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Alberto Burri

Italy (Città Di Castello 1915 -  Nizza 1995 ) Wikipedia® : Alberto Burri
BURRI Alberto Presenza Grafica

Minerva Auctions /10-dic-2015
3.500,00 - 4.500,00
4.375,00

Trova opere d’arte, risultati d’asta e prezzi di vendita dell’artista Alberto Burri nelle aste italiane ed internazionali.
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Opere in Arcadja
646

Alcune opere di Alberto Burri

Estratte tra le 646 opere nel catalogo di Arcadja
Alberto Burri - Cretto C

Alberto Burri - Cretto C

Originale 1971
Stima:
Base d'asta:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 605
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
ALBERTO BURRI Citta' Di Castello (PG) 12/03/1915 - Nizza 13/02/1995 Cretto C, 1971 acquaforte acquatinta su carta Fabriano Rosaspina stampa a un colore, stamperia "RC (Roma) cm. 67x96,5; tiratura 11/90 in basso a sinistra, firma in basso a destra. Bibliografia: -"Alberto Burri, opere grafiche",C. Brandi, Roma 1981. -"Burri grafica opera completa", Citta' di Castello 2003.
Alberto Burri - 17 Variazioni Su Temi Proposti Per Una Pura Ideologia Fonetica

Alberto Burri - 17 Variazioni Su Temi Proposti Per Una Pura Ideologia Fonetica

Originale 1955
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 170
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri (Città di Castello 1915 - Nizza 1995) 17 VARIAZIONI SU TEMI PROPOSTI PER UNA PURA IDEOLOGIA FONETICA acquatinta-acquaforte con foglia d'oro, cm 25,5x17; es. 16/75 firmato e numerato realizzato nel 1955 L'opera fa parte del testo di Emilio Villa 17 variazioni su temi proposti per una pura ideologia fonetica pubblicato nel 1955 da Origine, Roma. L'edizione originale consta di novantanove copie numerate e di cinque copie, per gli autori, contrassegnate con le lettere dalla A alla E.
Alberto Burri - Lettere - Tavola A

Alberto Burri - Lettere - Tavola A

Originale
Stima:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 7
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Lettere - tavola A ALBERTO BURRI Serigrafia, mm. 350x500 (foglio); mm. 220x230 (battuta);es. 59/90 carta Fabriano Rosaspina. Tiratura di 90 esemplari e XVI prove d'artista Stampa: Stamperia 2RC - Roma Bibliografia: 2003, C. Sarteanesi, Burri Grafica Opera completa Fondazione Palazzo Albizzini, Petruzzi Editore Città di Castello, pag. 56 - 58
Alberto Burri - Presenza Grafica

Alberto Burri - Presenza Grafica

Originale 1972
Stima:

Prezzo:

Prezzo Netto
Numero di lotto: 28
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri Città Di Castello 1915 - Nizza 1995 Presenza grafica, 1972 litografia e collage d’’’’acetato, es. 78/90 (dalla tiratura complessiva di 90 ess. e XXV ess. P.A.), cm 75 x 75 (cm 95 x 95 misure del foglio), (sc) Firma a matita in basso a destra Timbro a secco in basso a sinistra dello Stampatore 2RC, Roma Presenza grafica, 1972 lithograph, collage, embossing, numbered 78/90, cm 75 x 75 (cm 95 x 95, paper size) (unframed) Signed in pencil lower right Note: BIBLIOGRAFIA: Big Prints from Rome, Catalogo mostra 2RC nei Musei Giapponesi, ed. The Museum of Modern Art - Toyama 1989, n°206
Alberto Burri - Bianco Plastica

Alberto Burri - Bianco Plastica

Originale 1968
Stima:

Prezzo:

