Barbari Nicolò De'

Italy XVI Secolo - Dipinti
BARBARI NICOLÒ DE' Madonna Col Bambino Tra San Vincenzo Ferrer (?) E Santachiara

San Marco /6-lug-2008
350.000,00 - 400.000,00
Non Divulgato

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 Barbari Nicolò De' - Madonna Col Bambino Tra San Vincenzo Ferrer (?) E Santachiara

Barbari Nicolò De' - Madonna Col Bambino Tra San Vincenzo Ferrer (?) E Santachiara

Originale
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 41
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Descrizione:
Madonna col Bambino tra san Vincenzo Ferrer (?) e santaChiara olio su tavola, cm 93x133,5 L’importante tavola presentata raffigura la Vergine col Bambino frasanta Chiara, sulla destra, con l’abito grigio dell’ordine delleclarisse e la cuffia bianca coperta dal velo nero, e un santodomenicano, forse Vincenzo Ferrer. L’opera sembra ascrivibile al veneto Niccolò de’ Barbari, pittoredel quale si sa ancora molto poco e la cui personalità è stataricostruita solo di recente ad opera Enrico Maria del Pozzolo(Nella selva di Niccolò de’ Barbari, in “Saggi e memorie di storiadell’arte”, 18, 1982, pp. 71-83) che, tuttavia, estrapola dalcorpus del pittore alcune opere che formeranno il catalogo di unartista anonimo denominato ‘Maestro degli inchini’, attivo traVerona e Vicenza nell’ultimo quarto del XV secolo e protagonistadell’ala più conservatrice della pittura veneta del tempo. Per lo stile perfettamente aderente alle tendenze tedescheggianticondotte nel territorio della Serenissima tra Quattro eCinquecento, Niccolò de’ Barbari, il cui nome appare in un dipintoraffigurante Cristo e l’Adultera al Museo di Palazzo Venezia aRoma, venne inserito entro gli Indici della pittura veneziana delRinascimento da Berenson, che metteva insieme un piccolo gruppo diopere comprendente il Cristo portacroce alla Pinacoteca di Cremona,la Cattura di Cristo nel Museo Civico di Padova e la tavola dellaQuadreria Emo Capodilista, anch’essa al Museo Civico di Padova,raffigurante una Madonna col Bambino tra i santi Simeone, GiovanniBattista e Caterina d’Alessandria, sicuramente la più antica delletre e databile verso il primo decennio del secolo. E’ dal confrontocon quest’ultimo dipinto patavino, ove la critica ha individuatouna matrice stilistica dipendente dalle lezioni lagunari diGiovanni e Gentile Bellini, da un lato, e rapporti significativicon alcuni prodotti veronesi degli inizi del Cinquecento (qualiquelli di Michele da Verona), dall’altro, che si giustifical’attribuzione a Niccolò de’ Bardi dell’opera in esame; simili sonola costruzione orizzontale della scena, l’impostazione dellaVergine col Figlio, di struttura piramidale e tagliata a tre quartidella figura, nonché le dinamiche oblique che innervano le sagomelegnose, e nel contempo timide in quel reclinare gli sguardi bassie silenziosi. Questo singolare espressionismo ‘intimista’interessa, in particolar modo, le due figure femminili mentre ilsanto domenicano, come tanti altri personaggi maschili, ècaratterizzato dal volto accigliato che, di sapore vagamentenordico, sembra quasi intagliato nel legno. Tipici del pittoreanche panneggi delle vesti, che formano ampi squadri a nasconderecompletamente alla vista la struttura anatomica dei corpisottostanti e la tipologia della forma, affidata non tanto aldisegno quanto ad una sorta di “sfumato” che tradisce ormai lameditazione dell’artista sugli esiti più aggiornati della pitturaveneziana del ‘500. Sifignificative analogie possono essere riscontrate anche con altreSacre Conversazioni (quella del Museo di Budapest, la versione delLouvre, quella del Museo Correr o la tela della Fondazione Cagnoladi Gazzada) variamente sconfinate nel gruppo ‘Maestro degliinchini’, vero e proprio alter ego, ma più ‘umbratile’, del nostropittore. Rispetto a queste varianti, comunque vicinissime alleopere più certe di Niccolò de’ Barbari, il nostro dipinto si avvaledi un più largo paesaggio, solo interrotto dal drappo verde allespalle della Madonna, umido ed incantato che denota un certointeresse naturalistico, di probabile matrice nordica, che siesprime al meglio nella cosiddetta Nuda (o Venerina, come lachiamavano Longhi e Berenson) già in collezione privata bergamascae già riferita al Lotto, attribuita da Enrico Maria del Bozzolo alMaestro degli Inchini.
 Barbari Nicolò De' - Ritratto Di Architetto

Barbari Nicolò De' - Ritratto Di Architetto

Attribuito
Stima:

Prezzo: Non Divulgato
Numero di lotto: 305
Altre OPERE IN ASTA
Descrizione:
Jacob Walch detto Iacopo dei barbari " "Ritratto di architetto" olio cm. 87x64
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