A cura di: Elena Lanzanova

Arte Proibita: Due Curatori Russi Condannati Ma Non Incarcerati

martedì 20 luglio 2010

L’ufficio del presidente al Cremlino invaso dai cinesi, un’icona della Vergine riempita di caviale, una terrorista cecena con cintura esplosiva e gonna sollevata dal vento come Marilyn Monroe, una crocifissione con la testa di Cristo sostituita da una medaglia dell’Ordine di Lenin oppure un Cristo con lo sfondo rosso della Coca-Cola e con la scritta “This is my blood”: arte proibita e censurata!
Jurij Samodurov e Andrej Erofeev – curatori di Forbidden Art 2006, una mostra finita nel mirino della censura nel 2007 per aver esposto le opere menzionate – sono stati condannati il 12 luglio da un tribunale di Mosca. Condannati, ma non incarcerati: nel tentativo di limitare le conseguenze della vicenda, il magistrato Svetlana Aleksandrova ha ridimensionato la pena reclamata dall’accusa – tre anni di carcere – in sanzioni pecuniarie, 200 mila e 150 mila rubli (5.100 e 3.800 euro) da pagare allo Stato russo. Però sono colpevoli, ha detto il giudice, “di aver compiuto azioni che incitano all’odio”, di aver “insultato i sentimenti dei credenti con intento criminale”.
La denuncia era stata precedentemente inoltrata dal Consiglio del Popolo, un gruppo ultranazionalista ortodosso, anche se la stessa Chiesa Ortodossa definì eccessive le richieste del pubblico ministero. E malgrado Aleksandr Avdeev, il ministro della Culura, parlò in favore di Samodurov ed  Erofeev, dichiarando che “non avevano oltrepassato la linea rossa della legge”.
Il processo, iniziato nell’aprile del 2009, ha suscitato le critiche degli artisti e attivisti per i diritti umani, culminate la settimana prima dell’udienza in una lettera aperta, firmata da tredici artisti russi, in cui si faceva richiesta al presidente Dmitrij Medvedev di porre fine all’iter giudiziario, ricordando che un verdetto di colpevolezza “avrebbe condannato l’intera arte russa contemporanea”.
Ma la punizione è stata assegnata ai due curatori, anche se il responso del giudice ha creato dei fervori fuori dalle aule del tribunale provocando disordini tra le due fazioni. Gli attivisti della Chiesa Ortodossa erano furiosi perchè in fin dei conti nessuna reclusione è stata inflitta. Leonid Semyonovich, un invasato attivista filoclericale, ha affermato che “queste cose non devono succedere. La società deve essere protetta da queste persone. Faremo una guerra spirituale a questi personaggi e li cacceremo fuori dalla Russia”.  Mentre dall’altro versante, Tatiana Arzamasova – esponente di spicco dell’arte contemporanea sovietica nonché componente del gruppo AES+F – ha dichiarato: “Sono incredibilmente dispiaciuta e preoccupata, questa decisione della corte potrebbe gettare il mondo dell’arte contemporanea russa in uno stato di profondo sconforto. A rimetterci potrebbe essere la nostra reputazione”. In segno di dissenso, inoltre, un gruppo di performer artist guidati da Pyotr Verzilov ha rilasciato migliaia di scarafaggi vivi nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Mosca, per protestare contro quella che viene definita “giustizia scarafaggio”.
La mostra  Forbidden Art 2006 era stata organizzata presso il Museo Sakharov di Mosca, di cui Samodurov era direttore,  mentre Erofeev guidava il dipartimento d’arte contemporanea alla Galleria Tretjakov (entrambi poi hanno perso il posto di lavoro). L’obiettivo dell’esposizione, che comprendeva lavori precedentemente banditi da altre mostre e dai principali musei e gallerie, era di denunciare la  censura che soffoca l’arte e la creatività sovietica e non c’era nessun intento di prendere di mira la religione.
Questo clima di controllo sull’arte è una realtà, purtroppo, costante in Russia. Durante il periodo Sovietico e fino a qualche anno fa, il governo russo ha perseguitato tanto gli artisti “sovversivi” quanto la Chiesa Ortodossa. Oggi però, il riavvicinamento tra la sfera religiosa e quella politica ha portato a volte a risultati di censura nei confronti di quelle idee o comportamenti giudicati troppo critici verso le autorità spirituali. Il caso della mostra in questione è proprio uno di questi. La mostra
Forbidden Art 2006 voleva essere solo una protesta nei confronti della censura in ambito artistico che, a detta degli organizzatori, sarebbe intervenuta quando Vladimir Putin salì al potere nel 2000.
Da allora si mormora che il controllo nei confronti delle espressioni artistiche si sia fatto più stretto. Nell’autunno 2007 ad esempio, il ministro della cultura ha bloccato la partecipazione di molte opere sovietiche a rassegne internazionali poiché la loro esposizione sarebbe stata ritenuta “dannosa” per il Paese. Questi lavori, ed altri rifiutati alla Seconsa Biennale di Arte Contemporanea di Mosca oltre che dalle varie gallerie, sono invece state esposte dalla mostra di Jurij Samodurov e Andrej Erofeev.
D’altronde, Samodurov non è nuovo ad inchieste di tal genere. Nel 2003 il curatore aveva organizzato l’evento Caution: Religion!, in cui venivano esposte opere ritenute critiche nei confronti della Chiesa Ortodossa, nelle quali artisti contemporanei reinterpretavano simboli religiosi tradizionali. In quel frangente un gruppo di oppositori penetrò nel museo compromettendo molti dei 45 dipinti esposti. L’esposizione valse a Samodurov una multa salata, anche se la richiesta degli accusatori era di tre anni di carcere.

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