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Antonio Canova

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Nome:Antonio Canova
it
1757 (Possagno)
1822 (Venezia)
Biografia su Wikipedia®:
Wikipedia® - Antonio Canovait
A Catalogo:
47 prezzi e stime di opere di Canova

CANOVA Antonio Creugante

Palais Dorotheum /28-mag-2009
5.000,00 - 6.000,00
Non aggiudicato

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Opere di Antonio Canova

Estratte tra le 47 opere nel catalogo di Arcadja

Antonio Canova - Creugas Und Damoxenos

Antonio Canova - Creugas Und Damoxenos

Originale
Stima:

Prezzo:

im Kinsky Kunst Auktionen -23-ott-2007
Vienneat
Numero di lotto: 918
Antonio Canova - Prachtvolle, Herrlich Leuchtende Und Kontraststarke Drucke Mit Rändchen, Jeweils Vor Tilgung Der Dedikation

Antonio Canova - Prachtvolle, Herrlich Leuchtende Und Kontraststarke Drucke Mit Rändchen, Jeweils Vor Tilgung Der Dedikation

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Galerie Bassenge -29-nov-2007
Berlinde
Numero di lotto: 5271
Antonio Canova - Männlicher Akt In Schrittstellung, Die Arme Nach Oben Gestreckt

Antonio Canova - Männlicher Akt In Schrittstellung, Die Arme Nach Oben Gestreckt

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Galerie Bassenge -30-mag-2008
Berlinde
Numero di lotto: 6484
Antonio Canova - Creugante

Antonio Canova - Creugante

Originale
Stima:

Prezzo:

Palais Dorotheum -28-mag-2009
Linzat
Numero di lotto: 276
Descrizione:
(Possagno,Treviso 1757-1822 Venedig) - Nachahmer Ende 19. Jh. Bronzeskulptur “Creugante”, braun patiniert, in der Plinthe beschriftet: fecit. Antonio Canova Roma. 1799, Höhe ca. 63 cm, das Original befindet sich in Rom, Musei Vaticani Lit.: M. Praz/G. Pavanello, Opera completa des Canova, 2. Aufl., Milano 1981, S. 105f. Nr. 126-128
Antonio Canova - Madonna

Antonio Canova - Madonna

Originale
Stima:

Prezzo:

