Alberto Burri

Italy (Città Di Castello 1915Nizza 1995 ) - Opere Wikipedia® - Alberto Burri
BURRI Alberto Copertina Di Libro

Meeting Art /29-giu-2014
90.000,00 - 100.000,00
50.000,00

Trova opere d’arte, risultati d’asta e prezzi di vendita dell’artista Alberto Burri nelle aste italiane ed internazionali.
Consulta stime ed aggiudicazioni di Alberto Burri Segui l'artista con le allerte via mail
Opere in Arcadja
554

Alcune opere di Alberto Burri

Estratte tra le 554 opere nel catalogo di Arcadja
Alberto Burri - Bianco Nero

Alberto Burri - Bianco Nero

Originale 1952
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Numero di lotto: 27
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995) BIANCO NERO olio, acrilico e vinavil su tela, cm 50x80 eseguito nel 1952 L’’ opera è accompagnata da attestato di libera circolazione BIANCO NERO oil, acrilyc, vinavil on canvas, 50x80 cm executed in 1952 An export licence is available for this lot Provenienza: Collezione Riccardo e Magda Jucker, Milano Galleria Blu, Milano Collezione Luisella d’’Alessandro, Torino Collezione privata, Arezzo Esposizioni: a cura di Marco Vallora, I neri di Burri , Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, 20 luglio – 14 settembre 2003; ivi ripr. p. 69 Bibliografia: a cura della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Burri. Contributi al catalogo sistematico , Città di Castello, 1990, p. 34, n. 107 (illustrato a p. 35) L’’étude du beau est un duel où l’’ artiste crie de frayeur avant d’’être vaincu. Protagonista indiscusso dell’’arte contemporanea internazionale, Alberto Burri ha saputo coniugare le istanze recepite durante la duplice ambivalente esperienza negli Stati Uniti, dal campo di prigionia texano al Guggenheim di New York, con la millenaria tradizione artistica italiana, senza con ciò ridursi ad adepto delle prime, o costringersi a rinnegare quest’’ultima. Sotto questo profilo il percorso artistico di Burri è una delle più efficaci esemplificazioni di quel prezioso processo di secolarizzazione dell’’ arte contemporanea italiana e di emancipazione dalle sterili contrapposizioni scolastiche in cui si erano spesso dissolte, complice l’’egemonia del dualismo ideologico, le pur fertili avanguardie artistiche del primo Novecento. Nella poetica di Burri, le componenti autobiografiche e intimistiche, o perfino solipsistiche, come quelle socio-antropologiche, descrittive o rappresentative non si configurano come categorie contrapponibili, potendo quindi confluire e coesistere, senza confliggere, in buona parte delle sue opere, tanto da rendere accettabile l’’affermazione che il suo ultimo dipinto fosse identico al primo. Questo apparente paradosso si risolve nel momento stesso in cui ci si rende conto che per Burri l’’opera è parte integrante e non separabile di quella complessa, a tratti anche dolorosa, trama che è il suo stesso vissuto. In questo senso, le parole di Freud quando scrive che “La natura benigna ha concesso all’’artista di esprimere i moti più segreti del suo animo, a lui stesso celati, attraverso creazioni che scuotono potentemente gli altri, gli estranei all’’artista, senza che quest’’ultimi sappiano indicare donde provenga la loro commozione.” , ben si attagliano all’’esperienza artistica di Burri. L’’impellente necessità di ricercare nuovi equilibri estetici nella definizione del rapporto tra l’’essere, la materia e la realtà, non assumono in Burri il ruolo di principi fondanti di una nuova corrente artistica o di una liturgica weltanschauung, perciò non necessitano di essere enunciati e verbalizzati, piuttosto divengono la prova evidente dell’’indissolubile nesso d’’ identità che sussiste tra l’’artista e la sua opera, quest’’ultima intesa come esclusivo e non declinabile strumento di comunicazione. È lo stesso Burri che, in una delle sue, rare, esternazioni pubbliche, ci fornisce una chiara ed esaustiva indicazione del modo più proficuo di approcciarsi alla sua opera: “Le parole non mi sono d’’aiuto quando provo a parlare della mia pittura. Questa è un’’ irriducibile presenza che rifiuta di essere tradotta in qualsiasi altra forma di espressione. È una presenza nello stesso tempo imminente e attiva. Questa è quanto essa significa: esistere così come dipingere. La mia pittura è una realtà che è parte di me stesso, una realtà che non posso rilevare con parole”. Burri corre facilmente in testa: i quadri della sua pittura sono da considerare già come paradigmi maturi . L’’ importante opera che qui viene proposta, Bianco Nero del 1952, fa parte di una serie di lavori in cui risultano già formalizzati e pienamente acquisiti tutti gli assunti di quella sintassi pittorica che denoterà l’’intera produzione artistica di Burri. È proprio in queste opere che scompaiono definitivamente le dimensioni sperimentale, programmatica ed enunciativa affidate ai materiali grezzi e ben rappresentate dal ruolo cromatico attribuito al sacco, di cui lavori come SZ 1 del 1949, sono una chiara ed anticipatoria esemplificazione. A partire dal 1950 la ricerca di una traduzione pittorica nell’’ utilizzo dei materiali si fa sempre più approfondita e sistematica e si concretizza nella realizzazione delle Muffe e dei primi Gobbi . Il percorso sperimentale intrapreso raggiunge il suo culmine proprio nel 1952, anno che, per molteplici ragioni, si configura come cruciale nella sua carriera ed al contempo corrisponde alla definitiva consacrazione artistica di Burri. Il 1952 si apre infatti con la personale Neri e Muffe alla galleria dell’’Obelisco di Roma e con la partecipazione alla mostra Arte astratta e concreta in Italia presso la Galleria Nazionale d’’Arte Moderna sempre a Roma. Non meno significativa è le partecipazioni alla mostra Omaggio a Leonardo , organizzata alla Fondazione Origine in cui tra le opere presentate figura anche Lo strappo , opera che di li a pochi mesi venne