Prezzo Lordo
Numero di lotto: 18
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Alberto Burri 1915 - 1995 BIANCO PLASTICA SIGNED AND DATED 68 ON THE REVERSE, PLASTIC, ACRYLIC, VYNAVIL, COMBUSTION ON MASONITE firmato e datato 68 sul retro plastica, acrilico, vinavil, combustione su masonite cm 51x76x3 Provenance Acquistato dall'attuale proprietario direttamente dall'artista all'inizio degli anni Settanta Exhibited Torino, Galleria d'Arte Narciso, Arteeuropea. Artisti del XX secolo, 1999, illustrato a colori Literature Fondazione Palazzo Albizzini, Burri. Contributi al catalogo sistematico, Città di Castello 1990, p. 202, n. 863, illustrato a colori Catalogue Note “Mai come nelle Combustioni si constata la riduzione fenomenologica con cui Burri esperisce il prelievo dal mondo esterno: la sua epochè figurativa. Isola, cioè, nello sfumato delle fumigazioni, negli aloni dolenti delle bruciature, nei contorcimenti, nelle spaccature, nei sobbollimenti, le trasparenze improvvise, il prezioso tono di tannino, gli sfumati degni della calcedonia, della tartaruga, dell’’ambra. E di tutto ciò si serve con una precisione, una misura, come se, invece della fiamma ossidrica, si servisse di colori lungamente impastati sulla tavolozza. Maneggia la fiamma come un pennello infernale” (Cesare Brandi, in Burri, Editalia, Roma, 1963) “In Burri’’s Combustions we can notice the phenomenological reduction with whom the artist goes through the external world: his figurative epochè. In the blending fumigation, in the burning rings, in the contortions, in the fissures and in the simmering signs, he is able to isolate an unexpected transparency and shade of tortoise and amber. He makes use of all these advices with such a balance and precision that it seems he is using colours instead of a blowtorch. He handles the blowtorch as an infernal brush” (Cesare Brandi, Burri, Editalia, Roma, 1963) Eseguito nel 1968, Bianco Plastica incarna un esempio maturo di una delle serie più rinomate e importanti serie di Alberto Burri, le Plastiche. Acquisito in precedenza il riconoscimento per la sua serie di tele cucite, i Sacchi, le composizioni in legno combusto (Legno) e i lavori con lamiere di metallo (Ferri), questo corpus di grande impatto visivo e caratterizzato da stratificazioni di plastica fusa platiche, segna l’’apoteosi della trasfigurazione, personale e sovversiva, dell’’arte bidimensionale da parte dell’’ artista. Questo lavoro invita a dialogare con le visioni apocalittiche della stoia dell’’arte, che vanno dagli spettri biblici di John Martin, fino all'auto distruttività di Gustav Metzger e le distillazioni nichiliste del movimento Zero con Otto Piene o le pitture di fuoco di Yves Klein. Scegliendo di usare la natura alchemica del fuoco come proprio strumento di lavoro, Burri dipinge con le fiamme e sfrutta tutte le potenzialità di una creatività distruttiva. Il concetto di “consunzione” della vita, costante nella poetica dell’’artista, nel caso delle combustioni, come nel nostro Bianco plastica, non è tanto segno dello scorrere della vita quanto piuttosto di un’’energia, di un gesto di forte valore simbolico che raggiungerà il proprio apice e ideale conclusione con la serie dei “Cretti” a cui lavora dagli anni Settanta in poi. Le tendenze riduttive e nichiliste, al centro delle Plastiche, richiamano processi di trasfigurazione molto simili in lavori di artisti contemporanei a Burri. Anche la ricerca di Yves Klein di un infinito mistico e ultraterreno trovò la sua compiuta espressione nel potenziale alchemico del fuoco. Allo stesso modo, l’’ atto violento di Lucio Fontana di bucare e tagliare la tela intatta e monocroma ha dotato il movimento Spazialista di un’’ulteriore dimensione infinita. Come James Johnson Sweeney ha osservato: "Burri trasforma stracci in una metafora umana di carne e sangue, infonde nuova vita ai materiali inanimati che impiega, facendoli vivere e sanguinare; quindi guarisce le ferite con la stessa capacità evocativa e la stessa sensibilità con le quali le ha trafitte prima. … L'immagine è carne umana, l'artista un chirurgo"(James Johnson Sweeney in Catalogo della Mostra, Roma, L'Obelisco, Burri, 1955). In Bianco Plastica, l'interazione fra le forme fuse e i vuoti anneriti con la superficie di cellotex bianco chiamano l'occhio dello spettatore ad analizzare i crateri di un paesaggio eviscerato, riducendo la violenza ed il pathos in strati di plastica trasparente soggetti alla distruttività elementale del fuoco. Executed in 1967, Bianco Plastica embodies a mature example of Alberto Burri’’s most celebrated and important series, the Plastiche. Having previously gained recognition for his works of coarsely stitched burlap (Sacchi), scorched wooden compositions (Legno), and torched iron pieces (Ferri), the arrival of this corpus comprising visually stunning and densely layered molten plastic compositions marked the very apotheosis of Burri’’s subversive transfiguration of the two-dimensional work of art. The present work invites a dialogue with visions of the apocalyptic in art, ranging from the biblical spectres of John Martin through to the eviscerated auto-destructivity of Gustav Metzger and the nihilistic distillation of the Zero movement via Otto Piene or the Feu paintings of Yves Klein. By wielding the alchemical nature of fire as his principle tool, Burri paints with flames and exploit the potential of destructive creativity. The concept of life “consumption”, in Burri’’s combustions, as in Bianco plastica, does not represent the flow of life but it is a sign of energy, of a symbolic action that will reach the peak and conclusion in with the series Cretti of the Seventies. The reductive and nihilistic tendencies at the core of Burri’’ s Plastiche invoke a correlative mode of transfiguration to the work of his near contemporaries. Even Yves Klein’’s pursuit of a mystical and otherworldly Infinite found its ultimate expression in the alchemical potential of fire. Similarly Lucio Fontana’’s violent puncturing and slashing through the surface of a pristine monochrome canvas furnished the Spatialist theorem of a further infinite dimension. As James Johnson Sweeney has remarked: "Burri transforms rags into a metaphor for bleeding human flesh, breathes fresh life into the inanimate materials which he employs, making them live and bleed; then heals the wounds with the same evocative ability and the same sensibility with which he first inflicted them. … The picture is human flesh, the artist a surgeon" (James Johnson Sweeney in: Exhibition Catalogue, Rome, L'Obelisco, Burri, 1955). In Bianco Plastica, the sensitive interplay of molten shapes and blackened voids against a surface of white cellotex implore the viewer's eye to scan the craters of an eviscerated landscape, taking in the violence and pathos redolent in the dissipated layers of transparent plastic as subjects of the elemental destructivity of fire.

