A cura di: Elena Lanzanova

Burri E Fontana A Brera: Il Contemporaneo Dialoga Con I Capolavori Della Pinacoteca

mercoledì 30 giugno 2010

I sacchi di Alberto Burri e i concetti spaziali di Lucio Fontana da un lato; dall’altro, le maestose pale d’altare di Piero della Francesca, i dipinti rinascimentali di Raffaello, le vedute veneziane del Canaletto o le opere di Tiziano, Bellini e di Caravaggio. È così che si presenta Burri e Fontana a Brera, una mostra insolita in cui le opere dei due grandi maestri del Novecento irrompono negli spazi della Pinacoteca di Brera, fino al 3 ottobre.
Un’esposizione audace che unisce i “mostri” sacri della storia dell’arte italiana a Burri e Fontana, due dei protagonisti più radicali dell’arte astratta novecentesca, contestati sia dalla critica che dalla politica a loro contemporanea. Un progetto straordinario che permette alle opere dei due artisti di entrare prepotentemente in Pinacoteca, non per completarne la collezione, ma per proporre una nuova fruizione, dagli esiti inaspettati, dei suoi dipinti. All’allestimento permanente del museo, infatti, è affiancato l’inserimento di alcuni lavori di Burri e Fontana – tutti di proprietà della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello e della Fondazione Lucio Fontana di Milano – in un esuberante e ricco dialogo che trasforma e arricchisce sostanzialmente di contenuti visivi e spunti di riflessione uno dei principali musei pubblici italiani, molto apprezzato dagli stranieri ma poco conosciuto dai lombardi.  
Tutte le sale della Pinacoteca – tranne quelle dedicate al ventesimo secolo – propongono allo spettatore un “faccia a faccia” a volte violento e brutale, a volte immediato e istintivo, a volte solo associativo, fra i capolavori di Burri e Fontana e le opere di Lotto, Caravaggio, Raffaello, Bellini, Veronese, Luini, Tintoretto, Foppa, Crivelli, Tiepolo, Canaletto e molti altri. Le diverse e numerose interpretazioni offerte da un  primo confronto visivo lasciano aperte innumerevoli associazioni, assonanze, opposizioni e connessioni.
Dunque il visitatore che voglia farsi coinvolgere è stimolato da un gradevole gioco mentale che varia in ogni sala: spesso si scoprono analogie cromatiche come nello splendido Rosso plastica di Burri accostato ai rossi e agli ori del pittore Carlo Crivelli. Ironico il collegamento, poi, tra i Sacchi di Burri (tele di iuta strappate e bruciate) abbinati ai ritratti dei portaroli del Pitocchetto, vestiti di stracci rammendati, o alla Cena in Emmaus del Caravaggio in cui i vecchi osti indossano abiti di tela grezza e scura.
Splendidi appaiono gli accostamenti offerti nella sala di Raffaello e Piero della Francesca, dove due capolavori del Rinascimento dialogano con la matericità, la struttura formale, la composizione e, soprattutto, il colore di Fontana e di Burri. A volte il raffronto assimila il lavoro contemporaneo ad un dettaglio figurativo dell’opera antica, come avviene nella forma centinata del Bianco Nero Cellotex di Burri, che emerge quasi ritagliato dal fondo nero della fuga prospettica del Ritrovamento del corpo di San Marco di Tintoretto; altre volte è il solo ritmo, la pausa, il cadenzato ripetersi di statici accoppiamenti, in equilibrata e simmetrica distribuzione spaziale, ad avvicinare la Cena in casa di Simone di Paolo Veronese e i ripetuti tagli del Concetto Spaziale di Lucio Fontana.
E che dire dell’alone dorato in cui il rinascimentale Francesco Francia ha dipinto la colomba dello Spirito Santo nell’Annunciazione, simile al cerchio d’oro del Concetto Spaziale di Fontana? Insieme creano la magia della creazione di una nuova opera unica.
Affascinante appare anche l’allestimento, nella sala dedicata alla pittura del XVII secolo, della pionieristica installazione al neon, ideata da Fontana nel 1951 per la IX Triennale di Milano: lo spazio viene trasformato in una sorta di cappella barocca dall’ellissi di neon montata sul soffitto. Riferimenti multicromatici e poliformi del Gobbo Bianco di Burri si compendiano nella Fiumana di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che conclude questo inedito percorso attraverso la Pinacoteca.
“Volevo dimostrare come fra figurativo e astratto non c’è differenza: basta solo pensare al principale problema di Fontana, lo spazio, esattamente lo stesso degli artisti barocchi”, spiega la sovrintendente di Brera Sandrina Bandera, cui si deve l’idea della mostra realizzata grazie alla Fondazione Fontana e Burri, curata assieme a Bruno Corà (ex direttore del Museo d’Arte di Lugano) e allestita perfettamente da Corrado Anselmi.

 

Dal 17 giugno al 3 ottobre 2010
BURRI E FONTANA A BRERA
alla Pinacoteca di Brera
via Brera, 28 – Milano
Web: www.brera.beniculturali.it
Orari: da martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.15. Lunedì Chiuso.
Biglietto: Intero 11.00 euro; Ridotto 8.50 euro.

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