A cura di: Arcadja

Castello Di Rivoli: Un “Intrigo” Tutto Italiano

martedì 29 dicembre 2009


La bufera e le polemiche al Castello di Rivoli sembrano finalmente essersi quietate. Il presidente Minoli, nel momento della burrasca l’aveva promesso: “Prima di Natale il Castello di Rivoli avrà il suo nuovo direttore ed un condirettore”. Et voilà, eccoli nominati: Andrea Bellini sarà direttore del prestigioso museo e Beatrice Merz la condirettrice.  Una conclusione semplice, ma in realtà arrivarci non è stata una “passeggiata”, ma una scelta lunga e sofferta quanto un parto.
Da mesi si facevano pronostici sulla nomina del nuovo direttore della bella ex-residenza sabauda che dal 1984 è sede di un invidiabile museo d’arte contemporanea. Quello di Andrea Bellini era un successo annunciato, qualcuno dice programmato. In effetti, già in autunno voci insistenti lo davano direttore presso il museo torinese, e così è avvenuto: è stato scelto come successore dell’attuale direttrice Carolyn Christov Bakarghiev, pronta a partire per la Germania, a Kassel, dove dirigerà “Documenta 13”.  Appena insediato sono partite le polemiche, poi divampate quando si è pensato di selezionare un condirettore per affiancarlo, possibilmente straniero. Come mai se prima c’era un solo direttore, ora era necessario “abbinargli” un’altra figura? Pare che a tirare i fili di questa complessa vicenda, tutta italiana, sia stato ancora una volta il grande burattinaio, la politica. Sembra infatti che la Regione Piemonte, principale finanziatore dell’importante sede espositiva, abbia veicolato la scelta della nuova figura dirigenziale, imponendo il proprio uomo, Andrea Bellini che, a parte la capace direzione di Artissima, non vanterebbe un lungo e ricco curriculum. Da qui i più maliziosi hanno creduto che al cda Bellini debba essere apparso probabilmente poco esperto o dotato, dal momento che ha ritenuto opportuno affiancargli un condirettore, una persona competente e dotata di un buon numero di contatti internazionali, di grande utilità ad un tempio dell’arte consacrato al contemporaneo.
Ma la storia non finisce qui perché anche la nomina e il repentino rifiuto del nuovo condirettore, Jens Hoffman, già direttore del Wattis Institute di San Francisco, hanno messo altra carne al fuoco.  Il giovane Jens Hoffman, dopo aver accettato l’incarico, l’ha rifiutato dopo neanche 24 ore lasciando tutti di stucco. Il consiglio di amministrazione del castello di Rivoli si è molto irritato, ma Hoffman si è difeso esponendo le sue motivazioni ai giornali che hanno cercato di far luce su quanto è successo pubblicando interviste ai protagonisti ed articoli più o meno pepati: “Avevo posto tre condizioni prima di accettare la proposta del presidente Minoli. La prima era di carattere economico ed è stata risolta. Le altre due, ovvero la possibilità di leggere il contratto in lingua inglese e, soprattutto, di lasciar passare alcuni giorni prima di diffondere la notizia perché potessi avvertire i miei attuali datori di lavoro, non sono state rispettate. Ecco perché, sebbene a malincuore, rinuncio. In un’intervista a Repubblica è poi sbottato: “Non solo non avevo firmato, ma neppure avevo visto il contratto”. Il presidente del castello Giovanni Minoli, dal canto suo, in un’intervista a La Stampa si è detto molto sorpreso della rinuncia di Hoffman, poiché era convinto di aver soddisfatto le sue richieste: “Ho detto a Hoffman che intendevo fare la proposta della sua condirezione alla riunione del consiglio d’amministrazione che si sarebbe svolta alle 18,30. Gli ho anche detto che al termine avrei annunciato alla stampa la nomina. Vi sembra possibile che dicessimo ai giornali di aver scelto i direttori senza rivelare i nomi? Ricordo bene di aver detto a Jens che se doveva sentire qualcuno in America era meglio che lo facesse entro quell’ora. Nel corso del consiglio mi ha anche