LA BIOGRAFIA DI Alberto Burri

Pittore italiano (Città di Castello 1915 - Roma 1995).
Laureato in medicina, si dedicò compiutamente alla pittura solo alla fine della seconda guerra mondiale, rinunciando completamente alla professione di medico.
Iniziò infatti a dipingere nel 1944 mentre era prigioniero degli Americani nel campo di concentramento a Hereford, in Texas, e non abbandonò più questa attività.
Nel 1946 si stabilì a Roma dove, dopo due anni, tenne la sua prima personale alla galleria La Margherita.
Nel 1951 partecipò, con G.
Capogrossi, M.
Ballocco ed E.
Colla, alla fondazione del gruppo Origine, un sodalizio durato pochi anni, nato all'insegna di una comune poetica incentrata sulla necessità di attingere, per fare arte, alla natura primordiale della realtà, alle forme organiche, essenziali e primarie.
A quel periodo risalgono i suoi primi, famosissimi, Sacchi: invece di utilizzare la tradizionale materia cromatica, B., estremamente affascinato dalle potenzialità espressive del materiale, dispose elegantemente sul supporto pezze di ruvida tela di iuta.
Già in precedenza egli aveva utilizzato materiali poveri nelle sue opere, dando vita ai cicli dei Catrami (1949) e delle Muffe (1950).
Nel 1951 prese parte alla mostra Arte astratta e concreta in Italia organizzata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Proseguendo nella sperimentazione dei più disparati materiali, che sapientemente accostati giungono ad esiti non soltanto espressivamente molto intensi, ma anche esteticamente ineccepibili, B.
a partire dalla metà degli anni Cinquanta realizzò: le Combustioni e i Legni; dal 1958 i Ferri; negli anni Sessanta le Plastiche, in cui spinse ad esiti estremi il processo di combustione.
Nel 1964 ricevette il Premio Marzotto, nel 1965 il Gran Premio alla VIII Biennale di San Paolo e nel 1966 gli fu dedicata una mostra al Museum of Modern Art di New York con Lucio Fontana.
A partire dal 1973 si dedicò alla serie dei Cretti, realizzati con segatura pressata e colla e infine, in anni più recenti, i Cellotex, con cui partecipò alla settima edizione dei Documenta di Kassel nel 1982.
Fu anche scenografo e realizzò le scene per alcuni balletti del Teatro alla Scala di Milano e per la messa in scena dell'Avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone.

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