A cura di: Elena Lanzanova

“Untitled” Di Keith Haring: Un Ottimo Risultato Alla Sotheby’s Di New York

venerdì 11 aprile 2008

 

keith-haring-untitled.jpg La “Contemporary Art” svoltasi il 2 Aprile 2008 presso la casa d’asta Sotheby’s di New York, si è conclusa con un totale di 12.580.675 dollari. Una vendita straordinaria che con due tornate ha messo all’incanto 459 lotti di grande qualità estetica, spaziando dall’arte dei primi anni Sessanta fino a giungere al contemporaneo.

Tra i vari lotti che hanno riscosso più successo emerge Untitled di Keith Haring, che da una stima iniziale di 60-80 mila dollari, è stato aggiudicato a 217.000 dollari. Un bellissimo lavoro a forma di cuore in cui dominano i tipici pupazzetti di Haring, figure stilizzate che “abbracciano”, “amano” e “danzano” colpite da raggi che a loro volta di irradiano e acquisiscono uno stato attivo, creativo a sua volta trasmissibile.

Non basterebbe un libro intero per tradurre in parole la filosofia e la poetica artistica di Keith Haring. Non capita spesso di narrare un momento storico tramite la vita e l’opera di un artista. Ma esso smentisce questa teoria. Lui incarna la New York tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, con tutto il chiasso, le invenzioni scapigliate e il lusso, il movimento frenetico tra una factory e un atelier. Proprio con lui l’arte inizia ad uscire dalle gallerie e ad invadere la strada, come mai era successo prima. Haring esprime il segno immediato, primitivo e pop al tempo stesso, un fantastico miracolo che forse non si avvererà più. Molto di più di un graffitista o un decoratore, sia bravo e fantasioso. Era un artista nel senso pieno, figlio della cultura dei fumetti ma anche di quella dei Maya, dei pittogrammi giapponesi e di Picasso.

Che poi fosse un’artista che avesse scelto di lavorare, anziché con mezzi usuali e su superfici tradizionali, con spray, pennarelli e vernici, dimostra solamente la radicalità della sua posizione. Una scelta di leggerezza, un disimpegno rispetto alla tradizione nobile dell’arte, che consente alle sue immagini di essere comunicative in modo universale.

E di raro un artista è stato così politico come lui, sia per la scelta dei luoghi dove intervenire sia per il coraggio dei contenuti. Con il passare del tempo si è fatto promotore di campagne decisive per quegli anni: contro l’Aids, contro la droga e contro la discriminazione che ancora resisteva verso gli omosessuali.

Il tutto in un ritmo instancabile, riempiendo muri e muri di disegni senza chiedere permessi burocratici e senza avere lo straccio di uno schizzo preparatorio. E forse è stata proprio l’immediatezza della sua espressione, il fatto di averlo in un certo senso a portata di mano, a non farne valutare appieno il talento. Perché durante i dodici anni di carriera Keith Haring si è imposto più come fenomeno mediatico e politico, che artistico.

Protagonista di un modo di vita esagerato, stroncato a soli 31 anni dall’Aids, questo giovane e gracile artista che viveva in un universo visionario, naif e violento, fin dall’inizio della sua breve attività artistica si è imposto all’interno del mercato dell’arte. Le sue opere hanno cominciato ad apparire alle aste intorno al 1984 e da allora ce ne sono state parecchie, tra cui Untitled (1982) che nel maggio 2007 alla Christie’s di New York ha segnato il record personale di Haring: da una stima di 800.000-1.200.000 dollari, è stato battuto a 2.840.000 dollari (2.092.235 euro).

Come scriveva Keith Haring nel 1987 a riguardo del valore dei suoi quadri possiamo capire al meglio l’andamento economico di questo artista: “Sfortunatamente, molte delle persone che hanno comprato le mie opere all’inizio nel 1982, lo facevano come un mero investimento. Non importava se fossero di loro gusto oppure no fintanto che avrebbero potuto ricavarci dei soldi. Penso che molte di queste persone fossero degli stronzi all’inizio, è che ingenuamente io abbia venduto loro delle opere che non necessariamente erano di grandissima qualità. Adesso stanno rivedendo tutto guadagnandoci molto di più di quanto non abbia guadagnato io in origine”.

 

 

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