scartata dalla giuria della Biennale di Venezia , per essere sostituita proprio con lo Studio per lo strappo che fu inserito nella sessione Bianco e nero di quella stessa Biennale ed acquistato da Lucio Fontana. All’’apprezzamento manifestato da quest'ultimo con l'acquisto dell’’opera, corrispondeva la precedente sottoscrizione da parte di Burri del Manifesto del movimento spaziale per la televisione nel maggio di quello stesso anno. Ma il 1952 è anche l’’anno del primo incontro con Robert Rauschenberg, che così lo ricorda: “Andai nello studio di Burri in via Margutta. Lui fu cordiale e ospitale. Poche settimane dopo venni a sapere che era malato. Io, in quel momento, facevo i Feticci personali e mi ero convinto che avessero poteri magici. Così tornai allo studio e ne feci uno per Burri, con lo scopo di farlo guarire. Due settimane dopo egli venne a casa mia con il più piccolo dipinto che avesse mai fatto, in cambio dell’’opera che gli avevo donato. Questo quadro rimane uno dei miei beni più preziosi.” Questa positiva ed intensa serie di esperienze artistiche, espositive ed umane sanciranno il prolifico ed autentico sodalizio poetico con Emilio Villa, che presenterà la celebre personale dell’’ aprile 1953 alla Fondazione Origine; ma saranno anche l’’occasione per un altro incontro determinante nella carriera di Burri, quello con l’’allora direttore del Solomon R. Guggenheim di New York, James Johnson Sweeney. Questi, profondamente colpito dalle opere di Burri viste durante il soggiorno romano, diverrà il suo referente critico assumendo il ruolo di vero e proprio anfitrione statunitense. Dal 1953, con le mostre alla Allan Frumkin Gallery di Chicago e alla Stable Gallery di New York, gli Stati Uniti divengono una seconda patria per Burri. Qui inizia il suo successo artistico che, attraverso una serrata attività espositiva in tutto il paese, lo introdurrà nelle principali collezioni e musei americani; qui sarà pubblicata nel 1955 la prima monografia dedicata alla sua opera, curata da Sweeney; qui, inoltre, il 15 maggio 1955, sposerà la coreografa americana Minsa Craig. Ma il successo americano segnerà anche la fortuna commerciale di Burri rendendo le opere degli anni Cinquanta spesso economicamente inaccessibili, come ricorda il collezionista Giuseppe Panza che, dopo aver venduto una combustione per acquistare un dipinto di Rothko, rimpiange di non avere un’’ opera di Burri nella sua collezione: “Ho una grande stima per questo artista, per i sacchi creati negli anni ’’50, arte di grande qualità, dei veri capolavori. Volevo comperarne uno, ma costavano molto, al di sopra delle mie possibilità. Aveva avuto successo in America; ricordo che costavano 5 milioni di lire, nulla in confronto al miliardo che valgono oggi. La cifra massima che avevo pagato erano le 500.000 lire per i Vedova, 10 volte meno.” Ma da una ferita è scaturita la bellezza . Le esperienze polimateriche – identificate poi comunemente come “informale” – che si stanno delineando in tutta Europa in quell’’ arco temporale affondano le loro radici nel particolare contesto storico e sociale dell’’immediato dopoguerra e la stessa esperienza biografica di Burri ne è permeata. Le sue vicende personali e il clima politico italiano dell’’immediato dopoguerra danno alla sua opera il connotato di una vivida risposta al drammatico conflitto mondiale, dal momento che Burri stesso era stato prigioniero di guerra nel campo di Hereford in Texas dal 1944 al 1945: arruolato come medico, è solo durante la prigionia che decide di dedicarsi esclusivamente all’’arte. Questo pur significativa coincidenza di episodi, ha fatto sì che molta critica abbia letto ed esteso il significato metaforico delle lacerazioni, delle cuciture e delle stesse combustioni sino ad attribuirgli il valore simbolico di un corpo ferito: la piaga ancora aperta di una coscienza europea consapevole della gravità dei propri errori e sinceramente protesa a porvi un rimedio, ma al contempo volutamente attonita e sconvolta. Lo stesso Sweeney scrive: “[...] Burri muta gli stracci in una metafora di carne umana, sanguinante, rianima i materiali morti con i quali lavora. Li fa vivere e sanguinare: e poi cuce le ferite con un senso di evocazione e con la stessa sensibilità con cui le ha fatte”. Anche sotto questo profilo, Bianco Nero è un’’opera che esprime chiaramente quanto queste istanze fossero immanenti in Burri al di là della prospettiva ermeneutica, positiva o negativa, da cui la si osserva. La tragicità dell’’evento che qui viene narrato trova la sua catarsi in un precario e discontinuo equilibrio che tuttavia risulta addirittura gradevole e rassicurante: all’’incombenza dei neri che sovrastano la scena, si contrappone la solida levità dei bianchi, la cui sola possibilità di resistenza appare garantita proprio da quei residui richiami, da quelle flebili tracce dell’’umana presenza indistintamente rappresentate dagli arabeschi delle colature, non meno che dall’’ evanescente juta, dalla carta o dal ferro che come una vena pulsante o un nervo teso corre sotto la pittura. In Bianco nero è chiaramente leggibile, in modo quasi didascalico, l’’ opportunità di sottrarsi allo spettro dell’’entropia attraverso l’’ umana facoltà di creare armonia dalla dissonanze: come scrive Sweeney, “Burri mette insieme lo spaccato di un mondo caotico, il fermo immagine del confuso universo che lo circonda e lo fa con sapiente maestria, gioca con i materiali che usa, lascia che questi a loro volta giochino tra loro, lascia che essi giochino con lui, che collaborino al risultato finale, persino dettandogli alcune delle sue forme più tipiche”. In questa opera si possono dunque rintracciare tutti quegli elementi linguistici e narrativi che rappresentano la cifra estetica ed espressiva di Burri dai Sacchi fino all’’atto, a tratti eversivo, delle combustioni.
Alberto Burri - Cretto

