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(Possagno,Treviso 1757-1822 Venedig) - Nachahmer Ende 19. Jh. Bronzeskulptur “Creugante”, braun patiniert, in der Plinthe beschriftet: fecit. Antonio Canova Roma. 1799, Höhe ca. 63 cm, das Original befindet sich in Rom, Musei Vaticani Lit.: M. Praz/G. Pavanello, Opera completa des Canova, 2. Aufl., Milano 1981, S. 105f. Nr. 126-128
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Antonio Canova
Possagno 1757 - Venezia 1822
Madonna
marmo, cm. 22x15,8 firmata al retro OPERA I SCOLPITA
DA ME ANT. CANOVA
Provenienza:
Venezia, collezione Andrea Rizzo
per discendenza:
Venezia, collezione Antonio Rizzo
Venezia, collezione Giovanni Rossi (1842-1852)
per discendenza:
Sant'Andrea di Barbarana, collezione Andrea Giudici
per discendenza:
Padova, collezione Giovanni Ghedini Giudici
Esposizioni:
Milano, Galleria Nella Longari, Spunti per conservare.
6. Opera I scolpita da me Ant. Canova, ottobre 2002
Bibliografia:
E. Cicogna, Lettera di Antonio Canova intorno ad una
Madonnina in basso rilievo di marmo opera prima
scolpita da lui circa l'anno 1770, Venezia 1854; V. Cian,
La prima opera di Antonio Canova, in “Illustrazione del
Popolo” 22/10/1922; A. Vardanega, Madonne del
Canova, in “Mater Dei” 1930, p. 2; M. B. Nucci,
La prima opera del Canova in una raccolta padovana, in
“Padova” 1937, pp. 71- 73; M. B. Nucci, La prima opera
di Antonio Canova, in “La Gazzetta di Mantova” 1937;
M. Checchi - L. Gaudenzio - L. Grossato, Padova.
Guida ai monumenti e alle opere d'arte, Venezia 1961,
pp. 585 - 587 ; G. Pavanello, L'opera completa del
Canova, Milano 1976, p. 89; L. Violo, Spunti per
conservare. 6. Opera I scolpita da me Ant. Canova,
Milano 2002
OPERA I SCOLPITA DA ME ANT. CANOVA con questa
scritta un giovanissimo Antonio Canova -siamo infatti
verso il 1770/'72- firma la sua prima opera. Di essa
Canova si ricorderà ancora trent'anni più tardi, quando,
ormai celebre, in una lettera del febbraio 1803 ne
chiederà notizie all'amico pittore Carlo Gasparri. Nella
lettera Canova chiede al Gasparri “se vive ed esista in
Venezia un de' miei primi amici nel sig. Andrea Rizzo...
con il quale reciprocamente ci abbiamo passato
un'opera d'un immagine di Maria Vergine...la mia in
bassorilievo di marmo di Carrara, scantonata nei
quattro angoli, ed a tergo nel fine scolpito rozzamente
queste parole: Opera I scolpita da me Ant. Canova” e
aggiunge, quasi con un certo imbarazzo “Benchè col
nuovo intrapreso mio metodo mi sia allontanato da tal
lavoro, e non sembri della mia mano, essa però è tutta
opera mia”.
Il piccolo marmo passò poi al nipote di Andrea Rizzo,
Antonio che nel 1842 lo vendette a Giovanni Rossi,
curiosa figura di erudito e collezionista della Venezia di
primo Ottocento per passare poi, di generazione in
generazione, agli attuali proprietari.
La recente attenta analisi condotta da Luca Violo
colloca la Madonna verso il 1772 quando Canova stava
completando la sua formazione nella bottega dello
scultore Giuseppe Bernardi - Torretto le cui opere
mostrano più di un'analogia con il piccolo marmo
canoviano. Allo stesso periodo risalgono i Canestri di
frutta di Cà Farsetti e il gruppo dei Lottatori conservato
alle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Siamo ancora lontani, come sottolinea il Violo, dal
levigato classicismo della maturità e dall'imponenza
eroica dei gruppi più celebri ma la riscoperta della
prima opera di un grande artista rimane un'esperienza
emozionante che ci consente, per usare una bella
espressione dello studioso, di “entrare nella stanza dei
sogni e delle grandi speranze” di un ragazzo di tredici
anni destinato un giorno a sfidare i maestri
dell'antichità e creare “infiniti spazi abitati da figure
apollinee”.