mandato un sms per dirmi che era a prendere un aperitivo con Bellini e che avevano già iniziato a lavorare”. Minoli ha proseguito sulla questione del contratto in inglese: “Una volta risolto il problema economico il resto sarebbe venuto da sé”, e ha poi esposto il dubbio che Hoffman abbia potuto servirsi del contratto italiano per farsi pubblicità e giocare un po’ al rialzo in America, rivelandosi così una persona poco seria. Ma se non fosse stato una persona seria, su cui fare affidamento, perché proporgli il posto? E perché un promettente trentacinquenne, che è stato direttore all’ICA di Londra, avrebbe dovuto servirsi  proprio di Rivoli per farsi pubblicità, quando sembrava non averne affatto bisogno? Ognuno ha dato la sua versione, tutti sembrano avere in parte torto e ragione allo stesso tempo, ma quel che è sicuro è che da questa vicenda non è certo uscito un bel quadro dello status della cultura museale italiana, di come sia gestita e anche percepita all’estero.
Ebbene, “il pasticciaccio” non era ancora finito, leggete quanto segue: oggi il posto di Hoffman l’ha preso Beatrice Merz, figlia di un grande artista, italianissima e proposta, per rimediare all’impasse, da Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura del Comune di Torino e udite, udite, membro del Cda di Rivoli: tutti ingredienti che l’hanno resa una candidata piuttosto discussa ed hanno diviso l’opinione di chi ha seguito questa incredibile ma non troppo (siamo o non siamo in Italia?) avventura.
Così la Merz ha commentato la sua nuova carica: “Sono molto contenta e felicemente sorpresa di questa nomina che ho accettato con entusiasmo. Con Andrea Bellini mi sono già sentita e credo che lavoreremo molto bene insieme”. E prosegue ancora, rassicurando sulla scelta finale caduta su due direttori italiani, anziché uno locale ed uno internazionale: «Io e Andrea siano due teste in grado di affrontare tutti i problemi, sia quelli del rapporto con il territorio sia quelli dei progetti internazionali».
Ricordiamo che Beatrice Merz è figlia di Mario, uno degli esponenti di spicco dell’arte povera ed è presidente dell’omonima fondazione torinese dalla quale, ha assicurato lei, si dimetterà presto. Questo “lieto” fine, che forse non soddisfa tutti, mette però d’accordo Minoli e la direttrice uscente Carolyn Christov-Bakarghiev, che ha così commentato su La Stampa la conclusione di questa avventura: “Sono molto contenta di questa scelta, a fare il nome della Merz era stato più d’uno dei direttori di museo che abbiamo interpellato. È figlia di due artisti come Marisa e Mario, le cui opere sono nella nostra collezione, e penso che avrà proprio per questo molto a cuore la salvaguardia del nostro patrimonio. Alla guida della fondazione torinese e della casa editrice Hopelfunmoster ha mostrato di avere le capacità che possono essere utili anche a Rivoli. Alla luce della rinuncia di Jens Hoffman mi sembra un’ottima soluzione in grado di salvaguardare il museo”.
Nonostante il caos, tutto si è risolto, a quanto pare per il meglio, almeno per i due attuali direttore e condirettore che, per ora, filano d’amore e d’accordo promettendo “faville” e accuratezza nella gestione del museo. Che dire? Il solito “pasticciaccio” all’italiana? Alle cronache future l’ardua sentenza!

 


Condividi questo articolo:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • LinkedIn
  • MySpace
  • RSS
  • Twitter
  • Wikio IT
  • Yahoo! Buzz
  • Blogosphere News
  • FriendFeed
  • Netvibes
  • Technorati
  • Yahoo! Bookmarks
ARTICOLI CORRELATI
TAGS - Naviga per argomento
Nessun tag per questo post.

Manda ad un amico Manda ad un amico

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (ancora nessun voto)
Loading ... Loading ...

Nessun commento

Lascia un commento








*
Riporta le lettere che vedi nell'immagine, non c'è distinzione tra maiuscole e minuscole
Anti-Spam Image