A cura di: Arcadja

Mario Sironi Tra Futurismo E Metafisica, 40 Opere Al Museo Icone Russe Di Peccioli

lunedì 5 ottobre 2009

Quaranta opere di Mario Sironi, provenienti dalla Estorick Collection di Londra, saranno esposte per la prima volta in Italia presso il Museo delle Icone Russe di Peccioli a partire da oggi. L’esposizione, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Peccioliper ed Estorick Collection di Londra rende omaggio ad uno dei piu’ noti protagonisti del ‘900 italiano. In mostra disegni, tempere e oli, realizzati dall’artista tra il 1914 e il 1920, per celebrare il ruolo chiave ricoperto da Mario Sironi nella diffusione dei principi fondamentali del Futurismo. Il fascino e l’importanza dell’innovazione, della velocita’, della tecnologia, del movimento e del dinamismo, i concetti che caratterizzano le opere di Sironi presenti in mostra attraverso la presenza di automobili, motociclette, cavalli, aeroplani, paesaggi industriali e soggetti meccanici, tra cui robot e ingranaggi. Ben delineato e’ il percorso in mostra attraverso il quale emerge la sostanziale esiguita’ della stagione Futurista di Sironi.
Gia’ con la Carrozza, opera data 1914, pur continuando ad esplorare sull’effetto ottico della realta’ e sulle sue deformazioni, Sironi inizia a concentrarsi sul soggetto. Piu’ clamorosa sara’ l’emancipazione di Sironi dal Futurismo in Cavallo e cavaliere del 1915, dove le figure ormai appaiono statiche. Questa svolta, attuata all’interno della stessa stagione Futurista, e’ ulteriormente apprezzabile in altri disegni, coevi al precedente: Figura e automobile da corsa, Manichini, un Nudo seduto, Due figure, e un Nudo femminile stante, dove le figure, come denunciato dai titoli con echi dechirichiani, si affrancavano definitivamente dalle novita’ futuriste. L’approdo alla Metafisica, non costitui’ pero’ per Sironi una sorta di exploit stilistico, fu anzi un implicito risultato della ricerca condotta dall’artista sin dagli anni giovanili.
Nel Paesaggio urbano con aereo ad esempio, la pittura di Sironi volge ad una modernita’ costruita attraverso uno spazio claustrofobico, con prospettive impossibili, che ne annunciavano tutta la natura anfibia e la complessa identita’, che se da un lato rimandava alle strutture cubiste, dall’altra rifletteva una parte di quell’incongruenza spaziale, di quegli scarti logici e dimensionali, che costituivano il lessico figurativo della pittura Metafisica. E cosi’ pure ne La centrale elettrica, lavoro in cui con prepotenza appaiono le prospettive brucianti e sbilenche, riconducibili ad analoghe esperienze di Braque e Picasso (Case all’Estaque, Fabbrica a Horta de Ebro), che Sironi ebbe la possibilita’ di conoscere nei suoi due soggiorni parigini del 1908 e del 1913. (Adnkronos)

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1 commento


claudio
domenica 22 novembre 2009

qualora ci fosse un catalogo di quinto martini inviare a cintolesi ennio via baccheretana 314 carmignano prato con bollettino postale per spese ok

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