: Roma 1568-1640 San Gerolamo in penitenza strappo d'affresco riportato su tela, cm. 128x190 (mancanze) STIMA: Euro 3500/4000 Promemoria Fai un'offerta per questo lotto
Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino - Madonna Con Il Bambino

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Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 57
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Descrizione:
057. GIUSEPPE CESARI detto IL CAVALIER D’ARPINO (Arpino, 1568 - Roma, 1640) Madonna con il Bambino Olio su tela, cm 46,5X33,5 Stima € 7.500 - 9.500 Approfondimento dell'opera La tela in esame presenta una delicata immagine votiva, il cui stile conduce senza indugi a riconoscerne l'autore in Giuseppe Cesari ad una datazione matura, al quarto decennio, quando l'artista esegue opere di estremo rigore disegnativo con “accordi cromatici pacatissimi ma efficacia (Röttgen 2002, p. 172). La figura della Vergine si può accostare a quello dell'Annunciazione conservata presso la Pinacoteca Vaticana, per i medesimi grigi-azzurro e il color porpora della veste che assume profondità cangianti dai toni severi. Un'immagine senza tempo quindi, dal rilevante sapore contro riformato e, come afferma Röttgen, pare rielaborare un “cristianesimo delle origini”, in opposizione alle coeve esuberanze barocche. Un ulteriore confronto della nostra tela con altre creazioni databili all'estrema maturità del pittore è la bellissima Visitazione a mezze figure della Galleria Spada datata dal Röttgen al 1636 - 1638 (Röttgen 2002, p. 486, n. 271) o la Madonna con il Bimbo della Collezione di Luigi Salerno databile al 1635 circa (Röttgen 2002, p. 476, n. 261). Ringraziamo Filippo Todini per aver confermato l'attribuzione del dipinto. Bibliografia di riferimento: H. Röttgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari d’Arpino. Un grande pittore nello splendore della fama e nell’incoscienza della fortuna , Roma 2002
Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino - Giove E Antiope

