A cura di: Elena Lanzanova

A Villa Olmo Di Scena Rubens E I Fiamminghi

mercoledì 14 aprile 2010

Le sontuose sale della settecentesca Villa Olmo di Como ospitano, fino al 25 luglio, una splendida mostra dedicata a Pieter Paul Rubens, maestro fiammingo per eccellenza che ha aperto la via al tumultuante barocco europeo. Dopo sei mostre dedicate agli artisti dell’Ottocento e del Novecento, l’imponente edificio comasco punta per la prima volta i riflettori sull’arte del Seicento e in particolare su Rubens, genio assoluto della luce e del colore che con la prodigiosa forza di seduzione delle sue visioni nutre la straordinaria esperienza dell’epoca d’oro del barocco fiammingo.
La mostra – curata da Sergio Gaddi e Renate Trnek – introduce i visitatori ai temi caratteristici della poetica rubensiana attraverso 25 capolavori provenienti dalla Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Ad accompagnare i dipinti del geniale artista di Anversa sono 40 opere di pittori fiamminghi del Seicento tra i quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos e Theodor Thulden.
Il percorso espositivo si snoda attraverso i temi caratteristici della pittura di Rubens, come i soggetti sacri, i riferimenti alla storia e al mito, e contempla alcuni capolavori del pittore. Tra questi, le Tre Grazie (1620-1624), autentico manifesto dell’ideale bellezza femminile del tempo e che Rubens rappresenta sul modello del gruppo scultoreo ellenistico ritrovato a Roma nel XV secolo. Rubens dipinse o disegnò il motivo delle Tre Grazie diverse volte. In questo caso, i tre personaggi femminili sono impersonati dalle figure delle dee greche delle stagioni, vestite solo di un leggerissimo velo, che reggono un cesto di fiori, donando loro un movimento circolare e un naturale ed elegante intrecciarsi di braccia e gesti delle mani.
Un’assoluta rarità fra le opere esposte a Villa Olmo è Il giudizio di Paride (1605-1608), una delle quattro opere che Pieter Paul Rubens realizza su tavola di rame, supporto inconsueto per un tema ricorrente nella sua pittura. È questo uno dei più incantevoli “poemi” artistici dipinti dall’artista, in cui tutto, dall’insieme della composizione, alle figure al paesaggio, al cielo che sovrasta, si risolve nel colore e nella pittura stesa con pennellate fluide, fondendo in un unicum indissolubile sia le figure che l’ambiente che le circonda.
Borea rapisce Orizia (1615), straordinario capolavoro e immagine guida della mostra, rappresenta il rapimento, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, della ninfa Orizia, da parte del barbuto e alato Borea, personificazione del vento del nord. Rubens fonde i due corpi in un avvolgente e fluttuante abbraccio, catturando il momento di transizione che dalla paura e violenza del rapimento conduce ad un’estasi di amore e fantasia. Il corpo di Orizia, come quello di tutte le figure femminili di Rubens, è reso con un incarnato talmente realistico e vivo da far domandare a Guido Reni: “ma questo pittore mescola il sangue ai colori?”.
Il satiro sognante, una delle opere più insolite del maestro fiammingo, dipinta tra il 1610 e il 1612 poco dopo il suo ritorno in Italia, colpisce, oltre che per la sua imponenza, per l’architettura della composizione che contrappone il gruppo costituito da Bacco, dal satiro ubriaco e dalla menade, a una traboccante natura morta, caratterizzata da un prezioso vasellame dorato e da un’infinità di coppe per bere.
Particolarmente importanti sono le due tele che raffigurano Vittoria e Virtù e Il trofeo di armi, appartenenti al ciclo che Rubens dedicò al console Publio Decio Mure. Il tema dei quadri è ispirato alle vicende dell’eroico condottiero romano vissuto nel IV secolo a.C., la cui storia è stata tramandata da Tito Livio. Altri capolavori di Rubens sono esposti a Villa Olmo: La Circoncisione di Cristo, Lotta per lo stendardo (La Battaglia di Anghiari), Madonna della Valicella adorata dagli Angeli, L’educazione della Vergine e i modelli preparatori per i 39 dipinti commissionatigli nel 1620 per i soffitti della chiesa dei Gesuiti di Anversa intitolata a Sant’Ignazio, opere che andarono poi distrutte dall’incendio della chiesa del 1718.
Accanto a queste splendide creazioni  di Rubens, la mostra di Villa Olmo propone 40 tele realizzate da artisti fiamminghi della sua cerchia, in particolare di Anton Van Dyck, amico del maestro e certamente l’allievo di maggior talento – di cui è presente, tra gli altri, il famoso Autoritratto giovanile e lo splendido Ritratto in armi del giovane principe – oltre che opere di Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer e Theodor Thulden.
Tra i fiamminghi spiccano, per particolare pregio e minuzia del dettaglio, le nature morte di Pieter Boel, Jan Fyt e Jan De Heem in cui è possibile incontrare quella commistione di naturalismo, esotismo e artificialità tipica delle raccolte nobiliari delle kunstkammern tanto di moda nei Paesi Bassi del XVII secolo. È il caso di Natura morta con mappamondo, tappeto e cacatua di Pieter Boel o Natura morta con frutta e scimmia di Jan Fyt o ancora la sontuosa Natura morta con pappagallo di Jan Davidsz de Heem. Una variante della natura morta, molto apprezzata nelle Fiandre intorno alla metà del Seicento è quella delle scene di cacciagione, ben rappresentate in mostra da opere come Il pavone bianco di Jan Weenix, o le due Natura morta con cacciagione, rispettivamente di Jan Fyt e Melchior Hondecoeter.


Fino al 25 luglio 2010
RUBENS E I FIAMMINGHI
Villa Olmo – via Cantoni, 22100 Como
Web: www.grandimostrecomo.it
Biglietto: Intero 9 euro; Ridotto 7 euro.
Orari: da martedì a giovedì dalle 9.00 alle 20.00; da venerdì a domenica dalle 9.00 alle 22.00; chiuso il lunedì.

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