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Forse sarà stata colpa del fantasma di un altro illustre futurista, Filippo Tommaso Marinetti, che l’aveva chiamata «cloaca massima del passatismo». O forse quello che Achille Bonito Oliva definisce «l’ennesima dimostrazione di quanto nel nostro Paese l’arte sia abbandonata a se stessa» oppure (in alternativa), «il risultato di una cultura fatto di amministrazioni comunali trasformate in vere dame di San Vincenzo che alimentano, con le loro sovvenzioni, un brulicare di mostre persino eccessivo, un vero e proprio mostrismo». Fatto sta che Venezia ha deciso di rinunciare per mancanza di fondi (l’annuncio è di ieri) alla esposizione che il Museo Correr avrebbe dovuto ospitare a settembre nell’ambito del centenario del movimento: niente più «Astrazioni», secondo atto di una trilogia curata da Ester Coen, apertasi con «Illuminazioni» al Mart di Rovereto e che dovrebbe concludersi con «Simultaneità» in programma a Milano, a Palazzo Reale, dal 15 ottobre al 25 gennaio.
In qualche modo la notizia era già nell’aria da gennaio. Da quando il direttore dei Musei Civici, Domenico Romanelli, aveva rilevato «la mancanza di riscontri da parte della Regione Veneto, della Fondazione Venezia e degli sponsor già contattati da tempo (tra questi anche la casa editrice Electa, ndr) per poter dire se ci sono o non ci sono i soldi per realizzare la rassegna prevista a giugno al Correr». C’era stata poi una prima riduzione dei costi (da un milione e mezzo di euro a cinquecentomila da dividersi alla fine soltanto tra Regione e Fondazione) e uno slittamento delle date (da giugno, appunto, a settembre). Ieri, infine la Regione ha definitivamente annunciato «di non essere più in grado di finanziare la mostra» a causa del sopraggiungere di fatti drammatici imprevisti, causati da eccezionali fenomeni metereologici che stanno richiedendo consistenti impegni finanziari» (ultimo, le frane abbattutesi nel Cadore e per le quali sarebbe inizialmente necessario «un milione di euro»).
Spiega Franco Miracco, portavoce del presidente della Regione Giancarlo Galan: «Quella mostra l’avremmo fatta molto volentieri e ci siamo impegnati davvero nei limiti delle nostre possibilità».Ma, in qualche modo, chiarisce che non è «solo» colpa delle frane in Cadore: «Dobbiamo già sostenere Arena di Verona, la Fenice e lo Stabile di Venezia, la Biennale e dovremmo farlo ancora di più dopo i tagli al Fus. Senza dimenticare che se il cantiere del nuovo Palazzo del cinema può rimanere aperto è merito della Regione Veneto, proprio la stessa Regione che sta finanziando il restauro della chiesa di San Marco all’Aquila, distrutta dal terremoto». Insomma: «È già tanto se abbiamo potuto fare la piccola mostra sul futurismo del Guggenheim». Il presidente della Fondazione Musei Civici, Sandro Parenzo, va oltre il laconico comunicato emesso in mattinata dalla Fondazione (che parlava di «opportunità perduta», di «danno culturale ed economico » e dell’impossibilità di «assumersi interamente i rischi dell’impresa»). Spiega Parenzo: «Avrei forse preferito saperlo prima. Ma sono dispiaciuto soprattutto per tutti quei collaboratori che avevano lavorato così bene al progetto». Annunciando che «il progetto potrebbe non essere del tutto abbandonato, magari con qualche aggiustamento ».
Qualche tempo fa, dopo i suoi contrasti (che lui oggi definisce «presunti») con il Comune, si era parlato addirittura di sue possibili dimissioni. Il cancellamento della mostra del Correr non potrebbe riaprire questa ferita? «Sono stato frainteso, non ho mai detto che mi sarei dimesso e non lo farò neppure in questa occasione. Ribadisco però, come ho già fatto in altre occasioni, che lascerò il mio incarico quando, dopo le prossime elezioni, se ne andrà il sindaco Cacciari», che della Fondazione è vicepresidente. Quindi non tra i tre anni previsti, ma piuttosto all’inizio dell’anno. Parenzo (che aveva a suo tempo proposto il tanto contestato ticket ai turisti che visitavano la città, due euro per ciascuno e quaranta milioni all’anno nelle casse comunali) tiene infine a precisare: «Le mostre sono importanti, ma ancora più importante è la gestione del museo. Per questo me ne andrò contento perché lascio i Musei Civici non in buone, ma addirittura in ottime condizioni». Anche grazie agli sponsor eccellenti (a cominciare all’Eni) da lui coinvolti nei progetti legati agli undici musei accolti nella Fondazione.
Al di là delle possibili dietrologie politiche in vista delle prossime elezioni, resta però in tutti i «contendenti » il rammarico per un’occasione mancata. Dice ancora Achille Bonito Oliva, curatore di un’altra mostra sul Futurismo («Manifesto 100 x 100») da poco conclusasi al Macro di Roma: «È un peccato perché questa mostra, che avrebbe avuto in Giacomo Balla il suo vero protagonista, era davvero giusta per Venezia. Balla era il più cosmopolita tra i tutti futuristi e quale città è più cosmopolita di questa?». (Corriere della sera)
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Allavernice
venerdì 31 luglio 2009
Pare che anche la mostra a Palazzo Reale sia annullata. La decisione è già stata presa da molto tempo e certamente non fa altro che sottolineare il disinteresse per la cultura nel nostro Paese….certo un pochino più di fantasia al di là dell 20 mostre sul Futurismo programmate per quest’anno sarebbe stato auspicabile.