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Prezzo Lordo
Numero di lotto: 19
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Descrizione:
LOT 19 GIUSEPPE CESARI, DETTO CAVALIER D'ARPINO ARPINO 1568-1640 ROMA GIOVE E ANTIOPE [ ON 4 TH MARCH 1991 THE MINISTERO PER I BENI E LEATTIVITÀ CULTURALI DECLARED THIS PAINTING AS A VERY IMPORTANT WORKOF ART WITH CULTURAL INTEREST. THIS LOT CANNOT BE EXPORTED. ] olio su tavola 70,000—100,000 EUR 36 x 48 cm probabilmente Roma, collezione Patrizi, ante 1640;Sotheby's Londra, 1972;Campione d'Italia, collezione S. Lodi;Asta Semenzato, 29 ottobre 1990;Collezione privata. Roma, Palazzo Venezia, Il Cavalier d'Arpino, giugno-luglio 1973,n. 60. H. Röttgen, a cura di, Il Cavalier d'Arpino , catalogodella mostra (Roma, Palazzo Venezia, giugno-luglio 1973), n. 60,pp. 140-141, illustrato;H. Röttgen, Il Cavalier Giuseppe Cesari d'Arpino. Un grandepittore nello splendore della fama e nell'incostanza dellafortuna , Roma 2002, pp. 186-188, fig. 99, n. 177b, p. 417 e n.238, p. 460. La piccola tavola, conservata in ottime condizioni, è operasofisticata di Giuseppe Cesari, pittore arpinate di adozioneromana, rinomato artista alla corte di numerosi pontefici: daGregorio XIII a Clemente VIII, che lo nominò Cavaliere, fino aPaolo V che lo affiancò a Guido Reni nella decorazione dellaCappella Paolina in Santa Maria Maggiore.Databile alla fine degli anni venti del Seicento, in una fase tardadell'attività del pittore, la preziosa tavoletta è da ricondurre aquel filone mitologico-erotico, tipico dell'intera parabolaartistica del Cavalier d'Arpino. Un interessante fil rouge che corre parallelo alle grandi commissioni, a latere dellemonumentali opere ad affresco di carattere religioso che decoranonumerosi complessi romani e napoletani, oltre alle imponentipitture di genere storico-celebrativo eseguite, a più riprese, inPalazzo dei Conservatori a Roma (1595-1640).Durante la fervente attività e le molteplici commesse pubbliche, èpossibile riscontare un costante interesse dell'artista per isoggetti mitologici minori, gli amori di satiri e ninfe, la cuiidentità è spesso indefinita, quasi un pretesto, un divertissementda amateur .Tema prediletto, la ninfa che rifugge le attenzioni di un satiro èanche il soggetto della nostra opera, del tutto in linea, quindi,con il corpus di dipinti e disegni del medesimo genereerotico-mitologico. Probabilmente le due figure sono identificabilicon Antiope e Giove, tramutatosi in satiro per avvicinare lagiovane figlia del re Nitteo, destinata a partorire due figlimaschi e ad affrontare dure prove. Il medesimo episodio mitologicoera già stato raffigurato, del resto, dal pittore in una delleprime opere di questo genere, databile al 1595 circa (già Sotheby'sNew York, 25 gennaio 2001, lotto 180).Lontana dai modi del Cesari appare, invece, l'importanza cheriveste il paesaggio in questa composizione ben equilibrata, tuttarisolta in primo piano, nell'abbraccio-non abbraccio delle duefigure. Herwarth Röttgen, che ha pubblicato il dipinto nella primamostra monografica dell'artista (1973) e nel recente studio del2003, ha suggerito, per la diversa concezione paesaggistica quiespressa, dapprima un intervento diretto di Agostino Tassi -pittorea cui il Cesari si era avvicinato fin dal 1615- per poi avanzarel'ipotesi di una possibile collaborazione di un paesaggistaolandese, quale il Breenbergh e lo Swanevelt, che "la levigatezza ela trasparenze del paesaggio" ricorderebbero (Röttgen 2003, p.460).Sempre il Röttgen segnala, poi, un'opera di analogo soggetto(Andalusia, PA, Usa, collezione Nelson Shanks), di dimensioniminori e con la rappresentazione delle sole figure, caratterizzatada un maggior pittoricismo e da un gusto più bozzettistico, forseuna prima versione del nostro dipinto (1615-1620). Assente appare,oltre al paesaggio dello sfondo, anche la pianta in primissimopiano, che "copre ma al tempo stesso mette in evidenza il sessodella ninfa", realizzata con "estrema sofistificazione"(Ibidem , p. 460)Questa tavola dal fascino inne La piccola tavola, conservata in ottime condizioni, è operasofisticata di Giuseppe Cesari, pittore arpinate di adozioneromana, rinomato artista alla corte di numerosi pontefici: daGregorio XIII a Clemente VIII, che lo nominò Cavaliere, fino aPaolo V che lo affiancò a Guido Reni nella decorazione