A cura di: Elena Lanzanova

L’hangar Bicocca Riapre Al Pubblico Con Boltanski

martedì 6 luglio 2010

Grandioso e dall’aspetto un po’ cupo, l’Hangar Bicocca di Milano porta impressi i segni del suo passato industriale. Oggi, dopo un lungo lavoro di ristrutturazione, che non ne cancella la “ruvida” memoria, è diventato un luogo ideale per le mostre di arte contemporanea e dal 24 giugno ha riaperto le porte al pubblico. Direttrice dell’Hangar è Chiara Bertola che, se da un lato ha marcato la vocazione di uno spazio in cui trovano “rifugio” tutti i linguaggi della contemporaneità, dall’altro ne ha accentuato l’internazionalità stringendo un accordo di cooperazione con il Grand Palais di Parigi e con l’Armony di New York. Ed è proprio da queste due città, seppur radicalmente rivisitata per l’Hangar Bicocca, è arrivata l’esposizione Personnes di Christian Boltanski (in corso fino al 19 settembre), in cui l’artista francese torna nel capoluogo lombardo dopo la personale del 2005 al PAC.
Con questo suggestivo e coinvolgente lavoro, Boltanski riprende a dialogare con l’umanità intera, a porre interrogativi comuni, a far meditare sulla vita e sulla morte. Nello spazio completamente buio dell’Hangar lo spettatore imbocca un corridoio lungo, stretto e illuminato al neon dove riecheggia sempre più forte ed enfatico il ritmo sordo del battito del cuore umano. I battiti che si sentono durante il percorso sono parte del progetto Les Archives du coeur,  iniziato nel 2008 e che oggi conta già sessantamila battiti cardiaci registrati, un work in progress che Boltanski continua a realizzare grazie alla Naoshima Fukutake Art Museum Foundation. L’opera è in continua evoluzione e anche i visitatori della mostra milanese possono entrare nel vivo di questo progetto facendosi registrare il battito del proprio cuore.
Alla fine del tunnel “crepuscolare” si accede alla luce mistica e spiazzante di un gigantesco cubo che racchiude una montagna di abiti, 30 tonnellate di vestiti ammucchiati. Una gru posta alla sommità prende un mucchietto di vestiti e li sposta in un altro punto della sala, cambiando incessantemente lo scenario visivo. L’impatto emotivo è molto forte. Ogni singolo indumento, secondo l’artista, rappresenta ognuno di noi come parte del tutto, dell’universo che ci circonda. Chiara Bertola dice che la gru simboleggia “il Caso o, per i credenti, la mano di Dio che sceglie ogni giorno chi sarà espulso dalla vita. I vestiti alludono alla vita, fanno immaginare chi li ha portati, segnano l’assenza non la presenza, fanno riflettere sulla fragilità umana”.
Classe 1944, Christian Boltanski è uno dei protagonisti della scena artistica contemporanea, pioniere di un’estetica legata al tema della memoria, cresciuto alla scuola del Nouveau Realisme e sulla lezione di Klein, affermandosi poi come maestro indiscusso nell’organizzare ed esporre oggetti estrapolati dal loro contesto quotidiano. Il suo percorso espositivo a Milano diventa la rappresentazione della memoria sedimentata, dove gli oggetti si fanno portavoce di vita e storia vissuta. Un’opera che, come accade spesso nelle sue produzioni, svapora nella spettacolarità del teatro con una caratteristica del tutto particolare: qualche giorno prima della chiusura della mostra, chi vorrà potrà portarsi via qualche indumento e smontare gradualmente la montagna incombente, riducendo l’impatto ambientale e magari dando nuova linfa al destino dei vestiti di Personnes.
Accanto all’installazione di Boltanski si potrà assistere a End (fino al 1° agosto), una trilogia di Carlos Casas, artista e filmaker catalano. Una videoinstallazione dedicata ai luoghi remoti del pianeta, un requiem visivo per le terre estreme, un percorso nelle periferie più distanti dalla civilizzazione là dove persone e ambiente si fondono fra loro.
Dagli interventi temporanei alle installazioni permanenti. L’Hangar Bicocca, infatti, riserva uno spazio anche ai famosi Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. Ispirandosi alla mistica ebraica della Cabala, l’artista tedesco ha creato sette torri monumentali in cemento armato e piombo, che simboleggiano l’esperienza mistica dell’ascensione attraverso i sette livelli della spiritualità.
Un’altra opera inserita nello spazio è La Sequenza di Fausto Melotti, che dopo un attento restauro è ritornata fruibile al pubblico nell’area giardino realizzata all’ingresso dell’Hangar Bicocca.
La Sequenza è una delle opere più significative dell’artista milanese di fama internazionale. Realizzato nel 1981, il lavoro è composto da una serie di lastre di ferro verticale e scalate in profondità su tre piani ondulati che richiamano, in una tensione al movimento, lo scorrere delle dita su una tastiera musicale. Anche all’esterno delle mura dell’Hangar, l’arte contemporanea è protagonista: Melting Pot 3.0 di Stefano Boccalini è una struttura permanente e diventa luogo di interazioni tra lo spazio d’arte, il pubblico e il quartiere Bicocca. Un pergolato creato con diversi stili architettonici, interamente dipinto di bianco, funge da cerniera tra interno ed esterno: uno dei punti fermi dell’Hangar è proprio l’intenzione di instaurare un rapporto diretto con il quartiere, i suoi residenti e le sue diverse realtà sociali e culturali.

 

Fondazione Hangar Bicocca
Via Chiese, 2 – 20126 Milano
Web: www.hangarbicocca.it
Mail: info@hangarbicocca.it
Tel: 02 66111573
Orari: da martedì a domenica dalle 11.00 alle 19.00; giovedì dalle 14.30 alle 22.00; lunedì chiuso.
Ingresso: intero 8 euro; ridotto 6 euro.

Condividi questo articolo:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz
  • Blogosphere News
  • FriendFeed
  • Netvibes
  • Technorati
  • Yahoo! Bookmarks
ARTICOLI CORRELATI
TAGS - Naviga per argomento
Tag:, , , , , ,

Manda ad un amico Manda ad un amico

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (ancora nessun voto)
Loading ... Loading ...

Nessun commento

Lascia un commento








*
Riporta le lettere che vedi nell'immagine, non c'è distinzione tra maiuscole e minuscole
Anti-Spam Image