A cura di: Elena Lanzanova

Quasi Un Milione Di Sterline Per Il Tavolo Del Duca Di Urbino

mercoledì 14 luglio 2010

tavolo-medici-480 Alla vigilia della vendita Treasures Aristocratic Heirlooms, in calendario da Sotheby’s a Londra lo scorso 6 luglio, in “zona” italiana, si respirava un clima irrequieto. L’importante asta, che proponeva rari oggetti d’arredo provenienti da illustrissime collezioni nobiliari europee, otteneva un total sold di 13.951.250 sterline. Uno dei protagonisti della vendita era un antico tavolo d’ebano intarsiato d’avorio appartenuto a Francesco Maria II della Rovere, duca di Urbino. Si sperava che il prezioso oggetto potesse tornare “a casa”, ma le speranze rimaste allo Stato italiano di poterselo aggiudicare con solo mezzo milione di euro (cifra disponibile per la valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese), contro i 640 mila di stima minima dell’ambito manufatto, erano minime. E, infatti, un collezionista privato acquistava il tavolo per 993.250 sterline.
Fin qui la cronaca della giornata. Grande la delusione in Italia. Ora lo studiolo dell’ultimo duca di Urbino rimarrà “spezzato” forse per sempre, perché mentre lo stipo (mobiletto abbinato, acquistato dallo Stato italiano undici anni fa) si trova al secondo piano del Palazzo Ducale della città marchigiana, il tavolo finirà chissà dove. Forse in un museo (tra gli interessati al pezzo il Louvre di Parigi e il Metropolitan Museum di New York) o forse in una casa di qualche magnate. Ci vorranno giorni per capirlo – si esclude che l’acquirente agisse per conto del Ministero dei Beni Culturali italiano – e forse non si saprà mai, a meno che nel prossimo futuro il compratore prenda contatti con la Soprintendenza della regione Marche, per ipotizzare una mostra dello studiolo ricomposto.
Eppure la mobilitazione, anche se tardiva, c’è stata con tanto di appelli. “Ripongo ancora speranze che imprenditori o Fondazioni locali si commuovano – ha dichiarato il 5 luglio Vittoria Garibaldi, Soprintendente per i Beni Storico Artistico ed Etnoantropologici delle Marche – ormai, nelle questioni d’arte, si va sempre nella direzione dell’intervento dei privati e, vista la difficoltà materiale per il Ministero di destinare tutti i fondi a disposizione per il tavolo, credo che l’appello possa essere rivolto alla comunità locale per un interesse decisivo”.
Inutile è stata l’interpellanza con cui il deputato marchigiano del Pd, Massimo Vanucci, chiedeva al Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, di favorire l’acquisto da parte dello Stato italiano del quarto lotto in catalogo da Sotheby’s. Si tratta di un’opera importante e splendida, ha spiegato il deputato, “di grande valore artistico, per la fattura straordinaria, gli intarsi in avorio inciso e argento, lo stile e la preziosità; il tavolo faceva parte di uno studiolo comprendente anche uno stipo con monetiere, che opportunamente lo Stato ha provveduto ad acquistare nel 1999”. Vanucci si è mostrato, poi, esperto ed appassionato del genere, ricordando che “una recente pubblicazione dello stipo della professoressa Benedetta Montevecchi, nel rilevare il valore, ne ha attribuito la realizzazione ai maestri Giorgio Tedesco e Giulio Lupi ed ha segnalato l’esistenza, in una collezione sconosciuta, di un tavolo mancante, che oggi è stato scoperto”. Per questo “è fondamentale che lo Stato completi l’acquisto dello studiolo con la straordinaria occasione della messa all’asta del tavolo, sino ad oggi mancante, per ricostruire l’unicum dello studio e dell’appartamento della famiglia ducale di Urbino”.
Insomma, stiamo parlando di un tavolo molto speciale, un pezzo unico e preziosissimo, in virtù della sua eccezionale fattura e della sua incredibile ed appassionante storia. Un mobile dalla struttura semplice ma dalla decorazione finissima, impiallacciato di ebano con intarsi in avorio graffito con un disegno ad intreccio di rami di quercia, che allude allo stemma della famiglia del Duca di Urbino, Francesco Maria II della Rovere. Il duca era bello, intelligente ed impavido, ma costretto per ragion di Stato a un matrimonio con Lucrezia d’Este, più anziana di lui di 15 anni. Fu solo dopo la morte della moglie (1598) che Francesco potè sposare il suo primo amore, la cugina Livia della Rovere, e si ritiene che questo tavolo sia stato commissionato in occasione del loro matrimonio.
Anni dopo, il duca lasciò in eredità il raffinato manufatto alla nipote Vittoria della Rovere, inviandolo a Firenze poco prima della sua morte (1631) con molti altri oggetti eccezionali: decine di casse colme di gioielli e tesori, quadri come la Venere di Urbino di Tiziano e il dittico dei Montefeltro di Piero della Francesca, due milioni d’oro in contanti.
Vittoria conservò il raffinato dono e il tavolo, infatti, restò a Palazzo Pitti a Firenze fino alla sua morte, nel 1694, per poi passare a suo figlio, il cardinale Francesco Maria de’ Medici. Costui, però, nel 1709 fu coinvolto in un “tragicomico” piano per salvare la discendenza della casata: ottenuta la dispensa papale dall’abito cardinalizio, Francesco Maria sposa Eleonora Luisa Gonzaga che rifiuterà caparbiamente di congiungersi carnalmente con l’obeso, vecchio e malato ex porporato. Così, la famiglia si disfa e in quella dissoluzione si perdono le tracce del tavolo. Solo una ventina d’anni fa,  Alvar González-Palacios – massimo esperto vivente di mobili europei – è riuscito a rintracciare il mobile in una vendita di Christie’s a Londra (23 novembre 1989): il catalogo dell’asta dichiarava che il tavolo era appartenuto al collezionista inglese Charles Butler e in quell’occasione il tavolo fu aggiudicato per sei mila sterline.

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