dellaCappella Paolina in Santa Maria Maggiore.Databile alla fine degli anni venti del Seicento, in una fase tardadell'attività del pittore, la preziosa tavoletta è da ricondurre aquel filone mitologico-erotico, tipico dell'intera parabolaartistica del Cavalier d'Arpino. Un interessante fil rouge che corre parallelo alle grandi commissioni, a latere dellemonumentali opere ad affresco di carattere religioso che decoranonumerosi complessi romani e napoletani, oltre alle imponentipitture di genere storico-celebrativo eseguite, a più riprese, inPalazzo dei Conservatori a Roma (1595-1640).Durante la fervente attività e le molteplici commesse pubbliche, èpossibile riscontare un costante interesse dell'artista per isoggetti mitologici minori, gli amori di satiri e ninfe, la cuiidentità è spesso indefinita, quasi un pretesto, un divertissementda amateur .Tema prediletto, la ninfa che rifugge le attenzioni di un satiro èanche il soggetto della nostra opera, del tutto in linea, quindi,con il corpus di dipinti e disegni del medesimo genereerotico-mitologico. Probabilmente le due figure sono identificabilicon Antiope e Giove, tramutatosi in satiro per avvicinare lagiovane figlia del re Nitteo, destinata a partorire due figlimaschi e ad affrontare dure prove. Il medesimo episodio mitologicoera già stato raffigurato, del resto, dal pittore in una delleprime opere di questo genere, databile al 1595 circa (già Sotheby'sNew York, 25 gennaio 2001, lotto 180).Lontana dai modi del Cesari appare, invece, l'importanza cheriveste il paesaggio in questa composizione ben equilibrata, tuttarisolta in primo piano, nell'abbraccio-non abbraccio delle duefigure. Herwarth Röttgen, che ha pubblicato il dipinto nella primamostra monografica dell'artista (1973) e nel recente studio del2003, ha suggerito, per la diversa concezione paesaggistica quiespressa, dapprima un intervento diretto di Agostino Tassi -pittorea cui il Cesari si era avvicinato fin dal 1615- per poi avanzarel'ipotesi di una possibile collaborazione di un paesaggistaolandese, quale il Breenbergh e lo Swanevelt, che "la levigatezza ela trasparenze del paesaggio" ricorderebbero (Röttgen 2003, p.460).Sempre il Röttgen segnala, poi, un'opera di analogo soggetto(Andalusia, PA, Usa, collezione Nelson Shanks), di dimensioniminori e con la rappresentazione delle sole figure, caratterizzatada un maggior pittoricismo e da un gusto più bozzettistico, forseuna prima versione del nostro dipinto (1615-1620). Assente appare,oltre al paesaggio dello sfondo, anche la pianta in primissimopiano, che "copre ma al tempo stesso mette in evidenza il sessodella ninfa", realizzata con "estrema sofistificazione"(Ibidem , p. 460)Questa tavola dal fascino innegabile diviene, così, saggioesemplare della tarda attività del maestro arpinate, raffinatoesempio di quel genere mitologico-erotico in cui l'artista eccelse.Sensuale sì ma di una sensualità dai toni quasi burleschi, comicinell'inserto di quell'amorino che sorregge e incita il maldestro ecorpulento satiro mentre la ninfa "rotondetta", dallo sguardo vacuoe assente, tenta placidamente di sottrarsi con fare teatrale e atratti artificioso. Sensuale sì ma di una sensualità stilizzata,colta, da vero amateur . Il dipinto è stato dichiarato di eccezionale interesse storicoartistico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in data4 Marzo 1991.

LA BIOGRAFIA DI Giuseppe Cesari Il Cavalier D'Arpino

CESARI Giuseppe , detto il Cavalier d'Arpino, pittore italiano nato ad Arpino nel 1568 e morto a Roma nel 1640.
Nel 1582 si trova a Roma dove lavora nella decorazione delle logge vaticane, è invece del 1585 l'affresco con la "Canonoizzazione di San Francesco di paola" nel chiostro di Trinità dei Monti.
Fino al 1591 lavora a Sant'Atanasio dei Greci, mentre nel 1586 entra nella Congregazione dei Virtuosi del Pantheon e nel 1588 gli vengono commissionati gi affreschi per San lorenzo in Damaso.
Tra i suoi lavori ricordiamo l'affresco per il coro della certosa di San Martino, gli affreschi nella Cappella Olgiati in Santa Prassede, nel Palazzo dei Conservatori affresca "Il ritrovamento della lupa", "La battaglia tra i Romani e i Veneti" e "Combattimento tra gli Orazi e i Curiazi".
Dipinse inoltre anche nel Palazzo baronale dei Conti dove affrescò la cappella privata.

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