A cura di: Elena Lanzanova

Yoko Ono E John Baldessari, Leoni D’oro Alla Carriera

martedì 26 maggio 2009

Gli artisti Yoko Ono e John Baldessari, fra le più importanti personalità nell’arte del nostro tempo, sono i due Leoni d’oro alla carriera della 53esima Esposizione Internazionale d’Arte che si svolgerà a Venezia dal prossimo 7 giugno al 22 novembre. Il riconoscimento – attribuito dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del direttore Daniel Birnbaum – sarà consegnato ai due artisti a Venezia il 6 giugno 2009, nel corso dell’inaugurazione.
“I Leoni d’oro alla carriera celebrano due artisti il cui lavoro all’avanguardia ha aperto nuove possibilità di espressione poetica, concettuale e sociale per gli artisti di tutto il mondo, che si esprimono attraverso ogni linguaggio”, ha dichiarato Birnbaum. “Yoko Ono e John Baldessari hanno dato forma alla nostra comprensione dell’arte e al suo rapporto con il mondo nel quale viviamo. Il loro lavoro ha rivoluzionato il linguaggio dell’arte e rimarrà fonte d’ispirazione per le generazioni a venire”.
John Baldessari (California, 1931) è uno dei più importanti artisti concettuali statunitensi. Fin dagli anni Sessanta ha ridefinito le categorie formali lavorando con un’estrema varietà di linguaggi, ispirandosi ecletticamente al dadaismo e al surrealismo e “cancellando i confini tra pittura e fotografia, tra teorie del linguaggio e arti visive”. Un lavoro, il suo, vicino a quello di Yoko Ono (Tokyo 1933), una figura chiave nell’arte del Dopoguerra e considerata oggi una delle artiste più influenti nel panorama internazionale. Molto prima di diventare un’icona della cultura popolare, Yoko Ono ha sviluppato strategie artistiche che hanno lasciato una traccia permanente sia nel suo nativo Giappone, sia in Occidente. L’artista e musicista nipponica, compagna di John Lennon, è stata fra i primi menbri di Fluxus, un’associazione libera di artisti d’avanguardia che si sviluppò all’inizio degli anni Sessanta. È stata anche tra i primi artisti a esplorare l’arte concettuale e la dimensione della perfomance.
Chissà in quanti saranno rimasti di stucco nel leggere che uno dei due Leoni d’oro alla carriera assegnati dalla prossima Biennale di Venezia, è stato assegnato a Yoko Ono. Una scelta, nel caso dell’artista giapponese, che non mancherà di suscitare discussioni: secondo il critico Carlo Bertelli, ad esempio, la scelta di questa artista da tempo impegnata su temi politico-sociali riguardanti anche situazioni di conflitto è “una sorpresa voluta proprio perché inaspettata, una provocazione che conferma quanto l’arte contemporanea sia diventata prevedibile”. Purtroppo Yoko Ono è sempre stata attaccata dai media. Ritenuta per anni come la causa dello scioglimento dei Beatles, la donna che aveva deviato dalla musica il più geniale dei Fab Four. Quella che aveva indirizzato il “non-sense” lennoniano verso un realismo pacifista e politico della contestazione degli anni Sessanta e Settanta. Un figura criticata nel mondo Pop e snobbata nell’ambiente artistico. Per esempio, Brian Sewell, critico d’arte per il giornale londinese “London Evening Standard” disse di lei: “Non ha creato nulla e non ha contribuito a niente, è semplicemente stata un riflesso del suo tempo. Penso sia una dilettante, una donna molto ricca che sposò qualcuno che aveva del talento ed era la forza trainante dietro i Beatles. Se non fosse stata la vedova di John Lennon, adesso sarebbe stata totalmente dimenticata. Yoko Ono era semplicemente una parassita. Avete visto le sue sculture o i suoi quadri? Sono tutti orribili”.
Un giorno, però, qualcuno dovrebbe rovesciare il luogo comune che sia stata solo Yoko a influenzare Lennon e non il contrario. Perché, fino ad allora, Yoko Ono è stata una delle artiste che più in assoluto ha lottato nel modernizzare l’arte statunitense improntata ancora sulle avanguardie storiche, che diluitesi in quasi vent’anni, dalla fine degli anni Quaranta e per tutti gli anni Cinquanta, nei furori espressionistici e astratti dell’Action Painting, non seppero che, nel successivo decennio, cedere alle lusinghe del mercato dell’arte che lasciava spazio alla Pop Art.
Venezia, oltre a consegnare il Leone d’oro alla carriera, ospiterà la mostra personale di Yoko Ono intitolata “Anton’s Memory” presso la Fondazione Bevilacqua La Masa (dal 29 maggio al 20 settembre). L’artista ha costruito un’esposizione che vuole essere un vasto affresco della sua pratica artistica. Il titolo della mostra, “Anton’s Memory”, rimanda, come dice Yoko, alla vita di una donna vista attraverso gli occhi del figlio, con la sua debole memoria.
La mostra include lavori nuovi (film, sculture, disegni, dipinti) e vecchi, alcuni anche interattivi intesi a coinvolgere il pubblico. Saranno presenti, tra l’altro, molti accenni alla materia del corpo e al senso del tatto. Al centro dell’allestimento compariranno due versioni, una recente e quella originale, della performance “Cut Piece”, realizzata nel 1964, quando rappresentò un evento eccezionalmente audace per una ragazza giapponese: in essa, l’artista concede al pubblico di tagliare progressivamente parti del suo abito lasciandola vestita solo di pezzi di stoffa. Secondo la morale giapponese, un’offesa al pudore. Yoko Ono “ offre” la visione del suo corpo ormai non più giovane, un’opera che racconta il trascorrere del tempo, dato che nella prima versione l’artista aveva solo 32 anni.

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1 commento

[...] “In una parola” in questo periodo Yoko Ono in Italia è più che mai presente, il 6 giugno, con John Baldessari riceverà durante l’inaugurazione della Biennale d’arte, il Leone d’Oro alla carriera, [...]

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