A cura di: Arcadja

Il Rinascimento Visto Dal Ticino

mercoledì 27 ottobre 2010

I curatori della mostra sul Rinascimento ticinese Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, parafrasando un testo di Dante Isella, osservano nel catalogo Officina Libraria che, per le testimonianze d’arte rinascimentale fra tardo ’400 e metà ’500 nella «bella terra di laghi e di montagne» fra Lombardia e Canton Ticino, gli attuali «confini degli Stati non hanno un senso figurativo». Sono invece ben più significativi gli antichi perimetri delle diocesi di Como, comprendente anche il Sopraceneri e la Valtellina, e di Milano, con le Tre Valli Ambrosiane.
I termini cronologici delle opere in mostra sono compresi fra il ligneo San Giorgio e il drago di San Giorgio a Losone (Locarno), intorno al 1470, del milanese Martino Benzoni, attivo nel cantiere del Duomo, e la grande pala con Assunzione e Incoronazione della Vergine del lodigiano Calisto Piazza, di metà ’500, acquistato da una collezione fiorentina presso Christie’s nel 2000 e fino al 1768 a Santa Maria degli Angeli a Lugano. Qui ci troviamo sulla direttrice e il flusso culturale da Milano verso Nord.
Quanto a quella che si incrocia Est-Ovest, essa corre fra la Valtellina con il dolcissimo pallore della Natività della Vergine di Gaudenzio Ferrari dal Santuario dell’Assunta di Morbegno, scoperta da Berenson nel 1912 e riscoperta da Giovanni Romano nel 1966 (sua la scheda in catalogo), e la Valdossola con la potenza drammatica della lignea Madonna svenuta del grande scultore milanese Giovanni Antonio del Maino. Essa fa parte del gruppo del Compianto a San Martino di Cuzzago (Premosello).
Accompagnano queste opere di forte impatto dimensionale, nell’ultima parte della mostra, l’Andata al Calvario di Gaudenzio dal Santuario della Pietà di Cannobio, in tipico territorio borromaico, la nobiltà classico-leonardesca della Sant’Anna del Luini, scomparto di una pala del 1523 già a San Sisinio della Torre a Mendrisio e oggi concessa dal Philadelphia Museum of Art, e, dello stesso, trentenne e quasi alla fine della vita, le due grandi e neglette pale con San Sebastiano e San Cristoforo del Duomo di Como. Il Luini esordiente ricompare nel cuore della mostra con Santa Caterina d’Alessandria e San Bernardino da Siena da San Carlo a Magadino. Qui domina l’altissimo enigmatico capolavoro della Fuga in Egitto del Bramantino dalla Madonna del Sasso di Orselino (Locarno), straordinario esempio di astrazione classica al limite della metafisica, con l’angelo guida privo di ali la cui testa replica quella della Madonna e con la magia dello sfondo «romano». L’immagine è ispirata dal Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo.
Nella sezione staccata della Sala Veratti di Varese sono esposte due tavole del pittore varesino bramantinesco Francesco de Tatti, frammenti di un medesimo polittico, l’uno dai Santi Giacomo e Cristoforo di Craveggia in Ossola e l’altro dal Museo di Nancy. (La Stampa)

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