Porro & C. -13-nov-2008
Milanit
Numero di lotto: 266
Descrizione:
266 Antonio Canova Possagno 1757 - Venezia 1822 Madonna marmo, cm. 22x15,8 firmata al retro OPERA I SCOLPITA DA ME ANT. CANOVA Provenienza: Venezia, collezione Andrea Rizzo per discendenza: Venezia, collezione Antonio Rizzo Venezia, collezione Giovanni Rossi (1842-1852) per discendenza: Sant'Andrea di Barbarana, collezione Andrea Giudici per discendenza: Padova, collezione Giovanni Ghedini Giudici Esposizioni: Milano, Galleria Nella Longari, Spunti per conservare. 6. Opera I scolpita da me Ant. Canova, ottobre 2002 Bibliografia: E. Cicogna, Lettera di Antonio Canova intorno ad una Madonnina in basso rilievo di marmo opera prima scolpita da lui circa l'anno 1770, Venezia 1854; V. Cian, La prima opera di Antonio Canova, in “Illustrazione del Popolo” 22/10/1922; A. Vardanega, Madonne del Canova, in “Mater Dei” 1930, p. 2; M. B. Nucci, La prima opera del Canova in una raccolta padovana, in “Padova” 1937, pp. 71- 73; M. B. Nucci, La prima opera di Antonio Canova, in “La Gazzetta di Mantova” 1937; M. Checchi - L. Gaudenzio - L. Grossato, Padova. Guida ai monumenti e alle opere d'arte, Venezia 1961, pp. 585 - 587 ; G. Pavanello, L'opera completa del Canova, Milano 1976, p. 89; L. Violo, Spunti per conservare. 6. Opera I scolpita da me Ant. Canova, Milano 2002 OPERA I SCOLPITA DA ME ANT. CANOVA con questa scritta un giovanissimo Antonio Canova -siamo infatti verso il 1770/'72- firma la sua prima opera. Di essa Canova si ricorderà ancora trent'anni più tardi, quando, ormai celebre, in una lettera del febbraio 1803 ne chiederà notizie all'amico pittore Carlo Gasparri. Nella lettera Canova chiede al Gasparri “se vive ed esista in Venezia un de' miei primi amici nel sig. Andrea Rizzo... con il quale reciprocamente ci abbiamo passato un'opera d'un immagine di Maria Vergine...la mia in bassorilievo di marmo di Carrara, scantonata nei quattro angoli, ed a tergo nel fine scolpito rozzamente queste parole: Opera I scolpita da me Ant. Canova” e aggiunge, quasi con un certo imbarazzo “Benchè col nuovo intrapreso mio metodo mi sia allontanato da tal lavoro, e non sembri della mia mano, essa però è tutta opera mia”. Il piccolo marmo passò poi al nipote di Andrea Rizzo, Antonio che nel 1842 lo vendette a Giovanni Rossi, curiosa figura di erudito e collezionista della Venezia di primo Ottocento per passare poi, di generazione in generazione, agli attuali proprietari. La recente attenta analisi condotta da Luca Violo colloca la Madonna verso il 1772 quando Canova stava completando la sua formazione nella bottega dello scultore Giuseppe Bernardi - Torretto le cui opere mostrano più di un'analogia con il piccolo marmo canoviano. Allo stesso periodo risalgono i Canestri di frutta di Cà Farsetti e il gruppo dei Lottatori conservato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Siamo ancora lontani, come sottolinea il Violo, dal levigato classicismo della maturità e dall'imponenza eroica dei gruppi più celebri ma la riscoperta della prima opera di un grande artista rimane un'esperienza emozionante che ci consente, per usare una bella espressione dello studioso, di “entrare nella stanza dei sogni e delle grandi speranze” di un ragazzo di tredici anni destinato un giorno a sfidare i maestri dell'antichità e creare “infiniti spazi abitati da figure apollinee”. Stima: € 80.000/100.000
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LA BIOGRAFIA DI Antonio Canova

