Descrizione:
Olio su tela, cm 167x234
Questa splendida tela di grandi dimensioni è ben nota in letteratura per esser stata presentata da Nicola Spinosa (1998) alla mostra sulla scena di genere nella pittura italiana, tenutasi a Brescia una decina d’’anni fa. Si tratta del dipinto descritto dal De Dominici (1742-1745) nella biografia di Giuseppe Bonito ed esposto insieme al suo pendant raffigurante Lo studio del pittore - la cui ubicazione è tuttora ignota - alla festa del Corpus Domini, detta dei Quattro Altari, che si teneva ogni anno a Napoli al Largo di Palazzo (oggi piazza del Plebiscito). Assai dettagliata è la descrizione che ne offre il biografo napoletano, specificando come vi siano rappresentati “alcuni giovani con li schioppi in mano, e Cacciatori in campagna per divertirsi, che trovano delle Villanelle con le quali vezzosamente scherzano”. Come sottolineava Spinosa, l’’opera si pone “anche stilisticamente in perfetta contiguità con altri quattro dipinti con soggetti di genere esposti in coppia, sempre secondo la testimonianza del De Dominici, a due edizioni precedenti della stessa Festa dei Quattro Altari e recentemente identificate in raccolte private o sul mercato antiquario americano”: Il maestro di scuola e La maestra di cucito già a Madrid, nella collezione del marchese di Remisa (Christie’’s, Londra, 5 luglio 1996, lotto 69), e Il concerto e Il poeta – che il De Dominici erroneamente descriveva come un unico dipinto – passati separatamente dalla raccolta adrilena, rispettivamente a Norfolk (Chrysler Museum) e in una collezione privata americana, per essere poi nuovamente riuniti presso Didier Aaron a New York (C. Beddington, in Capolavori..., 1998, p. 185, n. 1.29). Se, in base a quanto affermato dal De Dominici, la coppia raffigurante Il maestro di scuola e La maestra di cucito va datata con ogni probabilità non oltre il 1736, anche in considerazione dei suoi legami stilistici con opere del Solimena eseguite intorno al 1730, quella con Il concerto e Il poeta, è, secondo Spinosa, da collocarsi nel periodo 1738-1739 “per un evidente avanzamento, come” avviene in “altri dipinti di Bonito di questo momento, verso soluzioni di maggior respiro compositivo e di accresciuta intensità cromatica, nel corso dei recenti esempi “neobarocchi” dello stesso Solimena alla metà degli anni trenta”. Su questa base, dunque, il dipinto con Il riposo dei cacciatori è da collocarsi cronologicamente non prima del 1740, anche in considerazione delle sue affinità stilistiche con opere degli inizi del quinto decennio: dalle due Ambascerie turca e tripolina alla corte di Napoli del 1741 (Madrid, Museo del Prado e Napoli, Palazzo Reale) alla Carità del 1742 (Napoli, chiesa del Monte di Pietà), ma soprattutto alla Visitazione e allegoria della Carità del 1744 (ex cappella privata della reggia di Portici), dove “compaiono peraltro inserti paesistici e soluzioni tipologiche che si ritrovano quasi identici” nella tela che qui si presenta. Questa si pone dunque non solo come significativa testimonianza dell’’arte di Bonito in una fase relativamente precoce della sua attività, ma riveste anche un notevole interesse per la conoscenza della pittura napoletana di metà Settecento, sia per la scelta dei contenuti, con l’’interesse per soggetti che alludono, sia pur fantasticamente, alla vita quotidiana, sia per le soluzioni stilistiche adottate, documentando “la fortuna che questo “genere” trovò a Napoli anche prima che maturasse... con altra intensità di percezione e resa visiva del dato umano” la diversa esperienza di Gaspare Traversi. Bibliografia: B. De Dominici, Vite dei Pittori, Scultori e Architetti napoletani, Napoli 1742-1745, rist. anastat., 1979, III, p. 714 N. Spinosa, in Da Caravaggio a Ceruti. La scena di genere e l’’immagine dei pitocchi nella pittura italiana, catalogo della mostra a cura di F. Porzio, Brescia 1998, p. 352, n. 50