A cura di: Elena Lanzanova

Arcimboldo Torna A Milano!

mercoledì 16 febbraio 2011

Bizzarrie e capricci: così venivano considerate le sue opere dai contemporanei, capaci di elogiare il virtuosismo pittorico, ma non di cogliere l’importanza rivoluzionaria di quel modo di dipingere e di rappresentare il mondo in chiave allegorica. Risulta assurdo pensare che per secoli Giuseppe Arcimboldo sia stato dimenticato dall’arte, relegato tra gli artisti minori, fino ad essere riscoperto nel 1930, quando Alfred H. Barr, direttore del Museum of Modern Art di New York, incluse alcune sue opere nella mostra Fantastic Art, Dada Surrealism, intravedendo che il  pittore milanese fosse un precursore delle avanguardie artistiche più importanti d’inizio Novecento.
Un artista che, dalla sua riscoperta, è entrato nella leggenda dell’arte con i suoi trionfi di frutta e verdura, cascate di mele e peperoni rossi orchestrati sulla tela a formare volti di nobili titolati, dame con gli occhi a forma di gamberetto, cavalieri con elmi di melanzane e cortigiani con gorgiere di asparagi ed erbette. Uno stile artistico innovatore in bilico fra la ritrattistica e la natura morta, “inflazionato” dalla pubblicità contemporanea e assimilato anche dai più profani.
Ma la magia di Arcimboldo non si può limitare a questo e fortunatamente la città di Milano ha pensato di ospitare una mostra per spiegarci esattamente come e perché l’artista arrivò a realizzare le sue teste, il motivo per il quale divenne il maestro più ricercato in Europa e il clima artistico del Cinquecento milanese in cui operò. E il capoluogo lombardo lo fa in gran stile celebrandolo con Arcimboldo – Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio, un’esposizione curata da Sylvia Ferino (direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum di Vienna) e allestita, dopo tre anni di lavori e 2 milioni di euro, con numerose opere provenienti da 75 musei prestatori.
Aperta al pubblico fino al 22 maggio a Palazzo Reale, la rassegna ha infatti il chiaro obiettivo di “restituire” Arcimboldo al suo contesto d’origine, per capire le ragioni della sua chiamata alla corte asburgica, precisare le radici culturali delle sue teste composte e approfondire, infine, il ruolo giocato dall’artista nello sviluppo dei generi della natura morta e delle “pitture ridicole”.
“Una mostra nel segno della tradizione – ha affermato il sindaco di Milano, Letizia Moratti – che approfondisce la vita e le opere di un artista milanese che ha avuto grande successo alla corte degli Asburgo. Un uomo che propone un’arte stravagante e di forte impatto e che, partendo dalla scuola di Leonardo, ha saputo sviluppare uno stile personale ed innovativo. Opere che non ci lasciano indifferenti, che ci emozionano, stupiscono e, talvolta, fanno sorridere”.
Soddisfatto anche l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: “Proporre a Palazzo Reale un’esposizione sull’Arcimboldo, vuol dire ricollocare l’artista nel contesto d’origine e reinterpretare lo sviluppo ell’arte lombarda coeva e a seguire. E non soltanto. Poiché Arcimboldo dissolve l’artificio temporale nel porsi con l’immaginazione oltre le coordinate della storia, quella da noi scritta e quella ancora da scrivere. Nella nostra società della comunicazione binaria che tende spesso alla semplificazione, il mondo dell’artista milanese rivela, così, tutta la complessità e la ricchezza dei segni, delle figure e dei simboli”.
