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A cura di: Elena Lanzanova
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Il Mickey Mouse Sexy-Nazi Di Papeschi Scuote La Polonia
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lunedì 19 luglio 2010
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Se l’arte è provocazione, Max Papeschi ne incarna l’essenza più caustica. Non bisogna, quindi, stupirsi se sulla facciata di un palazzo nel centro storico di Poznań, in Polonia, è stato affisso un suo manifesto pubblicitario che riproduce un corpo di donna con la faccia di Mickey Mouse e alle sue spalle una grande svastica. Ma nella città polacca è subito scoppiata la bufera e l’ingombrante cartellone con richiamo nazista sta offendendo la Polonia, causando un enorme sconcerto ed un autentico imbarazzo.
L’opera scelta come manifesto per reclamizzare una mostra d’arte che si terrà nell’edificio dal prossimo settembre e che raccoglierà i poster più famosi dell’ultimo secolo (Abnormal nudes dal 4 settembre alla Abnormals Gallery), si intitola NaziSexyMouse e non è inedita. L’artista milanese l’aveva già esposta a Treviso meno di un anno fa e anche lì non era passata inosservata, come del resto tutta la sua produzione artistica.
È possibile anche solo immaginare Adolf Hitler vestito da Topolino oppure Paperino tra le paludi del Vietnam e Ronald McDonald (il celebre clown del fast-food) armato? Visioni a dir poco irriverenti, sarcastiche, al limite del blasfemo. Fantasie che l’artista pop Papeschi ha trasformato, grazie alla tecnica del computer graphics digitale, in provocatorie immagini un-politically. Opere rivoluzionarie che svelano i legami di potere nella storia dell’umanità con la sovrapposizione di icone e simboli universalmente noti: dalla svastica alla bandiera americana, dal fungo atomico ai personaggi della Walt Disney. Il suo pop iconoclasta cita l’American Life e rivela nei suoi orrori in maniera ironicamente realistica attraverso una poetica dai fortissimi contenuti sociali. Topolino, i presidenti statunitensi, Hitler, le pin up anni Cinquanta e i simboli religiosi, sono forti riferimenti del nostro immaginario collettivo che, come un incubo, si confondono dando vita a visioni destabilizzanti non tanto perchè inedite nella loro crudeltà, quanto perchè chiamano in causa i nostri stessi valori, la nostra esistenza caratterizzata da un’etica perversa fondata sulla sete di potere. Come spiega l’autore nel suo sito, “le icone cult perdono il loro effetto tranquillizzante per trasformarsi in un incubo collettivo”. Ma questo messaggio chiaramente non traspare in un’unica opera estrapolata dal contesto e sbattuta sotto gli occhi di una città che alla croce uncinata associa tristi memorie e alcune tra le pagine più drammatiche della propria storia.
Un consigliere comunale di Poznań, infatti, ha tentato di far causa alla galleria d’arte che ospiterà la rassegna richiamando la legge polacca che vieta l’esposizione di simboli nazisti. “Per i miei concittadini la croce uncinata simboleggia la sofferenza e la morte di più di sei milioni di polacchi” – afferma sdegnato Norbert Napieraj, il consigliere comunale che si è rivolto alla magistratura – “Esporre questo simbolo nel cuore della nostra città è un atto davvero ignobile e disgustoso”.
Secondo Malgorzata Mikos-Fita, portavoce della Procura della Repubblica, la magistratura ha già archiviato il caso: “Nessuna legge è stata violata” – dichiara il portavoce – “Non possiamo incriminare nessuno perchè quella presente sul cartellone è un’opera d’arte”. Dello stesso parere Maria Czarnecka, direttrice della galleria che taglia corto: “La pubblicità si riferisce esclusivamente a una mostra di manifesti dell’ultimo secolo. Il nostro obiettivo è di provocare e di mostrare come la cultura moderna commenti la realtà. Non ha nulla a che vedere con il fascismo e tanto meno incinta al regime nazista”. E per di più, aggiunge: “La legge autorizza l’uso della simbologia nazista in un contesto artistico e scientifico”.
Alcuni cittadini non hanno aspettato la decisione della magistratura per far capire come la pensano. Nella notte tra il 24 e il 25 giugno diversi teppisti hanno distrutto il manifesto di Max Papeschi, costringendo la galleria d’arte a ripararlo: “I vandali hanno danneggiato la metà del poster - dichiara la direttrice della galleria – Non hanno avuto il tempo di distruggerlo completamente. Lo abbiamo aggiustato e adesso lo abbiamo affisso di nuovo”.
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