Alberto Burri - Cretto

Originale 1971
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 539
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri Cretto 1971 ACQUAFORTE ACQUATINTA SU CARTA FABRIANO ROSASPINA APPLICATA SU TELA altezza: 67 cm larghezza: 96,5 cm BURRI ALBERTO Citta' Di Castello (Pg) 12/03/1915 - Nizza 13/02/1995 Cretto, 1971 acquaforte acquatinta su carta Fabriano Rosaspina applicata su tela cm. 67x96,5; esemplare 16/90, firma in basso al centro, entro teca in legno. Bibliografia: -"C. Brandi, Alberto Burri, opere grafiche", Roma 1981, pagina 36; M. Calvesi, Burri grafica opera completa, Città di Castello 2003, pagina 35 illustrato. Nel confronto con l'opera unica, si nota che alla frammentazione spigolosa, quasi tagliente, fa riscontro la sfumata screpolatura raffinata nelle emergenze del materiale cartaceo. tutto si presenta più morbido e arrotondato, così che la luce svolge un ruolo diverso, di nitida chiarificazione nel primo caso creatore di aggregati materici emergenti dallo spazio nel secondo, che richiamano a forme ricorrenti nella pittura dell'artista. STRATTO DAL TESTO di Chiara Sarteanesi, dal catalogo "BURRI" edito da Museion, Bolzano 1998.
Alberto Burri - Cretto Nero C

