Girolamo Brusaferro
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(1677 - 1745 ) - Dipinti

Finarte /21-mag-2006
€ 30.000,00 - € 35.000,00
Non aggiudicato
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Opere in Arcadja
25Alcune opere di Girolamo Brusaferro
Estratte tra le 25 opere nel catalogo di ArcadjaGirolamo Brusaferro - Educazione Della Vergine Con Anna E Gioacchino
Originale
Numero di lotto:
222
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
222
GIROLAMO BRUSAFERRO
€ 8.000-12.000
Venezia 1677 - 1745
Educazione della Vergine con Anna e Gioacchino
olio su tela, cm 83x75
Lopera può essere restituita a Gerolamo Brusaferro, attento e ben
regolato pittore che univa ad un bel modo di dipingere una
ragionevole intelligenza, onde di molta lode (Zanetti 1733).Vicino
ai modi di Sebastiano Ricci e confuso a volte con il Bambini, in
questo caso il pittore mostra strettissime consonanze di carattere
compositivo e figurativo con altre sue opere note, ove spesso
dispone le sue grandiose figure in primo piano; esse, collocate in
ordine crescente, dalla piccola Maria fino a Gioacchino, ricordano
alcuni dipinti eseguiti con la stessa pennellata fresca e viva e
raffiguranti la Madonna col Bambino come, ad esempio, quello con
san Giuseppe e santAntonio da Padova a Ca Rezzonico, Venezia, ove
una Vergine similissima alla nostra giovane santAnna reclina la
testa sulla spalla e abbassa le palpebre con fare analogo. A tal
proposito, è calzante anche il confronto con unaltra opera tipica
del Brusaferro, lAllegoria delle Arti, già in Palazzo Sagredo a
Venezia, delicatissima figura femminile in cui si rintracciano lo
stesso tipo facciale e lanalogo accostamento di colori nei
panneggi: lazzurro acceso e il rosso aranciato si esaltano accanto
al vivace giallo oro che qui connota il mantello di
Anna.
Girolamo Brusaferro - Il Carnefice Consegna A Salomè La Testa Del Battista
Originale
Numero di lotto:
16
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Assai rara appare l’’iconografia di questo interessante dipinto, che mostra il momento in cui il carnefice, dopo aver tagliato la testa di Giovani Battista su ordine di re Erode Antipa, la consegna su un piatto d’’argento a Salomè, la bellissima figlia di Erodiade, la cognata amante del re, che l’’aveva richiesta, su suggerimento della madre, come premio per aver deliziato con la sua danza lo stesso Erode nel corso di un banchetto. Il re appare sullo sfondo, in abito rosso, ancora seduto al tavolo con altri commensali. Il dipinto mostra strettissime consonanze di carattere compositivo e figurativo con altre opere note del Brusaferro, che spesso dispone le sue grandiose figure in primo piano; quella di Salomé mostra il particolare profilo che assai spesso il pittore conferisce ai suoi personaggi femminili e che si ritrova, per fare qualche esempio, nella donna seduta accanto ad Antioco nella tela – già considerata opera di Sebastiano Ricci – conservata nella Pinacoteca Nazionale di Parma che mostra Antioco visitato dai medici o in una delle figlie che circondano Loth in un’’opera apparsa presso Finarte a Milano il 23 ottobre del 1997 come lavoro anonimo e poi passata al pittore veneziano dalla Pietropolli (A. Pietropolli, Gerolamo Brusaferro, dipinti e disegni, Padova 2002, figg. 9, 30). La figura del carnefice si ritrova simile in opere come le tele un tempo a Palazzo Sagredo a Venezia, nei soldati sullo sfondo del Muzio Scevola (ibidem, fig. 11), o in quella del guerriero col coltello in mano che appare nel Nerone davanti al corpo morto di Agrippina di collezione privata (ibidem, fig. 12), reso al Brusaferro da Egidio Martini, contro la precedente attribuzione tradizionale a Giannantonio Pellegrini. Tutte opere, queste, che si collocano nella fase giovanile del pittore veneziano, segnata da una particolare attenzione nei confronti delle realizzazioni di Sebastiano Ricci; datazione che pare indubbiamente convenire anche per la tela che qui si presenta.