CANOVA Antonio , scultore italiano, nasce a Possagno il 1 novembre 1757; ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo e soprannominato per questo il nuovo Fidia.
Viene considerato anche come l'ultimo grande artista della scultura italiana.Nel 1768, Canova cominciò a lavorare nello studio della scultura dei Torretti, a Pagnano d'Asolo, poco distante da Possagno: quell'ambiente fu per il piccolo Antonio una vera e propria scuola d'arte.
Furono i Torretti ad introdurlo nel mondo veneziano, ricco di tanti fermenti culturali e artistici.
A Venezia, Canova frequentò la scuola di nudo all'Accademia e studiò disegno traendo spunto dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti.Nel 1779, Canova compì il suo primo viaggio a Roma.
A Roma, era ospite dell'ambasciatore veneto, a Palazzo Venezia, Gerolamo Zulian che fu grande mecenate degli artisti veneti, da Pier Antonio Novelli a Gianantonio Selva, da Giacomo Quarenghi a Francesco Piranesi, da Raffaello Morghen a Giovanni Volpato.
Lo stesso Zulian procurò a Canova le prime commissioni a Roma e direttamente gli ordinò Teseo sul Minotauro (1781) e Psiche (1793).
La sua fama cresceva in Italia e all'estero: riceveva sempre nuove e impegnative commissioni da ogni parte d'Europa.
Ben presto, la sua arte, organizzata secondo la tecnica degli antichi greci, dal disegno all'argilla, dal gesso al marmo, sviluppò un lavoro formidabile e una vicinanza sempre più forte ai temi della mitologia classica.Quando i Francesi occuparono Roma, nel 1798, egli preferì abbandonare la città e ritornare a Possagno dove si dedicò alla pittura: in due anni, egli dipinse molte delle tele e quasi tutte le tempere che oggi sono custodite nella sua Casa natale di Possagno.
Nel 1800, tornò a Roma dove la situazione si era fatta meno disordinata: lo accompagnava il fratellastro Giovanni Battista Sartori che gli sarà fedele segretario per tutta la vita.A Venezia il giovane Antonio frequenta la scuola di nudo dell'Accademia, studia disegno traendo spunto dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti e scolpisce nello studio di San Maurizio le sue prime opere Tra il 1768 e il 1773 Canova compie calchi in gesso di statue antiche e segue l'attività dell'Accademia di S.Luca e si iscrive alla scuola di nudo presso l'Accademia delle Belle Arti.
In quest'ambiente matura le prime amicizie, la più importante con lo scultore Antonio d'Este,in seguito suo fedele collaboratore .Il giovane maestro si inserisce nel pieno dell'attività della scola veneziana le cui basi derivano ancora dalla tradizione settecentesca.
La scuola veneziana, nonostante la scomparsa del suo principale esponente,Gianbattista Tiepolo nel 1770, presenta una fiorente e vivace attività artistica sostenuta da un ricco mercato suddiviso in due filoni:gli estimatori dei "vedutisti" come Guardi e Canaletto dall'altro gli aristocratici che chiedono affreschi e decorazioni per le loro dimore.
Il tradizionale stile rococò del Tiepolo viene temperata dall'atmosfera arcadica, ispirata dalla tradizione locale.
Il giovane Canova mette in mostra il proprio talento nell'esecuzione di due cestini di frutta scolpiti per il senatore Falier nel 1772 e con alcune realizzazioni copia dell'arte antica.
La prime sculture monumentali del Canova giungono nel 1773 : le statue di Orfeo e Euridice, destinate a decorare il giardino della villa asolana del Falier.
Dedalo e Icaro procurano ad Antonio il primo cospicuo guadagno che gli permetterà un lungo soggiorno a Roma.
Canova tornerà ancora nel Veneto nel giugno del 1780 per compiere la statua del marchese Poleni collocata lungo il recinto di Pratro della Valle a Padova;ma ormai dentro di lui matura una consapevolezza definitiva:il trasferimento definitivo a Roma.Nel 1802 Canova viene nominato da Pio VII Ispettore Generale delle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa con l'incarico di controllare le opere d'arte nei territori del Vaticano, con una particolare attenzione sui criteri di restauro dei reperti archeologici.
Come molti altri famosi artisti dell'epoca, anche Canova contribuisce con varie sculture alla campagna propagandistica e celebrativa di Napoleone.
Nelle sue statue però non si ha una sintesi tra personaggio reale ed eroe, ma il mito dell'antico prende il sopravvento sull'attenzione al dato reale: Napoleone viene identificato nell'eroe classico e l'intento celebrativo diventa apoteosi.A Possagno torna nove volte per brevi e intensi periodi: nel 1792, nel 1795, nel 1798, quando a Roma imperversavano le fazioni antifrancesi, Canova decide di osservare qualche tempo di riposo e assaporare l'aria di casa, prima e dopo del suo viaggio a Vienna.
A Possagno, mancandogli nella sua casa lo studio attrezzato per la scultura, si dedica alla modellazione di bozzetti e alla pittura.
Nel 1799, in primavera, dipinge il Compianto di Cristo, le Grazie e l'Autoritratto dello scultore.
Amareggiato dall'"avventura della mancata realizzazione della statua della "Religione Cattolica", decide di concentrare i capitali nella realizzazione di qualcosa di straordinario,destinato ad immortalare la memoria della sua arte.
Nel 1918 posa la prima pietra del Tempio che volle progettare e donare alla sua comunità come chiesa parrocchiale: il maestoso edificio sarà completato solo dieci anni dopo la sua morte.
Muore a Venezia nel 1822; il suo cuore viene depositato all'Accademia mentre il corpo viene portato dagli abitanti di Possagno nella città natale.
Il suo corpo, per volere del fratellastro, fu traslato prima nella vecchia parrocchiale e, dal 1832, nel Tempio.

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