Alberto Burri - Cretto Nero C

Originale 1971
Stima:
Base d'asta:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 483
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri (1915-1995) Cretto Nero C, 1971 etching and aquatint, sample 72/90 cm. 67x96 Signed on the bottom right Exhibitions: "Burri Opere Grafiche 1959-1981", Palazzo Pubblico,Siena,1981; Palazzo Pubblico,Siena,1981; Bibliography:"Burri Opere Grafiche 1951-1981" page 28, Palazzo pubblico,Siena; "Burri opera Grafica Completa", Città di Castello,2003, pages 69 and 73 Starting Price: €6000
Alberto Burri - Copertina Di Libro

Alberto Burri - Copertina Di Libro

Originale 1953
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 330
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri Copertina di libro (1953-54) TECNICA MISTA SU TELA APPLICATA SU TAVOLA altezza: 25,8 cm larghezza: 38,3 cm BURRI ALBERTO Citta' Di Castello (Pg) 12/03/1915 - Nizza 13/02/1995 Copertina di libro, (1953-54) tecnica mista su tela applicata su tavola cm. 25,8x38,3, firma in basso a destra, opera registrata al numero 83.97 presso l'archivio della Fondazione Palazzo Albizzini (Città di Castello-PG) come da dichiarazione allegata che cita che l'opera pur essendo di mano del Maestro Alberto Burri, è stata alterata, essendo stata incollata su supporto ligneo e non più allegata al volume per cui era stata creata dall'Artista stesso, entro teca in plexiglass.
Alberto Burri - Cellotex

Alberto Burri - Cellotex

Originale 1978
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 264
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Author ALBERTO BURRI Città di Castello 1915 - 1995 Cellotex, 1978 Cellotex e vinavil su cartoncino Miisure del cellotex cm. 13 x 17,5 Misure del foglio cm. 20 x 25 Firma, data e dedica in basso Pubblicazioni Burri Contributi al catalogo sistematico. Ed. Fondazione Burri 1990, n. 1189; ;

LA BIOGRAFIA DI Alberto Burri

Pittore italiano (Città di Castello 1915 - Roma 1995).
Laureato in medicina, si dedicò compiutamente alla pittura solo alla fine della seconda guerra mondiale, rinunciando completamente alla professione di medico.
Iniziò infatti a dipingere nel 1944 mentre era prigioniero degli Americani nel campo di concentramento a Hereford, in Texas, e non abbandonò più questa attività.
Nel 1946 si stabilì a Roma dove, dopo due anni, tenne la sua prima personale alla galleria La Margherita.
Nel 1951 partecipò, con G.
Capogrossi, M.
Ballocco ed E.
Colla, alla fondazione del gruppo Origine, un sodalizio durato pochi anni, nato all'insegna di una comune poetica incentrata sulla necessità di attingere, per fare arte, alla natura primordiale della realtà, alle forme organiche, essenziali e primarie.
A quel periodo risalgono i suoi primi, famosissimi, Sacchi: invece di utilizzare la tradizionale materia cromatica, B., estremamente affascinato dalle potenzialità espressive del materiale, dispose elegantemente sul supporto pezze di ruvida tela di iuta.
Già in precedenza egli aveva utilizzato materiali poveri nelle sue opere, dando vita ai cicli dei Catrami (1949) e delle Muffe (1950).
Nel 1951 prese parte alla mostra Arte astratta e concreta in Italia organizzata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Proseguendo nella sperimentazione dei più disparati materiali, che sapientemente accostati giungono ad esiti non soltanto espressivamente molto intensi, ma anche esteticamente ineccepibili, B.
a partire dalla metà degli anni Cinquanta realizzò: le Combustioni e i Legni; dal 1958 i Ferri; negli anni Sessanta le Plastiche, in cui spinse ad esiti estremi il processo di combustione.
Nel 1964 ricevette il Premio Marzotto, nel 1965 il Gran Premio alla VIII Biennale di San Paolo e nel 1966 gli fu dedicata una mostra al Museum of Modern Art di New York con Lucio Fontana.
A partire dal 1973 si dedicò alla serie dei Cretti, realizzati con segatura pressata e colla e infine, in anni più recenti, i Cellotex, con cui partecipò alla settima edizione dei Documenta di Kassel nel 1982.
Fu anche scenografo e realizzò le scene per alcuni balletti del Teatro alla Scala di Milano e per la messa in scena dell'Avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone.

Arcadja LogoProdotti
Abbonamenti
Pubblicità
Aste Sponsorizzate
Abbonamenti

Chi siamo
Il Prodotto
Follow Arcadja on Facebook
Follow Arcadja on Twitter
Follow Arcadja on Google+
Follow Arcadja on Pinterest
Follow Arcadja on Tumblr