Girolamo Brusaferro - Salomone Idolatra
Originale
Numero di lotto:
52
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
LOTTO N. 52
GEROLAMO BRUSAFERRO
Venezia 1677 - 1745
Salomone idolatra
olio su tela, cm. 105x84
Il soggetto è basato sulla Bibbia, I Re, 10, 1-7: "Il Re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, edomite, simonie e hittite, ossia appartenenti a popoli per i quali Iahvé aveva detto agli Israeliti: «Non andate fra loro ed essi non vengano fra voi; senza dubbio farebbero piegare i vostri cuori verso i loro dei». Salomone si unì ad esse per amore. Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l'attirarono verso dei stranieri sì che il suo cuore non era sottomesso a Ihavè suo Dio come lo era stato il cuore di David, suo padre". La legge di Mosè proibiva infatti agli Israeliani di avere rapporti matrimoniali con altre popolazioni per evitare che cadessero nell'idolatria; in particolare il Re non poteva avere troppe mogli, "affinché il suo cuore non si svii" e non doveva accumulare "grande quantità di argento e di oro": precetti che il vecchio Re Salomone non volle seguire. A questa terza disobbedienza, oltre all'oro e all'argento, si riferisce la rappresentazione: in basso a sinistra sono sintetizzate, nei vasi, le ricchezze accumulate mentre il vecchio re s'inginocchia per aspergere d'incenso una statuetta d'oro di una divinità femminile che una giovane donna (moglie) gli presenta. La statuetta tiene una palla d'oro nella mano destra, il che permette di identificarla come Venere; laddove Salomone viene incoronato da un'altra donna (moglie) con un serto di rose, fiore sacro appunto a Venere, mentre una terza lo esorta all'adorazione: è preciso il riferimento all'amore per le donne da parte del Re e alla sua disobbedienza nei confronti di Dio, e il conseguente monito morale che costituisce il contenuto dell'opera.Spetta al professore Bernard Aikema l'attribuzione del dipinto a Gerolamo Brusaferro, il pittore veneziano, allievo di Nicolò Bambini, attivo nella prima metà del XVIII secolo e fortemente influenzato da Sebastiano Ricci, come ricorda A. M. Zanetti nel Della pittura veneziana (Venezia, 1771, p. 431), almeno a partire dal secondo decennio del Settecento, quando il pittore bellunese ritorna nel 1715 a Venezia dal soggiorno inglese. Prima di questa data, le opere note di Brusaferro, iscritto ufficialmente nella Fraglia dei pittori veneziani solamente dal 1702 (E. Favaro, L'Arte dei Pittori in Venezia e i suoi Statuti, Firenze, 1975, p.156) dipendono stilisticamente soprattutto dal Bambini, e in misura meno evidente dal Ricci pre-settecentesco (A. Pietropolli, Gerolamo Brusaferro dipinti e disegni, Padova, 2002, p. 9), come nella pala di Canizza del 1711 e nel San Girolamo Emiliani della Ca' di Dio di Venezia dell'anno seguente (A. Pietropolli, op. cit., fig. 6 e 7). Se il Vertumno e Pomona della Stadtische Kunstsammlungen di Augsburg, datata 1723/24 mantiene la struttura plastica e contrastata di gusto ancora seicentesco (A. Pietropolli, op. cit., fig. 63), già nella pala veneziana di San Salvador del 1729 (A. Pietropolli, op. cit., fig. 77) la lezione di Bambini si orienta verso le soluzioni più dinamiche del Ricci post 1700. Il confronto tra queste due prove e la pala di Mareson di Zoldo del 1732 (A. Pietropolli, op. cit., fig. 83) ci dà l'indicazione del progressivo sviluppo in senso riccesco della pittura di Brusaferro; il Salomone idolatra si colloca appunto nel momento di compresenza di queste due polarità, tra un Bambini a sua volta toccato dal riccismo (si veda l'Adorazione dei Magi di Torre di Montespertoli, R. Radassao, Nicolò Bambini "pittore pronto spedito ed universale", in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 22, 1998, fig. 122) e il Ricci del secondo decennio (A. Scarpa, Sebastiano Ricci, Milano, 2006, p. 35: si veda ad esempio la Morte di San Paolo eremita Lawrence, Spencer Museum of Art, in A. Scarpa, fig. 246). Nella fattispecie Brusaferro adotta un'ambientazione giocata sui piani luminosi: un'intensa fonte da sinistra, enfatizzata dal profilo dei vasi in primo piano, rileva le due figure principali che a loro volta si stagliano nell'ombra della grande tenda oltre la quale s'apre una veduta architettonica classica; al disotto della tenda le figure femminili emergono dall'ombra con profili a mezza strada tra Bambini e Ricci e ancora riccesca è la figura del paggio che sostiene il manto di Salomone come la figura femminile di fronte al Re.
