A cura di: Elena Lanzanova

Roma, Scoperta Rara Acquaforte Di Rubens

lunedì 29 giugno 2009

2064992728-riappare-roma-rarissima-acquaforte-rubens-sparita-dal-1836.jpg A distanza di mezzo millennio l’arte è ancora in grado di riservare delle belle sorprese. È stata ritrovata a Roma una rarissima acquaforte del celebre artista fiammingo Pieter Paul Rubens, di cui si erano perse le tracce dal 1836 quando nel libro “Le classiche stampe” del professor Giulio Ferrario si accennava ad uno studio dell’artista interpretato dal dipinto di Leonardo da Vinci intitolato L’ultima cena.  Da quel momento critici ed esperti lo hanno cercato senza risultato, finchè pochi giorni fa questo gioiello artistico è stato rinvenuto grazie ad uno psicologo romano. Si tratta di Gilberto Di Benedetto che in possesso di una un’anonima stampa ereditata dal padre 12 anni fa, ha deciso di farla vedere al prof. Andrea De Liberis e al prof. Alfredo Pasolino con l’intenzione di venderla per finanziare uno studio sull’elettroionoterapia. Da qui la meraviglia: Gilberto Di Benedetto ha scoperto di possedere una preziosa acquaforte e di avere tra le mani una fortuna. Elevata, ma non stratosferica, da cento a trecentomila mila euro, è la quotazione di mercato delle incisioni di Rubens, forse tra i pochi maestri antichi in grado di ottenete aggiudicazioni stellari simili a quelle dell’arte contemporanea.
Certo, la perizia di De Liberis e Pasolino, per quanto importante, non basta. Per un maestro come Rubens, infatti, sono pochissimi al mondo gli studiosi qualificati a stabilire l’autenticità delle sue opere ancora inedite, come ha fatto notare il soprintendente del Polo museale romano Claudio Strinati. Quindi Gilberto Di Benedetto dovrà attendere l’attento esame di riconosciuti esperti di fama mondiale prima di conoscere il valore della sua incisione.
“Guardando l’opera sono rimasto subito impressionato. Era proprio l’opera che si cercava da tanti anni” – spiega Andrea De Liberis -  “Appena ho visto l’acquaforte mi sono reso conto che erano secoli che cercavano questa incisione stupenda che non riuscivo a trovare da nessuna parte, in nessun mercato, né italiano, né straniero. È un’opera molto rara. Quando Rubens è venuto in Italia si è soffermato a Milano e si è dedicato all’incisione, ne ha realizzate poche, questa è una di quelle, fatte direttamente da lui. Infatti, nella lastra c’è la provenienza dell’opera e la scritta in italiano. Si tratta di una rivisitazione, non di una copia, bensì di una reinterpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo che Rubens aveva visto a Milano, e che, arrivato a Roma, ha voluto riprodurre attraverso l’incisione su una lastra di rame. È un acquaforte introvabile già nell’Ottocento. Si sapeva che Rubens l’aveva eseguita ma avendola cercata tanto, e inutilmente, si finì per pensare che fosse andata persa”.
Quest’opera ritrovata a Roma rimane perciò una rarità ed è un’eccezionale testimonianza delle rare incisioni eseguite direttamente da Rubens il cui valore artistico ed economico è notevole.
L’acquaforte è un lavoro orizzontale stampato su due fogli che il padre di Gilberto Di Benedetto acquistò da una famiglia aristocratica, probabilmente francese, che viveva nell’alta Savoia. Da dodici anni era rimasta inosservata, rischiando di rimanere ancora per chissà quanto tempo nell’oscurità.
“Dare un valore ad un’opera come questa, più unica che rara, è molto difficile” – continua Andrea De Liberis – “Il valore, per chi ama le opere rare è storico. Parliamo di un’opera di Rubens, uno dei più grandi pittori fiamminghi, di una testimonianza, di una interpretazione fatta da Rubens di un altro grande maestro come Leonardo Da Vinci, parliamo quindi di due enormi personaggi della storia dell’arte. Credo che sia giusto promuovere questa opera sotto l’aspetto dei beni culturali. Che sia cioè resa nota, perché è sempre importante e giusto che tutti possano vederla e analizzarla. Finora non è nota neppure alle grandi enciclopedie, ecco perché questo ritrovamento fa bene alla storia dell’arte innanzitutto, una scoperta che porterà dei benefici anche nell’ambito della storiografia di Rubens. Sono contento di avere analizzato questa opera e di averla scoperta” – conclude lo studioso – “In tanti anni di viaggi in tutti i mercati di Europa non ho mai visto questa opera, trovarla a Roma mi ha fatto particolarmente piacere”.
“Un ritrovamento eccezionale” anche per Alfredo Pasolino, noto critico d’arte internazionale. “Si pensava che l’opera fosse andata persa e invece è riapparsa inaspettatamente, oltretutto firmata in italiano” – afferma il critico chiamato a fare una relazione circostanziata sull’opera – “e bisogna farla conoscere al mondo intero”.
Mentre il proprietario Gilberto Di Benedetto ha confessato: “Sarà un dolore separarmene. Sono anche un pittore e privarmi di un’opera così prestigiosa non mi fa piacere, però devo farlo per poter finanziare uno studio altrettanto importante che sto portando avanti sulla medicina del dolore. È una promessa che ho fatto a mio padre e che voglio portare avanti per onorare la sua memoria”.

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