A cura di: Silvia Bosi

Celebre Copia Di Leonardo In Asta A New York

lunedì 25 gennaio 2010

la_belle_ferronniere

E’ bella, ricca, famosa, ma non autentica. Il prossimo 28 gennaio, Sothebys di New York metterà all’asta un’opera di rara bellezza, per una stima compresa tra 300.000 e 500.000 dollari (pari a circa 209.000-348.000 euro). Si tratta di un ritratto femminile, più noto come La Belle Ferronnière, copia dell’omonimo famosissimo dipinto di Leonardo da Vinci. L’ambizioso fac-simile è stato a lungo oggetto di un acceso dibattito ed ha anche ispirato la trama di un libro uscito l’anno scorso. Il soggetto di entrambi i dipinti, l’originale di Leonardo e la copia che andrà all’asta, è una donna raffigurata di tre quarti, tradizionalmente identificata con l’amante di Ludovico il Moro, Lucrezia Crivelli. Il titolo, che fa probabilmente riferimento al nastro-gioiello portato sulla fronte dalle dame dell’epoca, è frutto di un errore di catalogazione del tardo XVIII secolo e compare per esteso nel ritratto della Dama con l’ermellino in alto a sinistra.
L’attribuzione errata dell’ambita copia, durante gli anni Venti, ha generato una lunga vicenda artistica e di cronaca che ha avuto grande risonanza e pubblicità. Seguita con passione sulle pagine del Time e del New York Times, ha affascinato per decenni gli appassionati ed è stata ripercorsa nel libro di John Brewer, recentemente pubblicato, The American Leonardo: A Tale of Obsession, Art and Money (Il Leonardo americano: una storia di ossessione, arte e denaro).
La Belle Ferronière fu donata in occasione delle nozze a Harry Hahn, soldato americano durante la Prima Guerra Mondiale, dalla nonna della sua sposa francese Andrée. Il dipinto regalato – ritenuto di Leonardo – venne così autenticato da un esperto d’arte francese poco ferrato sul Rinascimento italiano. Convinti di avere tra le mani un tesoro, gli Hahn, tornati in terra americana, avviarono una trattativa con il Kansas City Art Institute per vendere l’opera a 250.000 dollari. Il sogno fu però interrotto dall’intervento di Sir Joseph Duveen, leader mondiale del mercato dell’arte e figura esperta che aveva contribuito alla celebrità di alcune collezioni americane, come quelle di Andrew Mellon, Sr. John Pierpont Morgan, e John D.Rockefeller Jr. Quando si diffuse la notizia della vendita di un Leonardo originale, il reporter di un giornale newyorchese telefonò a Joseph Duveen nel cuore della notte per avere una sua opinione sul dipinto in questione. L’illustre intenditore rispose che si trattava certamente di un falso, scatenando una lunga battaglia legale e una memorabile peripezia. Fu così che l’affare di Harry Hahn con il Kansas City Art Institute andò in fumo “frantumando” i desideri di ambizione e ricchezza legati al bel quadro: Andrée Hahn citò in giudizio Duveen per diffamazione e danni per 500.000 dollari. Non solo Duveen venne accusato dagli Hahn di aver diffuso un falso giudizio, ma anche di aver agito in cattiva fede mosso da un tornaconto personale, in nome quindi di una sua maggior affermazione nel mercato dell’arte.
Portato da Andrée Hahn davanti alla corte suprema dello stato di New York, nel 1929, Duveen non solo sostenne che l’immagine non era di Leonardo, ma che non fosse nemmeno opera di un suo allievo o di un mastro rinascimentale, bensì una copia più tarda.
Tuttavia il mercante, arrivato al processo seguito da uno stuolo di massimi esperti che condividevano la sua opinione, non riuscì a convincere la giuria, armato solo di rispettabili pareri ma senza prove concrete. Così il luminare dell’antiquariato, messo in ginocchio da una giuria poco simpatizzante verso l’atteggiamento di superiorità intellettuale del suo corteo – e messo davanti all’eventualità di un nuovo processo – concluse un accordo extragiudiziale con gli Hahn che gli costò 60.000 dollari. Duveen continuò ad esercitare come figura di spicco del mercato internazionale, il dipinto finì in un caveau e Harry Hahn, nel 1946, pubblicò la sua versione del processo, sottolineando la scorrettezza – secondo lui – del venerabile avversario. Nella seconda metà del ‘900 diversi tentativi di vendita privata dell’opera fallirono e il quadro rimase assente dalle scena artistica. Nonostante l’esito di questa avventura, la curiosità sulla vera paternità dell’opera non si interruppe: nel 1993, infatti, uno dei massimi intenditori dell’arte di Leonardo esaminò La Belle Ferronnière e concluse che non era del grande genio italiano, ma una copia realizzata nella prima metà del XVII secolo. Inoltre, recenti analisi effettuate sui pigmenti confermano tale ipotesi e avvalorano l’utilizzo di materiali in voga in Francia prima del 1750.
Et voilà, il bel duplicato settecentesco finalmente si libera di un pesante fardello portato per ottant’anni e chiude un capitolo tentando di vivere un’esistenza propria, autonoma, lontana dalla necessità di legami con Leonardo e dai clamori della cronaca. Oggi questa Belle Ferronnière rimane un eccellente frutto della pittura francese del XVII secolo che può valere mezzo milione di dollari.

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