Si ringrazia il professore Bernard Aikema che ha visto il dipinto in fotografia e ha confermato l'attribuzione (comunicazione orale). STIMA 30.000-40.000
Salomone idolatra
olio su tela, cm. 105x84
Il soggetto è basato sulla Bibbia, I Re, 10, 1-7: "Il Re Salomone amò donne straniere, moabite, ammonite, edomite, simonie e hittite, ossia appartenenti a popoli per i quali Iahvé aveva detto agli Israeliti: «Non andate fra loro ed essi non vengano fra voi; senza dubbio farebbero piegare i vostri cuori verso i loro dei». Salomone si unì ad esse per amore. Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l'attirarono verso dei stranieri sì che il suo cuore non era sottomesso a Ihavè suo Dio come lo era stato il cuore di David, suo padre". La legge di Mosè proibiva infatti agli Israeliani di avere rapporti matrimoniali con altre popolazioni per evitare che cadessero nell'idolatria; in particolare il Re non poteva avere troppe mogli, "affinché il suo cuore non si svii" e non doveva accumulare "grande quantità di argento e di oro": precetti che il vecchio Re Salomone non volle seguire. A questa terza disobbedienza, oltre all'oro e all'argento, si riferisce la rappresentazione: in basso a sinistra sono sintetizzate, nei vasi, le ricchezze accumulate mentre il vecchio re s'inginocchia per aspergere d'incenso una statuetta d'oro di una divinità femminile che una giovane donna (moglie) gli presenta. La statuetta tiene una palla d'oro nella mano destra, il che permette di identificarla come Venere; laddove Salomone viene incoronato da un'altra donna (moglie) con un serto di rose, fiore sacro appunto a Venere, mentre una terza lo esorta all'adorazione: è preciso il riferimento all'amore per le donne da parte del Re e alla sua disobbedienza nei confronti di Dio, e il conseguente monito morale che costituisce il contenuto dell'opera.Spetta al professore Bernard Aikema l'attribuzione del dipinto a Gerolamo Brusaferro, il pittore veneziano, allievo di Nicolò Bambini, attivo nella prima metà del XVIII secolo e fortemente influenzato da Sebastiano Ricci, come ricorda A. M. Zanetti nel Della pittura veneziana (Venezia, 1771, p. 431), almeno a partire dal secondo decennio del Settecento, quando il pittore bellunese ritorna nel 1715 a Venezia dal soggiorno inglese. Prima di questa data, le opere note di Brusaferro, iscritto ufficialmente nella Fraglia dei pittori veneziani solamente dal 1702 (E. Favaro, L'Arte dei Pittori in Venezia e i suoi Statuti, Firenze, 1975, p.156) dipendono stilisticamente soprattutto dal Bambini, e in misura meno evidente dal Ricci pre-settecentesco (A. Pietropolli, Gerolamo Brusaferro dipinti e disegni, Padova, 2002, p. 9), come nella pala di Canizza del 1711 e nel San Girolamo Emiliani della Ca' di Dio di Venezia dell'anno seguente (A. Pietropolli, op. cit., fig. 6 e 7). Se il Vertumno e Pomona della Stadtische Kunstsammlungen di Augsburg, datata 1723/24 mantiene la struttura plastica e contrastata di gusto ancora seicentesco (A. Pietropolli, op. cit., fig. 63), già nella pala veneziana di San Salvador del 1729 (A. Pietropolli, op. cit., fig. 77) la lezione di Bambini si orienta verso le soluzioni più dinamiche del Ricci post 1700. Il confronto tra queste due prove e la pala di Mareson di Zoldo del 1732 (A. Pietropolli, op. cit., fig. 83) ci dà l'indicazione del progressivo sviluppo in senso riccesco della pittura di Brusaferro; il Salomone idolatra si colloca appunto nel momento di compresenza di queste due polarità, tra un Bambini a sua volta toccato dal riccismo (si veda l'Adorazione dei Magi di Torre di Montespertoli, R. Radassao, Nicolò Bambini "pittore pronto spedito ed universale", in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 22, 1998, fig. 122) e il Ricci del secondo decennio (A. Scarpa, Sebastiano Ricci, Milano, 2006, p. 35: si veda ad esempio la Morte di San Paolo eremita Lawrence, Spencer Museum of Art, in A. Scarpa, fig. 246). Nella fattispecie Brusaferro adotta un'ambientazione giocata sui piani luminosi: un'intensa fonte da sinistra, enfatizzata dal profilo dei vasi in primo piano, rileva le due figure principali che a loro volta si stagliano nell'ombra della grande tenda oltre la quale s'apre una veduta architettonica classica; al disotto della tenda le figure femminili emergono dall'ombra con profili a mezza strada tra Bambini e Ricci e ancora riccesca è la figura del paggio che sostiene il manto di Salomone come la figura femminile di fronte al Re.
Si ringrazia il professore Bernard Aikema che ha visto il dipinto in fotografia e ha confermato l'attribuzione (comunicazione orale). STIMA 30.000-40.000
Girolamo Brusaferro - Giuseppe Interpreta I Sogni Ai Suoi Compagni In Prigione
Originale 1730
Numero di lotto:
77
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
LOTTO N. 77
GEROLAMO BRUSAFERRO
Venezia 1677 - 1745
Giuseppe interpreta i sogni ai suoi compagni in prigione
olio su tela, cm. 80x98.
