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A cura di: Elena Lanzanova
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L’Arte Povera Del Mart Nella Cornice Di Villa Panza
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mercoledì 13 gennaio 2010
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Continua fino al 28 marzo 2010, nella suggestiva cornice di Villa Panza a Varese, la mostra Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali, realizzata grazie alla collaborazione tra Villa e Collezione Panza e il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Un’esposizione di oltre 20 opere, appartenenti all’istituzione museale trentina, disposte non in ordine cronologico o tematico, ma secondo un percorso dove le installazioni dialogano tra di loro con un gioco fatto di sottili rispondenze visive, varianti cromatiche e sorprendenti capovolgimenti di stili.
L’evento suscita grandi emozioni e consente al pubblico italiano di indagare su una corrente artistica fondamentale per il nostro Paese. “L’Arte Povera è un movimento tanto importante, quanto misconosciuto in Italia”, afferma Marco Magnifico, direttore del Fai (Fondo per l’Ambiente italiano). “Negli Stati Uniti è considerato così significativo da venire chiamato senza traduzione “Arte Povera” (così come noi facciamo noi per la loro “Pop Art”), mentre noi siamo convinti che l’arte italiana si sia fermata al Futurismo. Io, al contrario, sostengo che questo movimento degli anni Sessanta è a pieno titolo una delle più importanti avanguardie del Ventesimo secolo”.
Il termine “Arte Povera” compare negli anni Sessanta per definire la tendenza propria di alcuni artisti italiani, ma anche stranieri, ad ampliare il campo dei linguaggi espressivi, adottando materiali inconsueti, che possono essere naturali e organici oppure di produzione industriale, assunti nella loro forma primaria e immediata, spesso proposti sotto forma di installazioni.
I materiali quotidiani delle opere si contrappongono a quelli “ricchi” della società dei consumi, scelti negli stessi anni dai maestri della Pop Art. L’Arte Povera si colloca solo in parte su posizioni critiche: è animata, piuttosto, dal desiderio di riscoprire i valori primari dell’uomo, come il senso della terra, della natura, dell’energia pura, della storia. A questi propositi si aggiunge la volontà di analizzare i rapporti tra soggetto e la realtà, dominati dai meccanismi della società moderna, andando contro la concezione di unicità e irripetibilità del prodotto artistico e auspicando una fusione tra arte e vita.
Per sintetizzare meglio tutto ciò bisogna affidarsi al critico d’arte Germano Celant, primo e principale teorico di questo movimento che, ispirandosi al Teatro Povero di Jerzy Grotowski, dichiarò che l’Arte Povera consiste essenzialmente “nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ricondurli ai loro archetipi”.
Le splendide sale e le Scuderie di Villa Panza ospitano le installazioni dei più importanti artisti che hanno aderito alla poetica di questa corrente, quali Alighiero Boetti, Anselmo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.
In esposizione installazioni esemplari come quelle composte con legni di recupero, ferro e carbone di Jannis Kounellis (Senza Titolo 1989 e Senza Titolo 1991), in cui si evince la tensione del rapporto tra le forme, il ritmo e la trasformazione della materia. Mentre gli igloo di fascine, vetro e neon di Mario Merz riportanto alla memoria archetipi primordiali (Chiaro Oscuro, 1983).
In mostra, poi, numerosi lavori di Michelangelo Pistoletto, tra cui l’Orchestra di stracci del 1968 e l’Autoritratto del 1962, ma anche un celebre arazzo ricamato del 1989 di Alighiero Boetti, intitolato Avere fame di vento.
Nelle creazioni presentate a Villa Panza gli elementi naturali e i materiali industriali sono liberamente combinati e accostati per creare inediti rapporti significativi come in Stella per purificare le parole di Gilberto Zorio, Lo spazio della scultura di Giuseppe Penone e Entrare nell’opera di Giovanni Anselmo.
Grazie al lavoro curatoriale di Gabriella Belli, direttore del Mart, e di Anna Bernardini, responsabile scientifico e organizzativo di Fai Villa e Collezione Panza, il percorso espositivo non segue un iter cronologico né tematico, ma fa dialogare le opere tra di loro nelle stanze dove “alloggiano”. In questo senso i due calchi di gesso di Giulio Paolini, Intervallo (Lottatori) del 1985, sembrano “amalgamarsi” perfettamente con la delicatezza dei monocromi di Ruth Ann Fredenthal, opere della collezione permanente della Villa.
Fino al 28 marzo 2010
ARTE POVERA: ENERGIA E METAMORFOSI DEI MATERIALI
FAI – Villa e Collezione Panza
Piazza Litta 1 – Varese
Tel. 0332/283960
Email: faibiumo@fondoambiente.it
Web: www.fondoambiente.it
Orari: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00
Ingresso: Intero 10 euro; Ridotto 5 euro.
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