Stima: € 80.000/100.000
CANOVA Antonio , scultore italiano, nasce a Possagno il 1 novembre 1757; ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo e soprannominato per questo il nuovo Fidia. Viene considerato anche come l'ultimo grande artista della scultura italiana.Nel 1768, Canova cominciò a lavorare nello studio della scultura dei Torretti, a Pagnano d'Asolo, poco distante da Possagno: quell'ambiente fu per il piccolo Antonio una vera e propria scuola d'arte. Furono i Torretti ad introdurlo nel mondo veneziano, ricco di tanti fermenti culturali e artistici. A Venezia, Canova frequentò la scuola di nudo all'Accademia e studiò disegno traendo spunto dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti.Nel 1779, Canova compì il suo primo viaggio a Roma. A Roma, era ospite dell'ambasciatore veneto, a Palazzo Venezia, Gerolamo Zulian che fu grande mecenate degli artisti veneti, da Pier Antonio Novelli a Gianantonio Selva, da Giacomo Quarenghi a Francesco Piranesi, da Raffaello Morghen a Giovanni Volpato. Lo stesso Zulian procurò a Canova le prime commissioni a Roma e direttamente gli ordinò Teseo sul Minotauro (1781) e Psiche (1793). La sua fama cresceva in Italia e all'estero: riceveva sempre nuove e impegnative commissioni da ogni parte d'Europa. Ben presto, la sua arte, organizzata secondo la tecnica degli antichi greci, dal disegno all'argilla, dal gesso al marmo, sviluppò un lavoro formidabile e una vicinanza sempre più forte ai temi della mitologia classica.Quando i Francesi occuparono Roma, nel 1798, egli preferì abbandonare la città e ritornare a Possagno dove si dedicò alla pittura: in due anni, egli dipinse molte delle tele e quasi tutte le tempere che oggi sono custodite nella sua Casa natale di Possagno. Nel 1800, tornò a Roma dove la situazione si era fatta meno disordinata: lo accompagnava il fratellastro Giovanni Battista Sartori che gli sarà fedele segretario per tutta la vita.A Venezia il giovane Antonio frequenta la scuola di nudo dell'Accademia, studia disegno traendo spunto dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti e scolpisce nello studio di San Maurizio le sue prime opere Tra il 1768 e il 1773 Canova compie calchi in gesso di statue antiche e segue l'attività dell'Accademia di S.Luca e si iscrive alla scuola di nudo presso l'Accademia delle Belle Arti. In quest'ambiente matura le prime amicizie, la più importante con lo scultore Antonio d'Este,in seguito suo fedele collaboratore .Il giovane maestro si inserisce nel pieno dell'attività della scola veneziana le cui basi derivano ancora dalla tradizione settecentesca. La scuola veneziana, nonostante la scomparsa del suo principale esponente,Gianbattista Tiepolo nel 1770, presenta una fiorente e vivace attività artistica sostenuta da un ricco mercato suddiviso in due filoni:gli estimatori dei "vedutisti" come Guardi e Canaletto dall'altro gli aristocratici che chiedono affreschi e decorazioni per le loro dimore. Il tradizionale stile rococò del Tiepolo viene temperata dall'atmosfera arcadica, ispirata dalla tradizione locale. Il giovane Canova mette in mostra il proprio talento nell'esecuzione di due cestini di frutta scolpiti per il senatore Falier nel 1772 e con alcune realizzazioni copia dell'arte antica. La prime sculture monumentali del Canova giungono nel 1773 : le statue di Orfeo e Euridice, destinate a decorare il giardino della villa asolana del Falier. Dedalo e Icaro procurano ad Antonio il primo cospicuo guadagno che gli permetterà un lungo soggiorno a Roma. Canova tornerà ancora nel Veneto nel giugno del 1780 per compiere la statua del marchese Poleni collocata lungo il recinto di Pratro della Valle a Padova;ma ormai dentro di lui matura una consapevolezza definitiva:il trasferimento definitivo a Roma.Nel 1802 Canova viene nominato da Pio VII Ispettore Generale delle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa con l'incarico di controllare le opere d'arte nei territori del Vaticano, con una particolare attenzione sui criteri di restauro dei reperti archeologici. Come molti altri famosi artisti dell'epoca, anche Canova contribuisce con varie sculture alla campagna propagandistica e celebrativa di Napoleone. Nelle sue statue però non si ha una sintesi tra personaggio reale ed eroe, ma il mito dell'antico prende il sopravvento sull'attenzione al dato reale: Napoleone viene identificato nell'eroe classico e l'intento celebrativo diventa apoteosi.A Possagno torna nove volte per brevi e intensi periodi: nel 1792, nel 1795, nel 1798, quando a Roma imperversavano le fazioni antifrancesi, Canova decide di osservare qualche tempo di riposo e assaporare l'aria di casa, prima e dopo del suo viaggio a Vienna. A Possagno, mancandogli nella sua casa lo studio attrezzato per la scultura, si dedica alla modellazione di bozzetti e alla pittura. Nel 1799, in primavera, dipinge il Compianto di Cristo, le Grazie e l'Autoritratto dello scultore. Amareggiato dall'"avventura della mancata realizzazione della statua della "Religione Cattolica", decide di concentrare i capitali nella realizzazione di qualcosa di straordinario,destinato ad immortalare la memoria della sua arte. Nel 1918 posa la prima pietra del Tempio che volle progettare e donare alla sua comunità come chiesa parrocchiale: il maestoso edificio sarà completato solo dieci anni dopo la sua morte. Muore a Venezia nel 1822; il suo cuore viene depositato all'Accademia mentre il corpo viene portato dagli abitanti di Possagno nella città natale. Il suo corpo, per volere del fratellastro, fu traslato prima nella vecchia parrocchiale e, dal 1832, nel Tempio.