È noto che il Brusaferro frequentò la bottega di Niccolò Bambini, probabilmente rimanendovi a lungo come collaboratore, e che in seguito come afferma Anton Maria Zanetti nel 1733, "tentò anche di seguire la maniera di Sebastiano Rizzi, e infine formossi egli uno stile, che di tutti que’ Maestri partecipava, ma avea insieme anche qualcosa di originale". Questo duplice orientamento di interessi risulta evidente dall’analisi della produzione artistica sia di carattere devozionale, sia profano del Brusaferro. Il pittore partendo da una sintesi plastica di gusto più classicistico, da forti intonazioni chiaroscurali e da enfatici e vorticosi movimenti scenici, ancora seicenteschi, appresi dal Bambini, passerà progressivamente a soluzioni pittoriche più libere e atmosferiche desunte da Sebastiano Ricci. Il suo gusto eclettico ma originale, radicato nella tradizione e permeato in modo misurato di novità, doveva essere ben accolto dalla committenza privata che negli anni Trenta del Settecento gli commissionò numerose tele a carattere storico, biblico e profano.La tela raffigurante Giuseppe in prigione, appartiene a questo periodo. Infatti lo schema compositivo rientra nella tipologia ripetuta con poche varianti dal pittore veneziano nelle sue tele: due o tre personaggi, il fronteggiarsi contrapposto delle figure a tre quarti in primo piano, in cui la profondità viene data dalla presenza di un elemento architettonico sullo sfondo. In quest’opera è evidente la vicinanza del Brusaferro ai modi del Ricci sia nella realizzazione delle figure maschili, sia per il senso dinamico della composizione e per il chiaroscuro con cui modellate le forme. STIMA 30.000-35.000
Giuseppe interpreta i sogni ai suoi compagni in prigione
olio su tela, cm. 80x98.
È noto che il Brusaferro frequentò la bottega di Niccolò Bambini, probabilmente rimanendovi a lungo come collaboratore, e che in seguito come afferma Anton Maria Zanetti nel 1733, "tentò anche di seguire la maniera di Sebastiano Rizzi, e infine formossi egli uno stile, che di tutti que’ Maestri partecipava, ma avea insieme anche qualcosa di originale". Questo duplice orientamento di interessi risulta evidente dall’analisi della produzione artistica sia di carattere devozionale, sia profano del Brusaferro. Il pittore partendo da una sintesi plastica di gusto più classicistico, da forti intonazioni chiaroscurali e da enfatici e vorticosi movimenti scenici, ancora seicenteschi, appresi dal Bambini, passerà progressivamente a soluzioni pittoriche più libere e atmosferiche desunte da Sebastiano Ricci. Il suo gusto eclettico ma originale, radicato nella tradizione e permeato in modo misurato di novità, doveva essere ben accolto dalla committenza privata che negli anni Trenta del Settecento gli commissionò numerose tele a carattere storico, biblico e profano.La tela raffigurante Giuseppe in prigione, appartiene a questo periodo. Infatti lo schema compositivo rientra nella tipologia ripetuta con poche varianti dal pittore veneziano nelle sue tele: due o tre personaggi, il fronteggiarsi contrapposto delle figure a tre quarti in primo piano, in cui la profondità viene data dalla presenza di un elemento architettonico sullo sfondo. In quest’opera è evidente la vicinanza del Brusaferro ai modi del Ricci sia nella realizzazione delle figure maschili, sia per il senso dinamico della composizione e per il chiaroscuro con cui modellate le forme. STIMA 30.000-35.000
Girolamo Brusaferro - Sansone E Dalila; E Labano, Giacobbe E Rachele
Originale
Numero di lotto:
597
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Girolamo Brusaferro (Venezia 1677-1745) e Gregorio Lazzarini(Venezia 1655-1730 Villabona)
Sansone e Dalila; e Labano, Giacobbe e Rachele
olio su tela
96.5 x 80 cm. (2)
Saleroom Notice
Siamo grati al Professor Moretti per aver confermatol'attribuzione di entrambi i dipinti a Girolamo Brusaferro (Venezia1677-1745) su base fotografica.
We are grateful to Prof. Moretti for having confirmed theattribution of both paintings to Girolamo Brusaferro (Venice1677-1745) on the basis of photographs.
Siamo grati al Professor Lino Moretti per aver suggerito lepresenti attribuzioni, sulla base di fotografie. Lo studiosoattribuisce il primo dipinto offerto nel lotto a GirolamoBrusaferro, mentre il secondo a Gregorio Lazzarini.