Arcimboldo – Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio, divisa in nove sezioni, prende il via con un viaggio nella Milano cinquecentesca, un percorso tra disegni, pittura e preziosi oggetti usciti dalle officine artigianali meneghine. Una scelta di disegni grotteschi di Leonardo, accompagnati da lavori di seguaci come Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovanni Ambrogio Figino, attestano poi l’influenza di Leonardo nello studio della fisionomia caricata e della figura, della natura, dell’atmosfera come della flora e fauna. Nella seconda sezione dedicata alle arti santuarie, invece, l’occhio viene catturato da meravigliosi cammei, vasi, scudi, preziose armi e armature, tessuti raffinati, codici miniati, medaglie, sculture e molte opere di artisti e artigiani milanesi.
Nel vivo della rassegna, inoltre, si entra con lo spazio dedicato al visionario maestro a Milano, in cui vengono esposte opere giovanili del pittore e dei suoi maestri: il Ritratto di Biagio Arcimboldo di Bernardo Luini, le vetrate per il Duomo di Milano realizzate su disegni di Arcimboldo e del padre, ma anche i disegni per il Gonfalone di Sant’Ambrogio attribuiti a Giuseppe Arcimboldo e a Bernardino Campi (o Giuseppe Meda) e l’arazzo il Transito della Vegine di Giovanni Karcher su cartone dell’artista.
La sezione successiva è dedicata all’illustrazione naturalistica in Italia e in Lombardia, dove il ruolo di Arcimboldo come illustratore di animali, uccelli e probabilmente anche di piante e fiori viene correttamente inserito nell’ampio contesto delle scienze naturali. Mentre nel cuore della mostra si  procede con le spettacolari Teste Composte di Arcimboldo (Stagioni ed Elementi), eseguite in più varianti a partire dal 1563. In questo spazio vengono, infatti, esibite le famose e intricate composizioni di fiori, frutti e animali che celano un complesso significato allegorico, legate alle vicende e alle aspirazioni universalistiche della dinastia viennese.
Segue poi la parte sulla pittura ridicola, con disegni di figure grottesche di Francesco Melzi, Giovan Paolo Lomazzo, Camillo Procaccini e due lavori di Arcimboldo provenienti da Stoccolma: Il bibliotecario e Il giurista.
Il maestro cinquecentesco svolse, inoltre, un’intensa attività di inventore, animatore e regista di feste o tornei, contribuendo così allo sviluppo della pittura di corte con l’invenzione di prodigiosi attrezzi e strabilianti mascherate. Con questa settima sezione si entra nel mondo dei ricevimenti di corte con una raccolta di cinquanta bellissimi disegni di Arcimboldo, uno studio di Giulio Romano e la cosiddetta “armatura milanese” forgiata dal famoso artefice Giovanni Battista Zarabaglia per l’arciduca Ferdinando II del Tirolo.
Proseguendo il percorso museale troviamo l’ottava parte della mostra, in cui l’attenzione è rivolta al ritorno di Arcimboldo a Milano e si apre con un suo autoritratto, datato 1587. In questa opera, Arcimboldo si raffigura come “testa cartacea”, come se volesse offrirsi al pubblico in veste di letterato e poeta. E, infatti, questa parte espositiva riunisce anche libri e raccolte di poesia composti dagli amici poeti intorno alle pitture inviate a Rodolfo II, fra le quali il celeberrimo Vertunno.
Chiude la rassegna, infine, la sezione sulle teste reversibili e la natura morta, con alcuni capolavori assoluti del pittore, tra cui L’ortolano e Testa reversibile con canestro di frutta, da cui Caravaggio avrebbe preso ispirazione per La canestra di frutta. E per finire una novità: il dipinto scoperto durante la preparazione delle kermesse di Parigi e Vienna (2007-2008), intitolato Testa delle quattro stagioni dell’anno.

 

Dal 10 febbraio al 22 maggio 2011
Arcimboldo – Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio
Palazzo Reale
Piazza Duomo, 12 – 20121 Milano
Info 02 92800375
Web: www.comune.milano.it/palazzoreale/
Orario: martedì, mercoledì, venerdì, domenica dalle 9:30 alle 19:30; giovedì e sabato dalle 9:30 alle 22.30.
Ingresso: intero 9 euro; ridotto 7.50 euro.

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