|
Artisti contemporanei tanto noti da essere considerati dei classici. Come si relazionano oggi con la classicità? Alla domanda tenta di rispondere la mostra allestita nella splendida cornice di Villa Pisani, tra Venezia e Padova. Fino al 1 novembre si possono ammirare le installazioni di Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Richard Long, Mario Merz, Marisa Merz, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto.
La villa, di ispirazione palladiana, è stata costruita dall’architetto Francesco Maria Preti per celebrare Alvise Pisani, diventato Doge nel 1735. Il parco è un susseguirsi di viale alberati, giochi d’acqua, labirinti. All’interno un grande affresco di Giambattista Tiepolo “L’apoteosi della famiglia Pisani”. Qui hanno dormito Napoleone, il re di Spagna Carlo IV, lo Zar Alessandro I ma anche Wagner e D’Annunzio che vi ambientò parte del romanzo “Il Fuoco”. Nel 1934 vi si incontrarono Hitler e Mussolini. Dopo anni di abbandono, Villa Pisani è stata restaurata e riaperta al pubblico. Così, quest’estate, scoprire o riscoprire questa splendida residenza approfittando anche delle installazioni dei grandi maestri del nostro tempo, può essere un diversivo interessante.
Il primo incontro è con Mimmo Paladino che accoglie i visitatori nell’androne con il suo grande cerchio esposto a Roma nel 2008 all’Ara Pacis. Nella fontana, invece, sono collocati “I Dormienti”, 12 statue in resina dipinta, protagoniste l’anno passato di una personale a Villa Pisani che aveva richiamato oltre 60mila visitatori.
Il famoso labirinto di siepi, un tempo teatro di corteggiamenti tra dame e cavalieri, è il luogo prescelto da Jannis Kounellis per un’opera realizzata appositamente per la mostra. Si tratta di un ideale filo di Arianna elaborato con centinaia di palle da biliardo che guidano fino alla torretta centrale e poi indietro fino all’uscita. Spiega il curatore Costantino d’Orazio : “In questo caso il riferimento alla classicità attinge alla mitologia greca evocando il filo che Arianna stese per salvare Perseo dopo la vittoria sul Minotauro. Il filo è diventato un gioco variopinto e Kounellis guarda al classico con un atteggiamento disincantato.”
Nella Coffee House Marisa Merz ha creato piccole sculture che entrano nel palmo di una mano e che dialogano con un filo di rame sospeso nell’aria.
Sotto alla cupola dell’esedra Anselm Kiefer ha collocato una gabbia che custodisce una pila di libri in piombo (un leitmotiv dell’artista) e un poliedro trasparente. Kiefer ha eretto la gabbia come fosse simbolo di difesa della tradizione culturale. Si può vedere ma non toccare. I tomi di metallo rappresentano il peso della cultura sui quali è stata sospesa una forma solida, il riferimento è alla Melancholia di Dürer.
L’omaggio a Mario Merz, scomparso nel 2003, è costituito da una serie di figure animalesche tutte uguali, incollate e numerate su fogli di plastica trasparente. Si muovono lungo un tavolo sul quale poggiano delle bottiglie, una è colma di vino rosso, simbolo di convivialità.
Tra le colonne delle scuderie si apre il vuoto infinito della scultura di Anish Kapoor. Il suo è uno studio sull’illusione della materia. Gioca su luci e ombre. L’opera “Fantasma” realizzato con il marmo nero del Belgio ricorda il lavoro di Bernini e soprattutto quello del Canova che riusciva a rendere soffici i divani scolpiti.
Anche Richard Long usa il marmo di Carrara, materiale classico per eccellenza. La sua Land Art consiste nel tracciare un fiume di pietre bianche lungo i viali del parco.
Altra opera che lega la Natura e l’Uomo è quella di Giuseppe Penone. Per Villa Pisani ha realizzato il calco di un ramo caduto da un albero di acero. In bronzo, a prima vista sembra vero poi, avvicinandosi si nota il calco di una mano dalla quale escono rivoli d’acqua che si disperdono sul terreno. Il liquido vitale viene preso dalla madre terra e a lei restituito.
Luigi Ontani si sofferma sulla metamorfosi del corpo e pensa all’Ermafrodito che posiziona, con una certa irriverenza, nel bagno Beauharnais, la toilette della prima moglie dell’Imperatore decorata con festoni, candelabri e scene mitologiche. Nel 1807, infatti, Villa Pisani fu acquistata da Napoleone che la regalò al Viceré d’Italia Eugenio Beauharnais, figlio di primo letto di Joséphine. La stanza è stata chiusa al pubblico per molto tempo e oggi viene riaperta dopo i restauri. In bagno, nella vasca, si trova il Vanitaso, scultura in vetro, e palese omaggio all’arte di Murano. In quanto al LeonarDio, in ceramica dipinta, richiama il simbolo di Venezia combinandolo con i tratti somatici di Leonardo.
L’altra opera ospitata negli interni della Villa è il grande tavolo di Michelangelo Pistoletto nel quale si specchia l’affresco del “Trionfo dei Pisani” del Tiepolo. Intorno al desco, disegnato sulla forma del Mediterraneo, si notano le sedie dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum a voler sottolineare, come spiega Achille Bonito Oliva nell’introduzione al catalogo “La coesistenza delle differenze”. L’opera è un richiamo al confronto. L’idea di classico, in questo caso, viene messa in discussione in quanto ogni cultura ha prodotto i propri e spesso, purtroppo, non conosce né riconosce quelli altrui. (L’Espresso)
Condividi questo articolo:
|