A cura di: Elena Lanzanova

Miart 2008: Tante Critiche, Ma Ottime Vendite

giovedì 10 aprile 2008

miart-2008.jpg La città di Milano cerca in qualche modo di crescere. Dopo la notizia dell’EXPO che guarda al 2015, nel campo dell’arte vediamo che il capoluogo lombardo cerca di tenere il passo con le altre capitali-leader del settore dell’artistico. Ormai la città è invasa da grandi mostre di fotografia e di pittura di prestigio internazionale: le esposizioni dedicate a Balla, Canova, Bacon e agli scandalosi Jan Saudek e Joel Peter Witkin. In questo clima milanese, definito da Vittorio Sgarbi, molto favorevole si è svolta la tredicisma edizione del MiArt (4-7 Aprile).

Duecento gallerie, sessantacinque delle quali provenienti dall’estero, che rappresentano un terzo degli espositori totali. Peccato che con questo interessante numero di espositori mancavano all’appello alcuni tra i principali galleristi cittadini e non solo. “È vero che non abbiamo alcune delle gallerie più in vista – risponde l’amministratore delegato Sandro Bicocchi – ma ospitiamo comunque 200 realtà e inoltre la nostra caratteristica è quella di puntare sui talenti emergenti, con una sezione dedicata agli under 35 selezionati dalle stesse gallerie. Molto rimane ancora da fare per crescere, ma dal 2004 al 2007 abbiamo portato il numero di visitatori da 27mila a 38mila”.

MiArt 2008 si è aperta con un grande evento inaugurale a cui hanno partecipato oltre 17 mila visitatori per un totale di 38 mila presenze. Ma se il numero dimostra una grande quantità, per quanto riguarda la qualità si potrebbe avanzare alcune critiche. Le parole d’ordine all’inizio della mostra-mercato erano: rinnovamento, contemporaneo e internazionalizzazione. In realtà né la qualità né la novità non sono state le caratteristiche principali del MiArt 2008. La disposizione è risultata alquanto caotica e la distinzione dei padiglioni tra moderno e contemporaneo è stata pressoché inutile in quanto entrambe le zone si trovavano artisti che non si sa bene come classificare. In effetti l’organizzazione di MiArt sembra che continui a mancare di una vera e competente direzione artistica ed è riuscita a realizzare un evento piuttosto noioso, in cui lo spettatore è costretto a smarrirsi e sfinirsi fra le centinaia di espositori. Un allestimento mediocre anche da parte dei galleristi che sembrano aver giocato in uno spazio improvvisato. Forse l’unico accento di originalità va alla Galleria Agnellini Arte Moderna di Brescia che ha offerto al pubblico un allestimento curato nei minimi dettagli dedicandolo ad Andy Warhol, trasformando lo spazio fieristico in una vera e propria sala espositiva dove si è potuto ammirare opere accuratamente selezionate. Per di più la galleria bresciana ha ottenuto un ottimo risultato anche a livello economico: ha venduto due opere di Warhol stimate 500-600 mila euro.

Se a livello organizzativo ed espositivo la tredicesima edizione del MiArt ha mostrato molte lacune, possiamo anche affermare che al pubblico ha proposto opere di prestigio, con una ricchissima offerta di artisti, dai blasonati Warhol, Morandi, Hirst, Fontana, Birolli, Balla, Baj, Quinn a Rotella, Pistoletto, Sironi. Lavori interessanti che però hanno deluso gli appassionati d’arte contemporanea (tranne la galleria BND di Milano con LaChapelle, ConiglioViola e Serrano) che solitamente si recano al MiArt per poter osservare da vicino il contemporaneo e sostituire in qualche senso la mancanza di un museo in città interamente dedicato alle nuove tendenze.

Nonostante tutto possiamo dire che questa edizione di chiude con degli ottimi risultati di vendita e grande soddisfazione dei galleristi, sia in termini di numero e qualità dei visitatori, sia per le trattative avviate in fiera che confermano la tenuta del mercato dell’arte e rendono Milano una tra le mete privilegiate del collezionismo.

Importanti anche le contrattazioni avviate in fiera su opere prestigiose esposte in questi giorni. Acquistata presso la galleria milanese Grossetti la Ruota Spezzata di Giuseppe Spagnulo oltre a opere di Antonella Zazzera e Federico Rizzi; la galleria Tega di Milano e di Pietrasanta, nei primissimi giorni di fiera, ha venduto due opere di Castellani e due di Parmeggiani. La galleria Cardi ha presentato pezzi di livello elevatissimo, come il dittico di Damien Hirst e venduto quasi tutte le opere fra la sera dell’inaugurazione e la prima giornata d’apertura.

Molto interesse hanno riscosso anche gli artisti più giovani come quelli proposti dalla galleria Jarach di Venezia che ha esposto opere di autori inediti: Flavia Sollner e Marteen Sleewits. I nomi più richiesti presso la galleria Tornabuoni sono stati Fontana, Dorazio, Ceroli, Rotella, Basquiat, Chagall, Balla oltre agli Warhol venduti. Molta soddisfazione anche da parte delle gallerie straniere come la giapponese Kitai, che ha dichiarato di aver quasi esaurito le proprie opere, come anche la galleria Rubin e Corsoveneziaotto.

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