A cura di: Elena Lanzanova

Gli Italiani E L’arte Secondo Una Ricerca Dell’ispo

lunedì 12 luglio 2010

renato-mannheimer-ok Costretti a fare i conti in tasca con le difficoltà della crisi economica, gli italiani si interessano meno all’arte. A risentirne è soprattutto la produzione contemporanea che ha visto dimezzarsi, in soli due anni, i suoi appassionati. Tuttavia, pur non avendo sempre le possibilità economiche per acquistare un’opera, gli italiani considerano il settore come una vantaggiosa opportunità di investimento, ritenendolo un bene di rifugio anti-crisi. Persistono comunque difficoltà ad accostarsi ad una forma d’arte che, per alcuni, è ermetica, incomprensibile e giudicata spesso come un universo per soli esperti.
Questo è il ritratto dell’Italia che emerge da una ricerca sull’arte contemporanea nel Bel Paese dell’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) per conto di Terna, e presentata negli scorsi giorni da Renato Mannheimer alla Triennale di Milano, contestualmente con il premio artistico, assegnato proprio dalla società energetica.
Rispetto alla stessa indagine, condotta nel 2008, gli italiani interessati all’arte in generale sono diminuiti da 17,5 milioni a 13,5 milioni e dimezzati se si calcola lo specifico della contemporanea, dove sono scesi drasticamente da 9 milioni a 4,5 milioni.
E poi, sebbene 9 milioni e mezzo considerino l’arte contemporanea un buon investimento economico, diminuisce, in assoluto, il numero di quanti acquisteranno un’opera oggi o nel prossimo futuro. Tra i 4 milioni e mezzo interessati al settore, il 10% ha acquistato un’opera d’arte negli ultimi due anni e il 37% (circa 1,6 milioni di persone), prevede di acquistarne in futuro. Rispetto al 2008, oltre un milione di persone in meno. Crisi o disinteresse per il settore?  
“La crisi fa diminuire fisiologicamente qualsiasi interesse” ha rassicurato il prof. Mannheimer, puntualizzando che comunque “ben il 9% degli italiani apprezza l’arte contemporanea, fenomeno quindi da considerare di massa e non certo elitario”. Discordante il parere di Davide Rampello. Infatti, secondo il presidente della Triennale di Milano, il problema non è invece direttamente economico, ma provocato da una progressiva crisi dei valori: “Abbiamo sempre più materialità banale, dovuta anche ai format limitanti e massificati come quelli televisivi. È necessario reinventare l’immaginario comune ed investire molto sulla formazione”.
Le motivazioni che creano interesse e condizionano l’acquisto, inoltre, sono tendenzialmente influenzate dalle difficoltà economiche e dipendono da criteri oggettivi come il valore dell’opera e dell’artista. Il desiderio di possesso, infatti, non è legato a canoni soggettivi come la soddisfazione personale e la bellezza del lavoro artistico: solo il 7% degli italiani ritiene che possedere un’opera crei un senso di appartenenza ad una élite di persone colte. È forse finito definitivamente il mito secondo cui possedere un’opera d’arte fa sentire le persone più raffinate.
La fotografia scattata da Ispo sugli italiani e l’arte evidenzia le forti contraddizioni del Paese, ricco d’arte e di cultura ma attento al portafoglio. Trentacinque milioni di persone non hanno chiara la differenza tra arte moderna e contemporanea e quest’ultima viene vissuta, soprattutto, come un investimento economico. Insomma, dai dati risulta un quadro un po’ schizofrenico, da un lato il contemporaneo sarebbe un fenomeno di nicchia in caduta libera, dall’altro quasi un miraggio per sistemarsi o risistemarsi il portafoglio.
Le opinioni, poi, si spaccano sul giudizio che gli italiani hanno sull’arte contemporanea: il 59% riconosce i canoni stilistici che supereranno la prova del tempo, mentre il 41% la considerano una moda passeggera che non durerà nel futuro. Perfettamente diviso a metà il giudizio sugli artisti, visti dal 50% degli intervistati legati solo alla fama, prima che al talento e all’amore per l’arte.
Da quello che emerge nello studio di Renato Mannheimer, inoltre, i più interessati all’arte contemporanea sono i giovani tra i 25 e i 35 anni, con un buon livello di istruzione e residenti al centro-nord. Chi è attratto dal contemporaneo, ne apprezza gli aspetti di dinamicità, concettualità e originalità. Che sia pittura, scultura, video art o architettura, il pubblico si dimostra particolarmente attento all’originalità delle tecniche e delle tematiche affrontate, espressione delle emozioni dell’artista e dell’attualità del nostro periodo storico. Gli italiani associano all’arte contemporanea parole come “evoluzione, comunicazione, impulso” e concetti quali “ricerca di espressioni, nuove forme di interpretazione della vita”.
L’ultima questione: dove si incontra l’arte? Chi è interessato, visita le mostre (58%), le gallerie (46%) e le fiere (31%). Tra chi non è attratto, pesa la percentuale (30%) di chi evidenzia la difficoltà di accostarsi al settore. C’è chi trova l’arte contemporanea incomprensibile e chi pensa che gli manchi una preparazione specifica per “capirla”. Infine 4 milioni di italiani indicano nella mancanza di tempo e nella carenza di opportunità più a portata di mano le cause dell’allontanamento.

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