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L’american dream ovvero il sogno americano del “tutto è possibile, basta volerlo” funziona anche in questi tempi difficili. Un esempio nel nostro settore? Jeffrey Deitch, che dall’essere uno dei più quotati galleristi di New York, è stato chiamato a soprintendere nientemeno che il MOCA di Los Angeles, istituzione museale di cui si parla già da tempo come la futura mecca dell’arte contemporanea.
Anche se la conferenza stampa avrà luogo nei prossimi giorni e Deitch deve ancora accettare la proposta avanzatagli dal museo californiano, la notizia ha già fatto il giro del mondo. Grande lo scalpore perché mai nessun gallerista è stato chiamato alla direzione di un’istituzione museale pubblica e, se da una parte si teme il consueto muro tra istituzione e privato e mercanteggiamenti della collezione museale, dall’altra si ricorda che il MOCA ha dovuto affrontare un anno di grandi difficoltà finanziarie. Problemi economici poi superati con l’arrivo di fondi privati, tra cui 30 milioni di dollari del collezionista Eli Broad, a cui lo stesso Jeffrey Deitch ha fatto da consulente nell’acquisto di opere importanti della sua collezione.
Il MOCA, il cui precedente direttore Jeremy Strick è stato rimosso dalla carica proprio nel corso della crisi finanziaria, sembra abbia “dissipato” qualcosa come 10 milioni di dollari ma sono in molti a credere che Deitch sarà in grado di recuperare senza troppi problemi, soprattutto grazie al suo eccellente spirito imprenditoriale e al suo “portafoglio” clienti, nel quale spiccano solo nomi che appartengono al gotha internazionale.
Con una laurea in storia dell’arte alla Wesleyan University e un Master of Business Administration ottenuto alla Harvard University, Deitch è sicuramente una delle figure più attive ed eclettiche delle ultime due decadi. Art advisor, dealer, critico d’arte, collezionista, curatore, scopritore di nuovi talenti e gallerista, ha dalla sua un approccio “alternativo” nel sistema dell’arte: ha scelto, infatti, di non essere supinamente assoggettato alle logiche di mercato, preferendo “mettersi alla ricerca” in un ambiente dove la parola d’ordine è certezza.
Dietch inizia la sua solida e lungimirante carriera come art advisor CityBank per poi diventare un dealer indipendente. Negli anni tra il 1988 e il 1996 si costruisce una vasta rete di clienti-collezionisti e di conoscenze tra artisti, curatori, critici, direttori di musei, oltre a svolgere collaborazioni con importanti riviste di settore.
A metà degli anni Novanta crea il Jeffrey Deitch Project, duplice progetto espositivo articolato in due sedi a Soho, alle quali il gallerista dedica la quasi totalità delle sue energie. Una pianificazione di alta qualità volta a testimoniare gli sviluppi delle performance newyorchesi e mondiale. Più che una semplice galleria, Deitch ama definirla una “piattaforma per una comunità creativa, l’estensione della vita nell’arte e dell’arte nella vita”. Un desiderio nostalgico di tornare agli anni ruggenti in cui il Village e Downtown erano il punto di ritrovo della ricerca artistica d’avanguardia.
Secondo il quotidiano “Los Angeles Times”, il MOCA avrebbe interpellato tredici possibili candidati tra cui Lisa Phillips, direttore del New Museum di New York, e Lars Nittve, ex direttore della Tate Modern e ora al Moderna Museet di Stoccolma, ma nella fase decisiva la scelta è caduta senza il minimo dubbio su Mr. Deitch.
Jeff Poe della galleria Blum & Poe di Los Angeles, tra i primi a rilasciare un’intervista sul caso, ha affermato che, allo stupore e titubanza iniziali, ha fatto seguito molta curiosità per quello che potrà succedere se la nomina verrà confermata, oltre alla convinzione che Deitch saprà gestire le difficoltà insite alla gestione di una simile istituzione museale. Dal canto suo il collezionista Dean Valentine, del comitato dei membri del MOCA, si è limitato ad affermare che questo tipo di decisioni possono essere o disastrose o rappresentare grosse opportunità. Ci si chiede, quindi, cosa sarà della galleria nel caso in cui Deitch accetti l’offerta.
Le polemiche non mancheranno, ma sicuramente Deitch, nel caso rispondesse affermativamente, contribuirà a portare grandi cambiamenti sulla scena culturale contemporanea della West Coast.
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